Nella domenica in albis del primo maggio 2011, in occasione della beatificazione di GPII, tragico spettacolo in pompa magna dedicato al culto del corpo del Padre, segnaliamo volentieri, ricordando il motto luterano “abscondita est ecclesia, latent sancti” (la chiesa è nascosta, i santi vivono inosservati), le osservazioni critiche e oltretutto benevole di Noi siamo Chiesa sul Papa che nella sua carriera ha fatto santo il fondatore dell’Opus Dei e tanti altri (oltre 1800) personaggi più o meno oscuri. L’iter delle beatificazioni è stato accellerato per volere dello stesso GPII in quello che Alberto Melloni ha definito un “processo breve”.
La piccola voce di tanto cattolici, tra le quali anche quella di Gabriella Caramore e Paolo Ricca a Radio 3 sabato mattina, criticano ciò che pare ormai consistere in un inarrestabile declino del Papato verso la de-composizione spirituale, prova ne è anche la arrugginita e posticcia recente apparizione televisiva di J.Ratzinger a Rai1, l’ex prefetto di Wojtyla che per anni è stato il braccio destro della repressione del dissenso all’interno della Chiesa e che ora ritenta un attacco mediatico sostenuto dal centro destra anti-laico, anch’esso abile nell’opera di distruzione dei simboli e degli spazi laici come la giornata del primo maggio. Sabato sera le grandi reti televisive trasmettono all’unisono (Rai2, Rete4 e Canale5) la lezioncina da imparare: GPII è santo.
Un PAPATO di PARTE.
…Pur consapevoli delle difficoltà di un giudizio globale in tempi così ravvicinati, la somma dei fatti e degli scritti di Giovanni Paolo IIci inducono, comunque, ad affermare che il suo pontificato sia stato più “romano” che “cattolico”.
A noi sembra infatti che, al di là delle virtù personali e della retta intenzione, la tendenza complessiva del magistero e dell’azione di papa Wojtyla sia stata quella di privilegiare “la parte” piuttosto che “l’insieme”.
La filosofia e la teologia diGiovanni Paolo II si sono saldamente basate sulla sua tradizione polacca (una “parte” degna di tutto rispetto), ma non hanno potuto integrare “l’insieme” delle correnti innovative: di qui il conflitto con il pensiero laico, le religioni non cristiane, le Chiese non cattoliche e le teologie non tradizionaliste.
Sul piano eticoil papa ha posto l’accento sull’importanza della legge naturale, sottovalutando, però, il fatto che ogni giudizio etico non può prescindere né dalla storicizzazione di tale “legge”, che per molti aspetti è legata alle cangianti culture dei popoli, né dal giudizio ultimo della coscienza personale.
In politica Wojtyla è stato fiero avversario del comunismo e, in parte, del capitalismo. Ma questo sforzo di “equilibrio” non ha retto alla prova dei fatti perché, caduto l’impero sovietico, “l’insieme” mondiale si è sbilanciato completamente verso “la parte” capitalista – altrettanto inumana ed atea – a tal punto che la Casa Bianca ha deciso di iniziare una guerra “infinita” senza chiedere il permesso a nessuno.
Ma dove risulta ancor più macroscopico l’accecamento per “la parte” a detrimento de “l’insieme” è nella gestione ecclesiale: qui è risultata pressoché assente l’integrazione tra il centralismo papale e la collegialità episcopale; tra Gerarchia e popolo di Dio; tra la ricchezza celibataria e quella matrimoniale; tra la specificità maschile e quella femminile.
Anche leader religiosi noncattolici e moltepersone nel mondo riconoscono inGiovanni Paolo IIil rappresentante di una religione ammirevole per molti aspetti, ma che si è presentata nei fatti più esclusiva che inclusiva, più monarchica che democratica, più occidentale che universale, più romana che cattolica.
Noi Siamo Chiesa- Italia
(aderente all’International Movement We Are Church-IMWAC)
segnaliamo:
-primo maggio e papolatria di Marcello Vigli su Italialaica
-”Wojtyla beato tra i pedofili” sulle responsabilità di GPII nella copertura degli scandali su Critica liberale
-il dossier in pdf Mini storia dei meeting anticlericali 1984-2003, nati proprio per contestare la politica della Chiesa durante il papato di GPII, su A rivista anarchica - Da Eros a Ratzinger, itinerario nella sessuo-repressione utile alla comprensione dell’attuale papato, sempre su A rivista.
-”Santo, perché?” con Alberto Melloni e Paolo Ricca a Radio3, Uomini e profeti, sabato 30 aprile 2011.
-il link all’articolo sui venticinque anni dal primo meeting anticlericale
Le nostre case sono scese tra siepi fratte e valloni come mongolfiere colorate palloni poggiati tra le foglie.
Le nostre case hanno rampicanti selvatici con grappoli di piccoli petali.
I nostri prati come i nostri saluti sono solo spontanei, giallo e viola bianco e verde, noi non possiamo sapere, solo le ricordiamo, le stagioni, due secondi dopo ch’esse varcano la soglia.
Davanti alle nostre case stanno due vasi o due bastoni quando le o gli amanti non vogliono avventori.
Dalle nostre case escono suoni teneri, a volte invocazioni, quando tutto non basta, quando il tempo scorre troppo in fretta.
Il sabato tagliamo l’erba con le forbici, il fieno con le falci. Ad ogni necessario più forte rumore del coltivare stendiamo la sera per compensare un silenzio attonito di grilli e nidi.
Nelle nostre valli scorre l’acqua che bagna per le nostre emozioni, gorgogliando, stagnando, lambendo e sgorgando ed è di tutti.
Salutiamo di solito il fiume maestoso quando lo valichiamo, per lui appendiamo festoni a primavera quando è calmo e pieno, su di lui piangiamo chiedendo a un dolore di scorrer via lontano e mutare, diventa, diventa mare ti prego.
Le nostre case hanno ventole e specchi che accendono luci ma le lanterne d’estate vanno a cera.
Le nostre api ci cercano, i nostri gatti ci guardano, i nostri istrici distratti attraversano mille viottoli senza temere.
Noi abbracciamo le nostre mucche. Con loro le nostre nonne contavano la sera le favole e sbucciavano le mandorle.
Le nostre strade sono bordate di biciclette e papaveri, di uva e fichi viola, cestini e panche. Le nostre strade portano sempre a un teatro e a una piazza dove un ragazzo suona le bottiglie e i burattini si giocano di noi ridendo e gracchiando.
Sulle nostre strade puoi perderti o svenire per il piacere di sentire mani che ti colgono, pelle che ti sfiora, porte che si aprono,voci che ti chiedono.
Da noi tutti hanno una casa e anche i malvagi un campo da zappare, in questi amabilmente lasciamo che Umberto strappi le sue erbacce bofonchiando e Silvio rubi le sue fragole mentendo, in questi Fedele abbiamo seppellito sotto scuri massi e presto Giuliano bruceremo su fascine di gelso spiritualmente pregando che il suo grasso non sofistichi le zolle ma nutra la gramigna.
Le nostre fabbriche non esistono, i bambini non si tappano le orecchie entrandovi.
Le nostre case hanno ognuna sette ragni e una biscia che fa la guardia all’orto, alcuni lì hanno cristo, altri il tramonto, tutti il diritto a crescere gli ulivi.
Le nostre case, solitarie o condivise, sono abitate a volte dalla poesia, di questa Saffo la molto attenta tiene l’ordito:
“Esse scendono la collina correndo, la maggior parte di loro porta tra le braccia una piccola scimmia femmina bianca con grandi occhi grigi con gli orecchi ben formati. Qualcuna ce l’ha appese al collo con le code rizzate. Fanno delle grida forti passando sotto i meli carichi di frutti rossi …” (Monique Wittig).
dada knorr
(primo passo: uccidere il Priapo e liberare l’O(r)lgettina, secondo passo: le nostre case).
Su Facebook il gruppo di protesta contro l’ennesima sparata estiva fanese… non hanno risolto il problema del traffico urbano, e ci propongono anche quello celeste!
“Ancora una volta, oltre ai “quad” che impazzano al Lido in primavera, alla riproposizione dei carri di carnevale, alla solita “notte bianca”, il comune di Fano ripropone le Frecce tricolori col loro sferragliamento celeste sopra le spiagge… quale migliore occasione per ricordare che gli arei a reazione delle Frecce sono aerei da guerra e che hanno già STESO diverse persone (nel 1988 a Ramstein 70 vittime e oltre 300 feriti…). quale migliore occasione per protestare contro questa “cultura estiva” fatta solo di rombi di motore e oltretutto pagata dai soldi pubblici?”
Circa 250 persone sabato 16 aprile alla sacrosanta manifestazione per il sacro-santa Croce, l’ospedale fanese che rischia di chiudere per la decisione di costruire un mega-ospedale unico (450 posti letto) tra Fano e Pesaro.
Una presenza cittadina importante, anche se, dopo aver riso dei cartelli leghisti, ci viene meno da ridere quando ricordiamo che la stressa espressione idiomatica (padana) è usata dai leghisti in cartelli di matrice razzista. Anche l’intervento del leghista Zaffini non ci è piaciuto, perché è sembrato far leva sulla presunta rivalità tra fanesi e pesaresi “L’ospedale ce lo vogliono togliere perché Pesaro vuole il suo ospedale nuovo”. Affermazione poco fondata se è vero coem afferma il Bob Kennedy dei pesaresi, Matteo Ricci, che la zona individuata per la struttura, dopo essersi spostata come il bicchiere dei medium , ora è nei pressi di Fosso Sejore…
E’ stata annunciata alla manifestazione del 16, dal Comitato per la difesa del Santa croce, una raccolta di firme per fare un referendum provinciale sulla questione, forse troppo in ritardo coi tempi visto che le decisioni amministrative sono state già prese. Vedremo.
Al di là delle cadute di tono, e del fatto che i cartelli erano comunque tutti condivisibili nei contenuti, rimandiamo all’ analisi che abbiamo fatto del comvegno e al recente comunicato dei comitatinrete che riportiamo, intitolato “Con un poco di zucchero l’h unico va giù?” :
La decisione, già assunta da tempo da chi ci “amministra” anche se hanno provato a farci credere di che così non è, di costruire un ospedale unico cementificando una nuova area, per un costo iniziale di 130 milioni di euro, avrebbe dovuto scardinare la domanda se non sia meglio, visti anche gli scellerati tagli alla spesa pubblica, investire nell’aumento della qualità delle strutture esistenti.
E invece, i cittadini, alle prese con un servizio sanitario scadente, tempi di attesa inaccettabili, indegni di un paese civile, disparità di trattamento tra chi richiede visite a carico del servizio sanitario e chi ha la possibilità di avvalersi dei medesimi servizi in libera professione, “pellegrinaggi” sempre più frequenti verso quella professionalità sanitarie che, a differenza delle Marche, l’Emilia Romagna ha saputo mantenere e costruire … quelle domande se le pongono.
Per la Regione Marche e molti nostri enti locali la Sanità è diventata una industria, ed i soldi ottenuti dal Ministero, prima dell’avvento del federalismo fiscale, vanno usati, consumati, ad ogni costo! Ma a beneficio di chi? Non certo dei cittadini, che continueranno ad avere servizi inadeguati in una struttura, forse nuova, ma più lontana, con un impoverimento dell’intero territorio, soprattutto dell’entroterra.
Il rapporto Ceis-Sanità 2009 presentato poco tempo fa segnala che la spesa sanitaria del 2009 ha raggiunto un importo pari al 8,7% del PIL, e che considerando il valore aggiunto del settore si raggiunge una percentuale di circa il 12%, per cui la spesa sanitaria rappresenterebbe la terza realtà industriale del Paese dopo alimentari ed edilizia! Il continuo aumento delle patologie tumorali nelle società industrializzate è purtroppo un dato di fatto, i farmaci anti neoplastici in Italia danno una spesa complessiva di oltre 7 miliardi l’anno. Praticamente un’intera manovra finanziaria, comprensiva di tutti i settori economici. Proprio il “dirigente” regionale Ruta, giocando coi numeri, ha annunciato di sapere già quanti saranno i tumori nelle Marche nel 2012: 8250. Così, mentreambigue politiche “per lo sviluppo” non tengono conto delle esigenze di risanamento immediato di aree a rischio ecologico e sanitario e dell’ormai dimostrato legame tra qualità dell’acqua e dell’aria ed i tumori, i dirigenti regionali ci trattano come numeri.
Per questo la responsabilità dei cittadini nel richiedere una maggiore prevenzione ed un più puntuale uso del principio di precauzione nelle scelte industriali è fondamentale:
occorre indirizzare la società verso delle politiche integrate che sappiano coniugare dei fermi NO alle industrie insalubri, ad una programmazione economica che combatta innanzitutto le cause delle malattie.
Anche il protocollo firmato dai sindaci, che hanno inteso rassicurare la cittadinanza, non ha purtroppo alcuna validità; si tratta solamente della trascrizione di richieste in realtà già disattese dai fatti. Se in Italia venivano prescritti 4 posti letto ospedalieri per 1000 abitanti ora il Patto per la salute del 2009 prevede di giungere a 3 per mille. Ciò perché sono in continuo aumento sia le patologie croniche che l’aumento dell’età media della popolazione, e quindi occorre investire di più nell’assistenza domiciliare e nella degenza geriatrica. Considerando che il bacino provinciale è di circa 280 mila persone e che solo gli ospedali di Pesaro e Fano riuniscono già assieme un totale di circa 643 posti … è ovvio che la costruzione di un nuovo ospedale da 450 posti letto richiederà la quasi totale chiusura di tutti i reparti ora esistenti in provincia.
Che fare? Tornare a discutere, assieme al personale sanitario e a lavoratori della medicina territoriale, su ciò pretendiamo: essere cittadini attivi e consapevoli e non numeri. Comitatinrete.it, Citas – comitato intercomunale Barchi, Marche per rifiuti zero, 16 aprile 2011.
Sabato 16 aprile, Pesaro, piazza del Popolo, dalle ore 16, Palestina solidarietà invita tutti ad un presidio per Vittorio Arrigoni, l’attivista dell’ISM ucciso barbaramente a Gaza da presunti “salafiti”.
Con Vittorio nel cuore saranno presenti il Centro sociale Oltrefrontiera e tutte le realtà locali solidali con la popolazione palestinese. che poco più di un anno fa avevano ospitato Vittorio per un resoconto della sua attività e nell’ambito della campagna Palestina solidarietà Marche.
La foto è tratta dal blog Invisible arabs di Paola Caridi e mostra la protesta la commemorazione di Vittorio tenutasi ieri a Gaza.
Fano e Cultura: Cucuzza ci riprova … e conferma un teorema.
Eh… sì, è proprio vero, la cultura istituzionale, come la politica, sembra essere sempre di più un fatto di alternanza: quella tra gli interessi ed i gusti (presunti) di casa propria dei pochi che stanno alla guida di giunte ed assessorati. Insomma la famosa “Casa” delle libertà … di interpretare coi soldi pubblici la propria cultura facendo passare ciò per offerta culturale rispondente alla città. E intanto, truci, mosci e preoccupati, ci dicono che dobbiamo essere la città del Carnevale o la Provincia felice … In cambio, panem et circenses.
Proprio ora l’ex sovrintendente del Teatro della Fortuna di Fano, Simone Brunetti, intervistato fa notare come ormai si sfiori il ridicolo epurando dai luoghi decisionali tutti coloro che rischiano di dispiacere qualche santo patrono.
“-Dottor Brunetti, visto da fuori, come le appare il panorama culturale fanese?
Semplicemente non mi appare. Mi spiego … credo che esista oramai veramente poco se non ciò che nasce dalle Fondazioni Carifano e Montanari, dall’associazionismo o dall’iniziativa privata.“
Ma quale iniziativa privata vi può essere coi costi attuali, la carenza di spazi pubblici e strutture?
L’associazionismo sta facendo i conti con tagli pesanti e sempre più problemi economici e logistici. In questo desolante panorama, gli assessori come Franco Mancinelli sembrano più interessati a far pagare ai cittadini costi suppletivi per la cultura (vedi tessera biblioteche), e seguire i propri gusti personali da padellare a tutta la città come universali (non per niente universale in greco è “cattolico”). In piena linea col governo Berlusconi, che taglia i fondi alla cultura e li reintegra dicendo che per pagare aumenterà l’accisa sulla benzina (cultura versus motori), o che taglia i fondi al volontariato mentre aumenta le spese militari. Del resto il ritrito spettacolo delle Frecce tricolori che sfrecciavano sul porto di Fano non è stata la prima offerta nazional-popolare di questa giunta?
Ed anche le iniziative istituzionali a favore delle donne sembrano aver preso con l’assessora Cucuzza il largo verso le coste, anzi verso la Costa (Silvia), quando vengono ospitate a Fano le iniziative contro la violenza sulle donne nel mondo, massimo obiettivo di donne di centro destra per le quali l’emancipazione forse si è fermata lì, e sembrano aver preso la deriva verso la rete (Mediaset) quando si ospita in toto il prodotto (mostra più libro) sulla violenza della giornalista e politica di estrema destra Barbara Benedettelli. Oddio, “estrema destra” può sembrare troppo per una giornalista che ha fondato con Daniela Santanché il “Movimento per l’Italia”, il cui onore sulla stampa consiste perlomeno spesso in esposizione di diti medi o presidi in ray-ban di fronte alle moschee per strappare il velo dalla testa delle musulmane, come dimostrazione di grande voglia di dialogo?
Così, mentre si retrocede verso un panorama in cui la cultura e gli interessi femminili sembrano essere ristretti a “come tenere in galera con certezza i violenti”, nessuno pare porsi il problema se esista anche altro e se il tema può essere altrimenti interpretato.
Quindi in via generale una domanda: una istituzione, quale un assessorato alle pari opportunità, oppure un assessorato alla cultura, deve essere il giocherello di chi è stato votato o uno strumento di promozione delle cultura per tutti, che segua e promuova gli stimoli presenti sul territorio, tutti, senza ridurre le istituzioni a gingillo “dimostrativo” della cultura del vincente (le elezioni)?
E in via particolare: ma la Benedettelli , che viene definita “attivista in ambito sociale” per il sostegno alle vittime di violenza, sosterrà presto anche la catartica pena di morte, come lo striscione di alcuni tifosi dell’ Atalanta? Perché a leggerla sembra più desiderosa di interpretare (anche lei!) la rabbia dei familiari delle vittime che un senso di giustizia e il desiderio di un cambiamento radicale dei comportamenti umani che generano la violenza, come il machismo e lo sfruttamento del corpo femminile nei mass media.
Riportiamo il comunicato del 30 marzo e sosteniamo l’iniziativa:
Nel sud est della Tunisia, al confine con la Libia,migliaia di persone vivono nel campo profughi di Ras Jadire. La situazione è drammatica: migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla Libia, ma anche dalla Somalia e dall’Eritrea, sono ammassate nel campo. Si pensa che nei prossimi giorni la situazione peggiorerà ulteriormente per l’intensificarsi del numero delle persone con ferite da arma da fuoco.
Le organizzazioni di soccorso hanno allestito tende, sotto le quali medici e volontari stanno cercando di affrontare le emergenze più gravi. La Mezzaluna Rossa distribuisce i pasti, ma mancano medicinali, strumentazioni mediche e chirurgiche, latte per bambini.
Trovarsi in un campo profughi ai margini della Libia non è una sfortunata casualità: è un pezzo della guerra che consuma vite e speranze. Così come un pezzo della guerra èLampedusa, trasformata in un carcere a cielo aperto. Una guerra dai confini labili, già cominciata all’ombra degli accordi di “amicizia” italo-libici con l’imprigionamento, l’uccisione e la deportazione di migliaia di migranti. Le stesse ragioni umanitarie che sponsorizzano le bombe parlano il linguaggio della guerra contro i profughi ed i barconi che attraversano il Mediterraneo.
In Tunisia gruppi spontanei di studenti, docenti, lavoratori, medici e avvocati si sono auto-organizzati per far fronte all’emergenza umanitaria che si è creata ai confini con la Libia: oramai da settimane provvedono al reperimento del materiale di prima necessità che poi trasportano fino ai campi profughi. Sono realtà non governative che nascono dallo stesso tessuto sociale che è stato protagonista della “rivolta dei gelsomini”: non esistono ancora associazioni formalizzate perchè fino al 20 gennaio in Tunisia era vietato costituirle.
Le reti di solidarietà che nascono spontaneamente in Tunisia sono nel contempo aiuto concreto ai profughi e sperimentazione di forme di cooperazione sociale dal basso.
Da queste stesse reti ci arriva oggi un appello, una richiesta di aiuto per far fronte alla grave situazione che si è venuta a creare nei campi profughi. Noi crediamo che nell’attuale scenario di guerra il nostro prendere la parola dalla parte di chi lotta per la libertà contro ogni dittatura, sia essa imposta dall’interno o dall’esterno, sia essa esercitata con le armi o con il potere economico e finanziario, significhi azione concreta, costruzione di relazioni dirette con le sperimentazioni nate dalle rivolte che hanno rivendicato libertà, democrazia, futuro.
Oggi più che mai contro ogni retorica della e sulla guerra il nostro “Stop ai bombardamenti!” passa attraverso una battaglia “senza se e senza ma” sui diritti dei migranti e dei profughi, sul diritto di asilo europeo, sul diritto al soggiorno, alla libertà di stanziamento ed all’accoglienza dignitosa. Le rivolte che hanno attraversato il Nord Africa e che continuano ad estendersi aprono nuove finestre e fanno dell’euromediterraneo uno spazio denso di prospettive, chiamato da subito a misurarsi con i movimenti migratori determinati direttamente o indirettamente dalla guerra e dai conflitti in atto.
Per tutte queste ragioni vogliamo rispondere all’appello lanciato dai volontari tunisini con una carovana di aiuti dall’Italia con la quale sia possibile raggiungere il campo profughi di Ras Jadire, distribuire i materiali raccolti, incontrare i protagonisti della rivolta ed i volontari che si sono autorganizzati per dare sostegno alle vittime della repressione del regime di Gheddafi e dei bombardamenti.
Considerata l’emergenza i tempi di organizzazione della carovana sono stretti ma siamo comunque riusciti in pochi giorni a costruire il programma che proponiamo.
Programma della Carovana
2 Aprile – Reperimento di medicinali e fondi con l’allestimento di gazebo e punti di raccolta nella giornata di mobilitazione nazionale (nelle Marche il pomeriggio concentramento in Ancona – Piazza Roma h.17,00)
6 Aprile – Partenza da Civitavecchia del carico con materiali sanitari e strumentazioni mediche
7 Aprile – Partenza in aereo dall’Italia per Tunisi
8 Aprile – Tunisi: in tarda mattinata incontro della carovana italiana con i volontari tunisini e conferenza stampa – Incontro organizzativo con la Mezzaluna Rossa. – Nel pomeriggio incontro della delegazione italiana con i protagonisti della rivolta all’Università
9 Aprile - Partenza della carovana verso Cita Benghardane, provincia di Tataouine, confine Ras Jadire, a circa 600Km da Tunisi. Il viaggio sarà organizzato insieme alla Mezzaluna rossa che si occuperà del trasporto dei materiali arrivati dall’Italia – Distribuzione dei medicinali nel campo profughi – Pernottamento al campo profughi in tendoni allestiti appositamente per la delegazione della carovana
10 Aprile – Partenza dal campo profughi e ritorno a Tunisi
11 Aprile – Rientro in Italia
Il programma è in evoluzione e nei prossimi giorni sarà ulteriormente integrato.
Per la raccolta fondi è possibile effettuare la propria donazione al C/C Banca Etica dell’Associazione Ya Basta! Marche IBAN IT41R05018028 0000 0000 112064, indicando come causale “Carovana Tunisia”. Per informazioni sull’organizzazione e per partecipare alla raccolta del materiale: tel 347/4701996email unitiperlaliberta@gmail.com
Bellissime le immagini pubblicate in Giappone per la campagna di avvisi pubblici per il risparmio d’energia dopo lo sfacelo dei reattori di Fukushima, grazie alla segnalazione apparsa sul portfolio di Internazionale ne abbiamo scelte alcune assieme alle quali inviamo agli antinuclearisti giapponesi l’invito a combattere contro il nucleare e per le energie rinnovabili e scelte industriali sostenibili.
Beatiful images published in Japan for the campaign of public notices for the energy saving after the decay of the reactors of Fukushima, we have choices some of it and with which we send the invitation to the Japanese antinuclearists to fight against the nuclear energy and for the renewable energies and sustainable industrial choices.
La campagna consiste principalmente in inviti al risparmio di energia in casa, all’uso dei mezzi pubblici, ad evitare che le provviste di cibo nei negozi terminassero a causa di razzie, all’attenzione verso le radiazioni, alla solidarietà verso le popolazioni dei luoghi maggiormente colpiti.
I nomi degli autori degli avvisi sono consultabili sul sito.
molte tra queste opere grafiche richiamano anche al senso di orgoglio per il proprio paese con forti richiami all’iniziativa popolare…
“pray for Japan” e “play for Japan” sono due tra le frasi più usate.
altri lavori mettono in rilievo il fantastico senso estetico di un paese purtroppo soggiogato dal mito della performance.
Si è tenuto oggi, venerdì 1 aprile, a Fano il convegno, organizzato dal Comitato per la difesa del S.Croce e da un’ inaudita lobby di centro-destra (possiamo definire Idv e Lista 5 stelle formazioni di centro-sinistra o è troppo ottimista? hanno coscienza di classe più di Bersani?) su “Ospedale unico o 2 ospedali?”. In una sala gremita da oltre cento persone, presente in formazione sparsa, anche con occhiali scuri, pure l’establishment del Pd locale, assenti molti amministratori, e con l’arrivo, seguito dalle telecamere di rito, dell’assessore alla sanità Mezzolani… le due relazioni tenute non hanno fugato alcun dubbio sulla vicenda.
La relazione introduttiva del portavoce del comitato, Enrico Magini, non ha esplicitato in maniera chiara le istanze dei cittadini, che cosa chiedono i cittadini insomma all’amministrazione regionale e a quelle locali? Le stesse cose elencate nel famoso “Protocollo” d’intesa dei 22 comuni della vallata, che già determinavano la eventuale costruzione del nuovo edificio a Monbaroccio? Con questo protocollo i sindaci hanno inteso rassicurare la cittadinanza sul loro impegno a far sì che il riordino dell’assetto sanitario provinciale non danneggi la cosiddetta utenza ma sappiamo bene che tale protocollo, neanche nelle parti condivisibili (l’attenzione ai nosocomi minori, ai pronto soccorso, ecc.) a prescindere dal fatalismo della costruzione di un nuovo ospedale, non ha alcuna validità e che si tratta solamente della trascrizione di richieste che in realtà potrebbero essere tranquillamente disattese.
Il fine principale infatti dei manager della sanità è il bilancio, e lo ha confermato la relazione del dott. Carmine Ruta, manager dell’Asur regionale, che dopo aver snocciolato una sequela di dati ci ha fatto capire che occorre usare i fondi che la Regione ha concordato col Governo, tramite un accordo di programma che non si vedeva altrimenti dal 1993, e che quindi , è sottinteso, l’ospedale unico si farà.
La regione Marche, che vede la “industria” della sanità al primo posto, deve continuare a investire e a razionalizzare le spese, spiega Ruta, e fa un esempio infausto per spiegare come anche i cittadini secondo lui dovrebbero essere meno legati al “paesello” e farsi curare anche più lontano da casa: fa l’esempio del parto. Lo immaginavamo: siamo noi donne le retrograde, le povere fesse che pretendono di partorire nella propria città, invece di migrare nei meravigliosi reparti, forniti di neonatologie avveniristiche, che Ruta ci vuole apprestare. Non vengono forniti però i dati che “proverebbero” che le complicanze del parto che richiedono apertura di nuovi reparti di neonatologia siano in costante aumento.
Che dire? molto più convincente la relazione del dott. Tiziano Carradori, che ha portato la sua esperienza di manager delle aziende sanitarie romagnole (ausl Ravenna) cita l’esempio di Cattolica, Rimini, Ravenna, Faenza, come esempio virtuoso di integrazione tra distretti sanitari e ospedali, tra strutture sanitarie in grado di fornire il servizio in prossimità del cittadini ma anche di scegliere quali servizi di eccellenza potenziare dove vale la pena e quali invece ridurre se “doppi” e poco funzionali.
Il numero di posti letto ideale, dice, per un ospedale che funzioni al meglio, secondo le ricerche si aggira sui 250 posti. In Italia venivano prescritti 4 posti letto ospedalieri per 1000 abitanti ma il Patto per la salute del 2009 prevede di giungere a 3 per mille. Considerando che il bacino provinciale è di circa 280 mila persone non ha senso costruire un ospedale nuovo, gli ospedali di Pesaro e Fano riuniscono assieme già 373 più 270 posti letto per un totale di 643 posti. Diciamo allora noi, bensì occorre potenziare e migliorare le strutture esistenti, considerando anche che nel tempo di vita di un ospedale è probabile che il numero di posti letto necessari per ogni mille abitanti (scelte nucleari dei governi permettendo:-) scenderà realmente a 3 per mille. Ciò perché sono in continuo aumento sia le patologie croniche che l’aumento dell’età media della popolazione, è quindi la telemedicina, l’assistenza domiciliare, la degenza geriatrica, la prevenzione che vanno seguite con maggiore attenzione.
E i consultori, diciamo noi, presidi pubblici e multi-specialistici che invece in questa smania di ospedalizzazione rischiano di essere cancellati.
Carradori aggiunge un dato interessante: il 70 per cento del personale della sanità è composto da donne, anche su queste, oltre che sui cittadini, si scaricherà una eventuale scelta di delocalizzare in maniera “baricentrica” (cioè distante da ognuno in maniera uguale) una nuova struttura ospedaliera.
Costruire un nuovo contenitore insomma può sembrare la soluzione più facile ma cela insidie di ogni tipo, e non garantisce l’eccellenza se il gioco rimane in mano agli interessi contrapposti dei medici clinici dei nosocomi di Fano e Pesaro, dei quali, occorre sottolinearlo, la presenza al convegno è stata quanto mai silenziosa.
Tra tutti i dati forniti dal medico-manager dott.Ruta, per una azienda regionale per ora riportata a condizioni finanziarie sostenibili ma per poco, interessante la sottolineatura che non vi sono linee guida chiare da parte di “Tremonti” sui livelli di assistenza “da produrre” e sul fatto che l’azienda sanitaria regionale in futuro, tra tagli e federalismo fiscale, potrebbe rischiare un buco dai 150 attuali ad oltre i 600 milioni di euro.
I dubbi continuano: soprattutto quando Ruta ci confessa che tra i suoi dati ragionieristici ce n’è anche uno epidemiologico: i tumori marchigiani nel 2010 saranno…circa 8250.
Intervento finale dell’assessore Mezzolani che è parso per fortuna più veloce delle attese telefoniche del suo Cup unico, appaltato, lo ricordiamo, a una cooperativa pesarese di pulizie e giardinaggio che prima di questo appalto non aveva mai gestito un traffico telefonico di questa complessità… . Prosit.
TOTAL RECALL: è in costruzione l’archivio dei video e slideshow…
A BREVE Dal nostro archivio, settembre 2009: Fano old Movie n.1 ed altri "vecchi" video.
Seguiranno tutti gli altri slideshow prodotti una playlist di quelli di altri blog e autori locali.
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