rimarchevole…
meglio riassumere…Archivio per dicembre, 2010
Il Capodanno sarà cinese… responsi e previsioni

a) l’Italia, dopo gli ultimi regali di Natale, si classifica come il Paese con il più alto tasso di smartphone pro-capite e contemporaneamente con il maggior numero di email su viagra e cialis.
b) Oggi il punto di riferimento informativo medio, il TG1, ha prodotto un servizio su come amplificare il merdoso sound mp3 degli iPhone PRIMA del classico e sempiterno servizio sui presepi. … la vendetta dei laici è amara.
c) da una ricerca effettuata sull’ultima annata di bacheche Facebook, scienziati comportamentisti hanno svelato: chi cita autori sconosciuti ai suoi amici, o conosciuti solo per dire, è un/una cafone/a.
d) un’altra ricerca ha cercato di paragonare FB a un oggetto di utilità comune, il risultato è stato “il cesso”, poiché la maggior parte delle cose che ci si buttano non viene guardata con attenzione da nessuno, feticisti e mamme coi bambini esclusi.
e) la Cina sarà ancora più vicina negli anni a venire: la Prc ha deciso infatti di replicare il Papato costruendo una Città del Vaticano nelle vicinanze di Pechino ed insediandovi un Papa (per ora Benedetto Secinesimo I) che attuerà la stessa politica del Papa romano ma con un occhio di riguardo per il partito unico. D’Alema e Berlusconi interessati all’esperimento.
f) Leghismo: decisa per i prossimi mesi, se la crisi economica dovesse peggiorare, la più severa austerità autarchica dai paladini del Do It Yourself, si mangerà Trota. La moltiplicazione dei padri e dei pesci garantirà cibo per tutti gli elettori padani.
g) Anarchici: dopo i recenti exploit di un fantomatico gruppo bombarolo sedicente anarchico (?!) che chiude cariche esplosive dentro videocassette e le spedisce a ignari impiegati abbiamo deciso, erano addirittura più rivoluzionari i Blues Brothers.
h) Diritto alla salute: nuova trovata dell’assessore marchigiano alla Sanità Almerino Mezzolani il quale, dopo aver fatto saltare “temporaneamente” e per “rodaggio” tutto il sistema di prenotazioni Cup di una intera regione ha deciso che il “diritto alla salute” va garantito attivamente. Perciò da oggi i marchigiani dovranno dichiarare il quantitativo di Ciauscolo e di Vino di visciole ingeriti. Dichiarateli sul portale www.bbregiso.regione.marche.it
i) Aereoporto di Fano, titolano le civette dei quotidiani locali “apprendisti piloti volo subsonico si eserciteranno a Fano”, il sindaco ha garantito una distribuzione di Corna rosse in simil corallo agli abitanti del quartiere interessato.
l) Nestlè ha firmato un altro contratto, oltre a quello per Baci e Banane multinazionali al Carnevale di Fano: provvederà ad aprire uno stabilimento di lavorazione della cioccolata nei pressi di Bellocchi. In produzione il prossimo Sindaco tutto in cioccolato belga, sempre a un euro al chilo, in omaggio alle richieste di abbassamento dei costi della politica.
m) Dolce e Gabbana, delusi, speravano di poter vestire loro il candidato, e già si parlava di canottiere stile gangsta.
n) il capodanno 2011 sarà comunque cinese, poiché nell’anno a venire si rivelerà con ancora più forza ciò che già abili fumettisti avevano predetto: non funzionerà più un accidente, la maggior parte dei congegni meccanici ed elettronici si rompono ancor prima di essere spacchettati, ormai più che di regali sotto l’albero si potrà parlare di regali sotto garanzia.
Buon 2011! Rimarchevole.
Banche: telecamere rotte…quando servono
Blitz di piazza per i “ neofascisti di vario stile e carattere” in questi giorni nelle Marche: in alcune città le fontane vengono assalite dai militanti di Lotta Studentesca: assenti alle manifestazioni nutrite e colorate contro il Decreto Gelmini, cercano di rifarsi tingendo di rosso l’acqua… forse il tubetto di nero, o la coca cola, costavano troppo. Che peccato dover ricorrere ai colori degli avversari!
A Pesaro invece tre baldi giovinetti con bottiglia di benzina in mano (forse è il loro drink preferito) assalgono un barbone in Piazza del popolo, vicino alla Unicredit, ma … che peccato! le telecamere risultano a detta della stampa fuoriuso.
Dopo il comunicato stampa che “rivendicava” l’acqua delle fontane tinta di rosso come gesto di Lotta Studentesca, il circolo Allende di Fano ha emesso un comunicato nel quale descriveva l’azione come futile e annotava l’assenza della suddetta associazione di “tintori” dalle manifestazioni anti Decreto organizzate dagli studenti a Fano.
Ciò ha ovviamente mandato su tutte le furie l’associazione che ha replicato definendo un gioco di “opposti estremismi” quello del circolo Allende e attaccando la scelta dell’Allende di inserire tra i punti delle manifestazioni l’antifascismo.
Questo fa presupporre che Lotta studentesca possa essere definita una associazione neofascista senza timore di essere smentiti da chi predica i valori d’allora ma non vuole essere etichettato (anche perché, comunque discutano in Parlamento, in questo Paese per fortuna la propaganda fascista è ancora un reato)?
A voi il giudizio.
Va da rilevare, a unico e solo neo (!) del circolo Allende quello di non aver saputo organizzare le riuscite manifestazioni lasciando che fossero solo gli studenti, senza sigle altre, a condurre i cortei, e non un circolo culturale che comunque non è rilevabile come associazione interna degli studenti ma come presenza cittadina molto vicina a SEL.
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Carnevale multinazionale… panem et circenses a Fano

Natale 2010: mentre le grandi imprese chiudono dislocando i propri capitali all’estero, mentre i settori di commercio, turismo e artigianato sono messi in ginocchio dall’assenza di programmazione e interventi complessivi per lo sviluppo, la giunta comunale fanese, in accordo coi consiglieri regionali di destra Foschi, Carloni e Zaffini ( e col placet del divertente Pd), ottiene 50mila euro per il Carnevale 2010.
Ci piacerebbe sapere come verranno stanziati questi soldi per favorire l’occupazione… come afferma l’assessore Santorelli (“dare prospettive occupazionali alla città”). I disoccupati faranno i clown? Oppure diventeremo tutti maestri carristi… questa potrebbe essere una buona idea.
…Nel frattempo, mentre i soldi per le risorse sociali occorrenti a frenare povertà e degrado finiscono e la maggior parte dei servizi vengono impoveriti e appaltati, favorendo il precariato e il clientelismo… l’assessore promette che gli incassi del Carnevale andranno ai Servizi sociali (sigh: panem et circenses) e il Carnevale torna ad essere cliente della multinazionale Nestlè, che fornirà dolciumi (garantisce freschi e non avariati) a meno di un euro al chilo. ”Produco a Perugia e incasso in Belgio”? dopo la sceneggiata delle “spiegazioni” sulla eticità della multinazionale belga (l’incontro a porte chiuse con la sola facoltà di parola esterna alla portavoce Nestlè e non a un o ad una rappresentante della campagna Boicotta Nestlè) i nostri amministratori ci fanno capire che a Carnevale ogni scherzo non vale… valgono i più potenti, coloro che possono imporre sul mercato la loro merce a prezzi stracciati e offrire regalìe. e, chissà, già vediamo gli “intrepidi” difensori del popolo, il trio Carloni/Foschi/Zaffini, coi loro molteplici incarichi e la loro allure da cavalieri delle cause giuste… non poter fare a meno di strizzare l’occhio al prossimo affare milionario che succhierà i soldi regionali, a vantaggio del potentato dell’edilizia e dell’industria “della salute”: l’ospedalone unico Fano-Pesaro. Perché, diciamolo, difendere i deboli va bene…. ma è più conveniente difendere i malati, sono ancora più inoffensivi.
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Rabbia…

Rabbia.
Un prologo d’attualità all’articolo “Solipismi e leaderismi” di prossima uscita (prima parte già su xxdonne.net)
Chissà quanti avranno sentito dentro di sé e sugli occhi una sensazione di godimento dal sapore di rivincita, dal tremendo spessore dell’ombra di se stessi, piccoli Mister Hyde, quella nostra ombra che non perdona, che si ribella, che pensa male, che si divincola, che urla, guardando le immagini dei fumi e fuochi del 14 dicembre romano.
E non parlo solo delle persone frustrate da anni di impegno, scioperi, proteste, umiliazioni, passati a contrastare questo Governo che ormai, è chiaro anche dagli schieramenti definiti, rappresenta la riedizione aggiornata dell’assolutismo pre-mediatico: LORO contro Tutto il mondo. Parlo anche del gusto a guardare la guerriglia provato da persone anche già disilluse dalla politica, inattive ma egualmente sature di questo Impero della chiacchera e dello sberleffo di Chi Puo’.
Vedere quella rabbia scatenata da sconosciuti (come al solito i maschi sono protagonisti), quel fuoco che di recente avevamo visto a Terzigno, quei fumogeni e quei razzi lanciati contro una polizia già pronta a picchiare, per chi ormai è abituato alla dose massiccia di violenza inoculata dalla tv pareva un Grande Fratello degli sfigati, di quelli che altrimenti le prendono e basta, e le prendono davanti alle fabbriche, nei cortei troppo affollati per piacere a chi Governa, le hanno prese a Genova e dentro i luoghi sgomberati… .
Ma qualcosa puzza, e non si tratta tanto del fumo, o delle ipotesi alla Porta a Porta su di chi siano o se ci siano gli “agenti provocatori”. Puzzano le frasi di sfida vicendevole degli “uomini” della sinistra istituzionale e non, in un corri corri a gareggiare per vincere il ruolo di portavoce sedativi della rabbia popolare: puzzano le riapparizioni di D’Alema, l’uomo che ha svenduto le tv e le elezioni a Berlusconi credendo di poterne essere la controparte e che adesso muore dalla voglia di tornar su grazie all’ondata di casino. Puzza anche il Nichi della Fabbrica, che dichiara di essere disposto, e contemporaneamente di non esserlo, a stare assieme ai moderati per il bene del Paese. Puzzano i video di Blob che rappresentano quelle barricate incendiate come momenti estetici con sottofondo di canzoncina del Panettone “si puo’ fare di più”, puzzano le dichiarazioni fasciste sui pre-arresti, puzza tutta questa retorica di destra e di sinistra.
Quello che penso è quel che ho pensato anche dopo i fatti di Genova: nessun movimento che giustifichi in qualsiasi modo la violenza e che ammetta seppure marginalmente di poter offendere, oltre che il sacrosanto diritto a difendersi, è vincente né porta con sé modalità che possano rinnovare la sua forza, compresa l’inclusione a pieno titolo di noi donne. Le battaglie sociali che abbiamo vinto in questi decenni sono state svolte giorno dopo giorno nelle città, dentro le case, in giro per l’Italia a prezzo di grandi sacrifici personali di tanti compagn*. A volte le abbiamo prese, sia simbolicamente che tramite violenza morale, verbale, fisica.
Ma solo un fesso (e qui offendo anch’io) può pensare che la retorica degli anni ’70 sulla violenza delle manifestazioni abbia prodotto qualcosa se non grassi panzoni che ora al massimo giocherellanno con un Iphone convinti che sia importante per sé per il mondo rispondere per strada a una email .
Quello che serve a questo Paese è quello che ha implicitamente chiesto Monica Lanfranco dopo i fatti di Genova: la fine di ogni tipo di violenza, anche di quella dei maschi “alternativi” e tribali (anche nei modi) che giocano a chi conquista il territorio delle Zone rosse. La fine della politica fatta dalle battaglie per il potere di maschi anziani e di maschi giovani, di padri e di fratelli, la fine dell’arroganza, delle parate, degli “uomini simbolo”, dei leader.
Pure certi cattolici ci sono arrivati a capire il concetto di Rete. Quella vera e non quella degli enfant terrible e riccotti che svelano “tremende verità” facendo venire a tutti la fregola di essere hacker (con modella a tacco 12 di contorno).
Massimo Recalcati in un suo recente articolo su Il Manifesto spiega come i periodi politici del nostro Paese possano leggersi attraverso la psicanalisi come “pre-edipico” (il Duce), edipico (i Padri moderati alla De Gasperi e Berlinguer) e post edipico, o “perversa”, con Berlusconi e la legge dell’individualismo sfrenato (godimento senza limiti versus angoscia della morte).
La rabbia dei figli e dei fratelli di costoro non serve a spostare di un centimetro l’economia di tale politica. Che patriarcato è e rimane. Nemmeno quando momentaneamente si esprime con qualche scaramuccia a suon di bottiglie, bastoni e benzina. Solo la comprensione della profondità morale e dell’utilità anche strategica della non violenza servirà a qualcosa.
Ma proprio i ritmi vitali e la trasformazione dei luoghi che ci circondano paiono impedirci la possibilità di non soffrire di una rabbia e frustrazione profonda e incontrollabile, vittime di una nevrosi simile alla malattia “incurabile” la quale, non prevenuta e con conosciuta, può portare chi ne soffre a cure peggiori del male stesso, autostrade sulle quali passa solo ciò che è cruento, volgare, spaventoso, oppressivo, minaccioso, improvviso, cieco.
Qualche decennio fa, in un film in cui i due protagonisti devono fuggire da una grande villa circondata da un parco, sulle Montagne rocciose, si svolge la scena del loro fermare l’auto di fronte al grande portone che chiude l’uscita dalla proprietà. Gli inseguitori sono alle spalle, loro scendono dall’auto e si avventurano in fuga, a piedi, sfidando angoscia e morte. Oggi quello stesso film non avrebbe visto quegli ultimi minuti di confronto ma l’auto sfondare il portone e sfasciare chissà cos’altro.
Se la nostra mentalità attuale è ormai così abituata al diktat Berlusconiano del “tutto e subito”, la strada da percorrere a piedi sarà ben poca. E se non la si percorre a piedi questa strada non è strada.
Francesca Palazzi Arduini
Un Natale grigio grigio…

… e così sta arrivando il Natale. Chissà stavolta quale partito politico o sua emanazione (Circolo, club, associazioni dai nomi fantasiosi) rivendicherà la tutela del vero significato (“tradizionale” s’intende) del Natale, sfoderando pantaloni mimetici bordati di pelliccia e abeti di Karinzia. Nel frattempo qui in Provincia tutto tace, come già coperto da uno spesso strato di grigiastra neve di città.
Tace l’assessore alla cultura del comune di Fano, Mancinelli, forse ben contento che, invece di picconare lui (ed il suo grigiore), il sindaco abbia, da vero Capo, dato la spallata finale alla Fondazione Teatro della Fortuna, rea di aver vissuto per anni grazie all’entusiastico sacrifico personale del sovrintendente, Simone Brunetti, colpevole di aver portato a Fano per due soldi spettacolo magnifici e personalità di prim’ordine… sacrificando la sua carriera artistica (e la sua serenità, vista la pochezza dei “mecenati” locali) in nome dell’amore per il Teatro.
Tace mentre dovrebbe dire alla cittadinanza, cosa ha intenzione di fare dopo che la sua “bella trovata” della tessera a pagamento per la biblioteca comunale è stata demolita da un coro di critiche.
Tace l’intera giunta comunale fanese la quale, dopo aver apprestato un incontro a porte chiuse (videoripresa ma senza contradittorio con un portavoce di pari spessore della campagna contro la Nestlè) con la portavoce della Nestlè per giustificare la reintroduzione del contratto con questa multinazionale per il lancio di dolciumi al Carnevale, contenta delle spiegazioni ricevute, non risponde alle critiche.
Tace il presidente della Provincia Ricci il quale, contento di essersi autopromosso a Bob Kennedy locale coi suoi discorsi sulla felicità pesarese, si prepara alla promozione estiva di se stesso, sperando che nel frattempo i buoni Marcegaglia and company non giochino qualche altro brutto tiro ai lavoratori della provincia pesarese, coi loro 10,7 milioni di ore di cassa integrazione in più.
Tace l’UdC locale, che certo non può spiegarci perché la Regione ha regalato in tre anni ben un milione350 mila euro agli oratori parrocchiali mentre il diritto allo studio va allo sfascio e i centri d’aggregazione giovanile chiudono.
E’ silenzio in casa Mezzolani, si vede che dopo il flop del Centro unico di prenotazione marchigiano, il cui appalto è stato vinto da una cooperativa da sempre in quota Pd, il suo “diritto alla salute” non è diventato neppure il “diritto alla linea telefonica”.
Tacciono glu utopisti dell’ospedale-fabbrica, il famoso ma ora improvvisamente sparito dalle cronache, “ospedale unico Fano-Pesaro”, che avrebbe raccolto una quantità chimerica di milioni di euro per garantirci il diritto a stare male e essere curati (si suppone) in un punto “zero” equidistante da tutti i luoghi delle città e perciò lontanto da tutti.
Non vola una mosca ancora dalle Curie locali che, sappiamo bene, dopo che il Governo ha cancellato il 5 x mille alle associazioni di volontariato, saranno ben contente di cullarsi, oltre al loro miliardo di euro Irpef anche i fantastici altri contributi che il Cavaliere, ora innamorato del’UdC, starà certo promettendo, chissà, magari anche qualche chiesa ad Antigua. E sicuramente, per Natale, un bel sermone atto a redimerci dal consumismo sfrenato.
I Fuochi della Madonna… senza i fumi della retorica

I “fuochi della Venuta”… senza i fumi della retorica.
di Francesca Palazzi Arduini.
Sul comunicato del circolo Nuova Italia Fano che annuncia l’accensione del fuoco da parte di G. D’Anna (Pdl).
Isthar, Iside, Demetra, Artemide, Cibele, Core, Diana, questi erano i nomi della divinità femminile, regolatrice della fertilità della terra, che veniva salutata o la sera dell’8 o quella del 9 dicembre in tante civiltà pre-cristiane prive ancora del nostro calendario.
Con la definizione in Italia del cattolicesimo, la tradizione di accendere fuochi, già conosciuti nelle campagne come “Faoni” o “Faugni”, viene recuperata come “Fuochi della venuta”, celebrativi del passaggio della Casa di Nazareth dal territorio minacciato della Palestina, teatro di sanguinose guerre di religione e del colonialismo Crociato, verso Loreto.
I fuochi, ridenominati volgarmente nel 14esimo secolo “Fuochi della Madonna” sono quindi la versione “cattolicizzata” dei fuochi pagani di saluto alla fertile terra che proprio nei primi giorni di dicembre vede le prime gelate; il silenzioso letargo dell’inverno veniva così salutato con l’augurio del ritorno del caldo e la speranza di raccolti abbondanti espressa nel momento della preparazione finale dei terreni.
Fa senso che su questa tradizione si esprima ora il tentativo demagogico di formazioni politiche di destra, alla ricerca di una propria identità, che vogliono vedere dei fuochi solo il lato tradizionalista cattolico.
Ancora più senso fa vedere Giancarlo d’Anna, del Pdl, ed un sacerdote, accendere e benedire il loro Fuoco impregnato di ideologia:
due uomini che si eleggono celebratori di una tradizione in realtà da tempo immemore espressione di spontaneità popolare e della cultura contadina di ogni Paese, sfuggente a interpretazioni troppo rigide, come del resto il Natale.
E lo fanno in un contesto ex-rurale italiano dove proprio la politica Pidiellina sta cementificando anche gli ultimi spazi di campagna ai margini della città, gli “orti”.
La tradizione dei fuochi, che spontaneamente vedeva noi donne quali protagoniste, è stravolta.
Il culto della Madonna Nera di Loreto ne è un esempio: anche qui è scesa la scure ideologica che vuole manipolare e separare le tradizioni popolari l’una dall’altra stendendovi sopra il velo dogmatico cattolico.
La Chiesa ha sempre infatti affermato che il volto della Madonna di Loreto sarebbe nero perché “affumicato dalle candele dei devoti”, in realtà la Madonna è nera perché simbolo della Dea madre, nera di pelle per una questione non solo simbolica (il nero come colore dell’infinito generatore) ma anche storica. Altroché candele!
Del resto in una Paese come l’Italia, con un presidente del consiglio che dice che Obama è “abbronzato” e con politici come lo stesso d’Anna, che hanno spesso fatto della battaglia contro la presenza di una sparuta e povera minoranza Rom il loro armamento caricato a salve di pregiudizi e non certo “cristiane”… non c’è da stupirsi che anche i fuochi del 9 dicembre diventino triste occasione retorica.
Un’occasione che, a detta degli autorganizzatori autoproclamatisi custodi della “tradizione” si chiude a salsiccia e vino … quando in alcune culture contadine del mezzogiorno proprio in questa occasione si mangiava durante il giorno solo pane… forse erano senza la tessera di Silvio.
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Regione Marche e Stato Pontificio: da esattori …a donatori

Tutti conosciamo l’infausta nomea degli esattori pontifici marchigiani di oltre 150 anni fa.
Ma con la Giunta di monsignor Spacca, e l’avvento del “pentecostale” assessore Luca Marconi, la spesa regionale per le attività del clero cattolico trova la conferma dell’avanti tutta, nonostante la recessione ed i tagli alle spese sociali, e questa Giunta può esser pienamente definita Donatrice pontificia.
Nei fatti, mentre i centri di aggregazione ed i centri sociali (laici) languono in miseria e vengono ridotti di numero, in nome dell’austerity, gli oratori parrocchiali si vedono confermare cospicui finanziamenti:
grazie alla legge regionale n.31-2008 infatti, che sanciva “l’importanza sociale” di queste strutture, e incurante del fatto che la Chiesa cattolica pubblicizza l’uso di un discreto tesoretto, quello raccolto con l’otto per mille Irpef (quasi un miliardo di euro all’anno), per gestire queste attività… la Regione Marche aveva dedicato un totale di 900mila euro al finanziamento degli oratori tra 2008 e 2009, ed ora, come annunciato da Marconi, ne devolve per il 2010 altri 450mila, per un totale in tre anni di ben un milione e 350mila euro.
Senza escludere, ovviamente, i contributi all’edilizia del clero che fanno capitolo a parte, ed altri ingenti finanziamenti che il ramo sociale della Chiesa cattolica riceve tramite i fondi per l’associazionismo (quote del resto anche dell’otto per mille scelto per lo Stato vengono devolute a associazioni confessionali).
Per fare un confronto: dal bilancio 2009 la Regione ha tratto circa due milioni di euro che dovrebbero servire, per destinazione dei fondi Fas 2007/2013, alla riqualificazione degli oltre 250 centri di aggregazione giovanile esistenti in Regione… in questo ambito pare quindi che la Regione abbia una spesa religiosa pari al 68 per cento di quella civile e laica!
Non solo, l’assessore Marconi dichiara che quest’anno l’ammontare della somma, non toccata da inflazione e crisi, servirà al “funzionamento degli oratori già esistenti”, sottolineando quindi come la Regione ecclesiastica marchigiana (Res), che deve concertare con la Regione i progetti che finanzierà, possa stare tranquilla: non serve fare nulla di nuovo o spremersi le meningi … tanto i soldi ci sono già e vanno spesi nelle strutture esistenti, utilizzando magari il lavoro gratuito dei fedeli.
Del resto, negli oratori non c’è nulla da aggiornare: gli insegnamenti pontifici ai giovani sono sempre gli stessi da un bel po’ e non è servita la recente finta apertura di Ratzinger sull’uso del profilattico a rinnovare la dottrina sociale in merito di educazione sessuale!
Piovono soldi dal cielo: ci piacerebbe che succedesse anche a tutti i ragazzi che sono invece stati privati del loro centro sociale, o del loro assegno per il diritto allo studio, con grave degrado della loro condizione.
Ma forse, per far piovere quattrini, occorre avere Marconi in paradiso, ai “pellegrini laici”, come i ragazzi dell’Assemblea permanente dell’Università di Urbino giunti ad Ancona a piedi, la Regione risponderà “meglio un oratorio in Chiesa che uno studente al suo posto”.
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