rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per settembre, 2011

ciao Sergio!


E così, ad ottanta anni suonati, se n’è andato da questo palcoscenico l’editore Sergio Bonelli, erede del creatore di Tex Willer e abile editore dei tanti personaggi della Sergio Bonelli editore, che in questi anni hanno parlato della contemporaneità nelle edicole di tutta Italia seguendo sempre la scia “popolare” della tradizione bonelliana.
Nel 1991, su nostra accorata richiesta, Sergio ci concesse il diritto di sceneggiare una storia di Dylan Dog per il periodico del meeting anticlericale fanese, quell’anno alla sua ottava edizione, non dopo avere consultato l’ideatore e sceneggiatore del mitico Dylan Dog, Tiziano Sclavi.
Così, per le matite di Fabio Santin, e la sceneggiatura di Dada Knorr e Marina Padovese, uscì in doppia pagina la storia “Corruptio animae”, divertente satira sullo sbattezzo, il “fantasma” che terrorizzava le canoniche italiane col rischio di perdere “fedeli”.

A Sergio, che ci metteva ironicamente in guardia dal “castigo divino” per il fumetto, un caro, carissimo saluto.

Indignarsi non basta: l’Appello DOBBIAMO FERMARLI

Giovedì 29 settembrealle ore 21
presso il Centro Salomone (Piazza Capuana 4, Fano2) alle ore 21.00, riunione dei firmatari dell’appello “Dobbiamo
Fermarli” ed altr* attivist* sindacali e sociali su
- assemblea di Roma dell’1 ottobre “Dobbiamo Fermarli”
- manifestazione nazionale ed europea del 15 ottobre a Roma
- eventuale rete su base provinciale/regionale
 l’Appello in 5 punti redatto per la convocazione della manifestazione romana del 15 ottobre: leggi l’Appello. Vai al blog nonpaghiamoildebito


Pubblichiamo l’appello regionale per la manifestazione romana del 15 ottobre. E indignarsi non basta…;
Segnaliamo anche l’articolo della Federazione dei comunisti anarchici, Fdca, sulle recenti dichiarazioni del ministro Sacconi circa la soppressione dei diritti dei lavoratori.

La nostra indignazione è consapevole e profonda.

Consapevole perché sappiamo la verità e siamo stanchi di essere presi in giro.

Profonda perché è  il momento di porre fine a questo governo e cambiare radicalmente il modello di sviluppo del nostro paese.

La grande finanza internazionale, il Fondo Monetario e la BCE stanno imponendo agli stati  politiche di austerity che li privano di ogni potere decisionale trasformandoli di fatto in meri esecutori delle  direttive dei mercati finanziari globali. Il nostro governo, dentro il contesto della grande crisi mondiale, ha accettato e difeso il suo ruolo di burattino. I mille tentennamenti hanno infine prodotto  una manovra finanziaria che taglia definitivamente lo stato sociale, incentiva le privatizzazioni dei servizi, dilata la precarietà del lavoro ma, nello stesso tempo, lascia intatte le grandi rendite finanziarie. La scelta è stata chiara scaricare la crisi sulla collettività e tutelare i privilegi della classe politica, industriale e bancaria, cioè di coloro che sono i principali responsabili della condizione disastrosa che stiamo attraversando.

La nostra vita, i nostri sogni e le nostre aspettative vengono così subordinate  alle volontà di profitto dei grandi colossi della finanza mondiale, che hanno nelle agenzie di rating il loro termometro, e all’incapacità di un governo privo di alcuna credibilità internazionale che sta ostinatamente trascinando il  paese alla rovina.

L’attacco è rivolto principalmente alla democrazia e ai diritti: il mondo del lavoro è  reso sempre più precario attraverso la possibilità di deroga dell’art.18 e la fine di fatto della contrattazione collettiva, lo stato sociale,già massacrato, è oggi praticamente inesistente per tantissimi giovani, i migranti sono costretti a vivere l’assurda condizione della clandestinità e nei territori la speculazione edilizia e le grandi opere incompiute dilagano  lasciando l’ambiente in mano alla cementificazione selvaggia e alla devastazione.

Crediamo che per ripartire sia  necessario un cambiamento  che non dovrà più vedere la collettività subordinata ed eterodiretta ma, attraverso pratiche di democrazia reale, protagonista del suo destino. Siamo stanchi delle previsioni sul futuro,ora lo vogliamo inventare noi.

Ci sono momenti in cui si percepisce chiaramente che qualcosa sta cambiando, che possiamo vincere e che si può trasformare realmente e radicalmente l’esistente. Quest’empatia l’abbiamo percepita più volte durante questi mesi, essa è stata il frutto di un percorso comune di lotte, un tracciato di libertà e dignità che è cominciato con la grande mobilitazione studentesca contro la riforma Gelmini , ha visto la coraggiosa lotta degli operai della Fiom di Pomigliano e Mirafiori, ha attraversato  la  giornata del 16 ottobre ed  è esploso nel tumulto del 14 dicembre in una piazza piena di un noi composto da mille soggettività diverse che hanno condiviso la stessa sorte

La straordinaria vittoria del referendum sull’acqua bene comune e sulle energie alternative, le rivolte dei migranti nei CIE, le istanze contro la precarietà e per la liberazione da tutti i meccanismi di subordinazione nel mondo del lavoro e della formazione, la lotta per la difesa dell’ambiente contro lo sfruttamento  e la messa a profitto, sono tutti paradigmi comuni di un nostro stesso sentire, un nuovo modello di sviluppo da progettare, sperimentare e costruire  insieme sia a livello nazionale che nella nostra regione.

Non siamo obbligati a seguire nessuna scelta imposta da una classe politica, finanziaria ed industriale totalmente fallimentare e parassitaria. Il primo meccanismo di liberazione è soggettivo e mentale. Il secondo è collettivo e reale.

E’ necessario dunque organizzare la nostra indignazione.

Il 15 ottobre a Roma sarà una grande data di mobilitazione dove diremo no a tutte le politiche di austerity imposte dalla finanza mondiale e dimostreremo che nessuna coscienza è sopita di fronte alla meschinità di questo governo. Iniziamo da ora a costruire la mobilitazione nei nostri territori sapendo che in questo non siamo soli, il clima di sommovimento è comune in tutto il mediterraneo e il futuro non può che rivelare la necessità di un agire politico nuovo e radicalmente diverso. Costruiamo ora l’alternativa!

A piedi nudi sulla gomma…


Vi sono molte cose affascinanti della danza contemporanea, oltre al sottile rumore dei piedi nudi sulla gomma, che sussurra l’armonica fatica dei corpi in movimento, in caduta, in rallentamento.
Ci sono gli stilemi del teatro danza di Pina Bausch, che ha aperto un mondo di espressioni, di musica, di costumi ed atmosfere mitteleuropee al mondo, ci sono le nuove interpretazioni del corpo femminile pensate e agite da giovani donne, c’è l’ironia verso la contemporaneità del XXI ed i suoi ritmi.
Non vorremmo pubblicizzare più di tanto il bellissimo programma dell’Hangart Fest di Pesaro perché… ameremmo restasse una rassegna riservata a chi veramente ama la danza, a chi di quest’arte intuisce il significato profondo che assume in un mondo ove primeggia il corpo pornografico, il corpo fatto a pezzi, il corpo o/sceno.
La danza assume ai nostri giorni il ruolo di salvezza simbolica e riflessione sui corpi erotici, sempre pudichi anche nell’estremo comunicare, il ruolo di messaggera di un erotismo e di un movimento pensati, sentiti, veri.
Così abbiamo oltremodo apprezzato, oltre a tutto il programma e ad altre belle produzioni viste (tra le quali Lara Martelli e Stefano Questorio, Maria Francesca Guerra, Colaps, Lucia Zoli, Lara Russo e tante/i altri) ,  la presenza sulla scena di giovani danzatrici cosmopolite, il cui messaggio è stato quello di riflessione sul corpo femminile, sulla relazione tra mente e corpo, sul binomio femminile, sugli stereotipi.
La performance di ’7-8 chili’ (il peso medio di una testa) intitolata “Ossi di seppia”, dalle coreografie curate da Davide Calvaresi e con Maria Calvaresi,Giulia Capriotti, Valeria Colonnella, Ivana Pierantozzi, ci è sembrata ironica nella sua rappresentazione svagata del maschile e del femminile e tagliente nei suoi ritratti, a partire dal rapporto sessuale (sbadigliato) sulla sedia, passando per la stessa sedia che si trasforma in “tacco 38″ per la femmina alfa, poveretta. Questo tipo di ironia, finalmente leggera e veloce, segnala come un certo tipo di decostruzione degli stereotipi sulle donne sia finalmente diventato patrimonio delle giovani generazioni e goda di inedite versioni.
Così anche l’allacciarsi dei corpi di Elda Gallo e Masako Matsushita rivelano la maturità di una danza contemporanea che finalmente trova normale lavorare sulle relazioni tra donne invece di riservarsi al tradizionale duetto uomo-donna. Così anche l’emergere dell’inconscio viene messo in scena da una coppia femminile, quella di Erika Melli e Paola Casarini (Kandaer danza) in “Tanto” (con la o chiusa, è il nome del pugnale nell’Aikido). Il lavoro sfacciato e ritmico di Chiara Girolimini nel suo “(nicht)Anders” (ich kann (nicht) anders - non posso fare altro), matrioska statuaria e sfrontata che dà il via a un iper spogliarello esilarante, ci è parso il più bel regalo d’inizio serata del programma di sabato 17, se Massimo Recalcati scrive nel suo “L’uomo senza inconscio” che: “la stessa arte dell’abbigliarsi si basa tutta sulla differenza tra l’essere del soggetto e il suo sembiante sociale”…, l’espressione, i movimenti, le circonvoluzioni di Chiara Girolimini ce lo comunicano senza parole in modo effettivo (liberatoria e ritmata anche la sequenza di fotogrammi in bianco e nero e a colori)… liberandoci proprio dallo spettro del dover sembrare femminile.
I contenuti della crisi nella nostra attualità perdono quindi parole (tante, spesso troppe) ed acquistano consistenza nella danza.
Grazie a tutte/i gli artisti e alle organizzatrici! Ultime performances nel prossimo week end. Programma completo (anche videodanza e conferenze) sul sito dell’ Hangart.

Francesca Palazzi Arduini

E il PD fa la festa…

Sciopero Cgil disertato da tantissime persone che non possono permettersi di scioperare perché tanto stanno per essere licenziati, e comunque li sostituiscono con gli interinali…,

città di Pesaro fortificata e invasa da una festa di partito (pensate che scandalo se avesse preteso qualche altra formazione politica di monopolizzare la città… e chissà quanto pagheranno di suolo pubblico…),

sindaci e dirigenti provinciali che parlano, spendono e spandono per il loro festival della “felicità” invece di pensare seriamente alla solidarietà sociale, strutture pubbliche che chiudono o vengono appaltate alle mafie dell’imprenditoria a buon mercato (leggi falso cooperativismo, coi dirigenti ben pagati e gli operai che lavorano a 5 euro all’ora). Questa è la situazione anche nella nostra provincia.
C’è un segno chiaro in tutto questo: occorre riappropriarsi dal basso dei luoghi, delle risorse, per fare solidarietà sociale, istituendo da subito sistemi di muto soccorso e se necessario anche un sistema di scambio anti-monetario che consenta alle persone in difficoltà, ai tanti precari e persone che non riescono più ad arrivare a fine mese, di vivere. 

E non, come è stato detto  dal palco di Piazza del Popolo, per “vivere” come se ciò fosse una concessione a tirare a campare e a “farsi una famiglia”, ma per riuscire a cambiare questo sistema politico totalmente asservito agli interessi di pochi e usato da amministratori che usano la cosa pubblica come fosse il loro trastullo privato.
Un invito a tutti: cominciamo a leggere i piani regolatori, i bilanci regionali e comunali, le delibere finanziarie della nostra provincia, e dove fuggono soldi interveniamo con decisione, rivendichiamo la sovranità delle reali esigenze sociali con iniziative condivise, decise, assembleari!

(illustrazione di mauro chiappa)

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.