rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per aprile, 2010

Un vero Re ha bisogno dell’Atomo

…pensavamo fosse solo un problema delle società iper maschiliste come l’India e l’Iran, in realtà non è così. Silvio Berlusconi ha annunciato trionfalmente, assieme al suo clone russo (o viceversa), il rilancio del nucleare, l’Atomo, simbolo di potenza quasi divina, deve essere in funzione nel Paese dove non tramontano mai le cazzate.
Visto che in rete girano molte domande e risposte a volte non precisissime sull’effetto del vecchio Referendum che aveva posto un No al nucleare in Italia… e che appunto il Prèmier si è prodigato a confondere i dati storici, citiamo volentieri parti di ciò che scrive Federico Elmetti sul suo blog, bellissimo e lungimirante post, anche se non concordiamo del tutto con la tesi del “complotto delle compagnie petrolifere” perché il Capitalismo è molto più flessibile di quello che si crede, e ce lo sta dimostrando fregando soldi dalle nostre tasche dopo averli fatti sparire nelle bolle finanziarie, ma la capacità della sinistra ecologista di allora, unita all’effetto Chernobyl, andava ben oltre le previsioni e sicuramente contribuì a far cambiare i progetti ai gruppi industriali legati al Psi e alla Dc:

Ora in tanti si chiedono se questo accordo sia da considerare legittimo o se invece calpesti illegalmente la volontà popolare espressa nel referendum dell’87 che diede il “la” di fatto alla rinuncia in toto all’energia nucleare e allo smantellamento delle quattro centrali nucleari già presenti sul territorio.
E’ bene fare un po’ di chiarezza su questo punto, vista la disinformazione totale che viene data in pasto all’opinione pubblica. Il punto è che i tre quesiti referendari proposti non parlavano esplicitamente di rinuncia al nucleare. Il primo quesito riguardava la possibilità o meno da parte del Cipe di aggirare l’ostruzionismo dei piccoli comuni in cui si sarebbero dovute costruire nuove centrali nucleari. Il secondo riguardava l’abolizione degli incentivi economici a quei comuni che accettavano di installare nel proprio territorio delle centrali nucleari. Il terzo riguardava la possibilità da parte dell’Enel di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero.
Dunque nessun esplicito rifiuto del nucleare. Semplicemente abrogazione di norme che ne avrebbero facilitato la proliferazione. La differenza è sottile, ma fondamentale. Con quel referendum l’Italia non si impegnava a rinunciare al nucleare per sempre, ma poneva semplicemente dei paletti che ne avrebbero ostacolato uno sviluppo futuro.
E perchè allora in modo così drastico si decise di mettere la parola fine all’energia atomica in Italia e si decise di smantellare con furia iconoclasta le quattro centrali attive in Italia, tre delle quali erano tra l’altro arrivate alla fine del loro ciclo produttivo? Semplicemente perchè quel referendum fu interpretato come volontà popolare di dire addio definitivamente a quel tipo di energia.
E qui arriviamo al punto nodale. Alla mistificazione, che Berlusconi vuole far passare, contando sulla mancanza di memoria dei cittadini, di una decisione, presa vent’anni fa, in realtà per motivi molto più complessi che non per semplice accondiscendenza verso un manipolo di “fanatici ambientalisti”.
La verità, come al solito, è esattamente il contrario di quella che vuol fare credere il nostro premier.
Tutto scaturisce dal disastroso incidente di Cernobyl dell’anno precedente. L’eco mediatica del terrore si diffonde in tutta Europa. A quel tempo, in Italia, sono presenti sul territorio ed operano già da una ventina d’anni ben quattro centrali nucleari. A quel punto, se da una parte è sicuramente indubbio che le proteste ambientaliste cercarono in tutti i modi di combattere la battaglia della “denuclearizzazione”, dall’altra è innegabile che questa richiesta di rinuncia al nucleare, sull’onda dell’emozione per i fatti di Cernobyl, fu cavalcata, gestita, sfruttata e manovrata a livelli assai più alti.

Il governo in carica si adoperò per la promozione dei referendum “anti-nucleare”, la popolazione fu spinta in massa a votare SI all’abrogazione delle leggi pro-nucleare, tant’è che il referendum finì con un plebiscito: più dell’80% dei votanti si espresse a favore delle richieste degli ambientalisti.
chi c’era al governo a sostenere con forza il referendum?
C’era quello che da lì a poco sarebbe diventato l’amico intimo di Silvio Berlusconi, ovvero Bettino Craxi, che, in una conferenza stampa memorabile, si impegnava in una campagna decisa contro il nucleare. A quel tempo Craxi godeva di una leadership notevole, invidiata e ostacolata in tutti i modi dalla DC (contraria all’abolizione del nucleare), ma soprattutto esercitava un fascino dirompente su gran parte della popolazione. Anche per questo il referendum ebbe quell’esito tanto perentorio. Altro che esaltati comunisti.
La rinuncia al nucleare fu benedetta proprio da Bettino Craxi, il mentore di colui che ora punta il dito contro i fanatismi della sinistra.
Ma non solo Craxi. Anche i governi democristiani che si successero di lì a poco alla fine continuarono su quella strada interpretando il referendum e imponendo moratorie di cinque anni in cinque anni sulla costruzione di centrali nucleari in Italia. Anzi quelle poche che c’erano furono smantellate con il pieno consenso dei governi social-democristiani.

 La verità è che la “minaccia del nucleare” era in realtà una minaccia per le compagnie petrolifere. Se in Italia si fosse continuato sulla strada del nucleare, come si fece più o meno in tutto il resto d’Europa nonostante l’effetto Cernobyl, i grandi petrolieri avrebbero visto i loro guadagni ridotti drasticamente.
La battaglia contro il nucleare era in realtà una battaglia combattuta sul campo dagli ambientalisti, ma gestita a livelli più alti dalle compagnie petrolifere, alle quali i governi, volenti o nolenti, dovevano rendere conto.
Ma non solo. Ci furono aspetti molto più loschi e meschini per cui Craxi in primis fu favorevole allo stop unilaterale al nucleare. Lo smantellamento delle tre centrali già esistenti, ma ormai vecchie e la riconversione in impianto a carbone, olio combustibile e gas di quella più nuova di Montalto di Castro in Maremma, costituivano delle occasioni di lucro troppo ghiotte. Tanto è vero che il marcio venne scoperto proprio nell’ambito dell’inchiesta di Mani Pulite. Fu proprio in quel periodo infatti che Di Pietro & C. consegnarono a Craxi un’avviso di garanzia in cui il leader del PSI era accusato di aver intascato una tangente di trecento milioni di lire per i lavori di riconversione della centrale nucleare di Montalto di Castro, pagati a nome di una cordata di imprese da Enzo Papi, l’ex amministratore delegato della Cogefar Impresit.
Ora, quando Berlusconi e suoi adepti di nuovo torneranno alla carica con la favoletta dei “verdi oltranzisti che hanno frenato lo sviluppo energetico ed economico del paese” per giustificare il patto scellerato con Sarkozy che, dopo l’accordo Airfrance-Alitalia, ci ha venduto l’ennesima sòla di una tecnologia oltremodo dispendiosa, che produce meno di quello che consuma, ormai vecchia e che tra vent’anni quando entrerà in funzione sarà ormai decrepita, fate loro notare che forse, in materia di nucleare, bisognerebbe dare ascolto a chi, come per esempio il nobel per la fisica Carlo Rubbia, di nucleare se ne intende veramente.
E probabilmente non a chi crede che l’energia nucleare si ricavi “dalla scomposizione delle cellule“. Parola del nostro presidente del consiglio.Da http://verraungiorno.blogspot.com)

1987, come votarono gli italiani: (dalle tabelle pubblicate su Zona nucleare)
a favore dei referendum, primo quesito 80,6%, secondo quesito 79,7%, terzo quesito 71,9%

  1. Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?
    (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento”, previste dal 13° comma dell’articolo unico legge 10/1/1983 n.8)
  1. Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?
    (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “l’erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi”, previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge)
     
  2. Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero?
    (questa norma è contenuta in una legge molto più vecchia, e precisamente la N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).

Sosteniamo chi dà libertà: sul testamento biologico

Testamento biologico: sosteniamo chi ci dà libertà di scelta e non chi vuole scegliere per noi
L’istituzione dei registri delle Dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario consentirebbe più chiarezza in merito alle cure di fine vita. Il registro è uno strumento utilissimo a tutti, in primis alle persone sole, a coloro che non intendono delegare a occhi chiusi la decisione in caso di malaugurata impossibilità a decidere, alle persone legate da vincoli affettivi ma non parenti né coniugi.

I registri istituiti già in oltre 40 città d’Italia, potrebbero anche diventare una parte importante di quella banca dati, che le Asur dovrebbero coordinare, comprensiva della volontà di donare o no gli organi, volontà teoricamente già esprimibile presso le Sedi delle anagrafi sanitarie.
I Comuni, anche i singoli Assessori come il fanese Silvestri, che si attivano per avviare queste procedure e dare a tutti la possibilità di tutelarsi, vanno sostenuti.

Se pensiamo che nel frattempo in Parlamento sosta arenato un disegno di legge illiberale che negherebbe, se attivato, la possibilità di opporsi alle decisioni del personale medico in materia di interruzione di idratazione e alimentazione forzata, possiamo capire che è semmai quella del Governo una scelta ideologica e rigettabile, di una sottrazione di libertà di cura sancita da Costituzione e giurisprudenza.

Erano giunte alcune risposte al nostro appello pre-elettorale sulla creazione nei comuni della provincia dei Registri di dichiarazione anticipata di trattamento sanitario (Testamento biologico).

- Luca Bartolucci - esponente del PD pesarese e presidente del Consiglio provinciale – che, rifacendosi al recente dibattito con  Beppino Englaro a Pesaro, espone una complessa riflessione che conclude così: “ho compreso le diverse posizioni e le ho giudicate rigorose, ma francamente  mi sembrano ancora insufficienti per determinare un processo giuridico che inevitabilmente creerà cultura e che potrebbe aprire la strada ad aberrazioni future. Ho bisogno di tempo !”. … Segno che all’incontro non sono state fornite chiare e sufficienti spiegazioni circa l’utilità del Testamento biologico per la salvaguardia delle volontà individuali, qualsiasi sarà il progresso della scienza medica o di qualunque orientamento sia chi sceglie.

- Pietro Dini, di Sinistra Ecologia e Libertà, che si dichiara favorevole all’istituzione dei registri.
- Tonino Matteacci, di Sinistra Ecologia e Libertà, che egualmente si dice favorevole
- Massimo Binci, consigliere regionale Sel, che dichiara: “Ho già presentato una mozione sul testamento biologico alla fine di questa legislatura, che però non è stata discussa . Si può consultare su: consiglio reg.marche, atti ispettivi e controllo mozioni Binci. Quindi la riproporrò anche nella prossima o la farò riproporre a  sinistra ecologia liberta se non verrò eletto, visto che condividiamo il diritto alla scelta sulle cure in caso di impossibilità di esprimere il  proprio desiderio tramite il testamento biologico.”
-Anche Lara Rapone di Sel si dichiara favorevole.

Ma anche liberali, cattolici non integralisti, esponenti di Italia dei Valori si erano dichiarati favorevoli ai Registri.

Diamo nota della posizione di Samuele Mascarin, consigliere comunale fanese di Sinistra unita, che ha già presentato, però unico e solo, una mozione al consiglio comunale fanese sull’istituzione dei registri. E dell’assessore fanese Michele Silvestri che ha annunciato di voler istituire al più presto il Registro. Per il resto, a parte i fondamentalisti della “vita” obbligatoria (da L’Avvenire ai laici-devoti più ligi alla dottrina cattolica, tra i quali Luca Marconi, nuovo assessore regionale, spicca per devozione), si levano voci anti-garantiste:

è importante quindi scendere in campo come cittadini e cittadine per sostenere gli amministratori come Silvestri i quali, al di là di ideologie e dietrologie, vogliono fare in modo che siano garantite le libertà individuali, in primis riguardo la salute e la dignità umana.

Rimarchevole, 24 aprile 2010.

Pedofilia: la doppia morale del maschio vaticano


Abusi sessuali e morale clericale.
Riflessioni su norme e dichiarazioni vaticane.

Il fenomeno della pedofilia è stato sia in passato che oggi presentato dal Vaticano come un incidente di percorso, pur trattandosi di una presenza percentuale molto alta che certo indica un problema grave e diffuso.

La grande frequenza di pedofilia omosessuale dimostra semplicemente che un alto numero di persone sceglie la strada del sacerdozio per vivere in un ambiente omo-sessuale, contemporaneamente reprimendo il proprio naturale orientamento gay.

Ma i pochi dati a disposizione dimostrano che il “celibato” è anche, con una considerevole percentuale, “turbato” da molestie sessuali verso donne,e non solo bambine. Tutto ciò invita a tener conto che in realtà ogni soggetto mantenuto passivo, e considerato incapace di testimoniare a se stesso e agli altri la lesa dignità, può essere attraente per persone che vivono in stato di repressione sessuale.

Non è mio interesse discutere delle possibilità di sublimare o meno le energie dell’Eros, da parte di quei “sacerdoti-asceti” o “angeli” che Papa Ratzinger vorrebbe al suo servizio. Forse questo invito, per l’Occidente, ricorda più gli osceni martiri auto-inflitti e le punizioni sadiche dei conventi, che la serenità Gandhiana, l’astrazione invece che l’esperienza.

Voglio invece sottolineare quello che secondo me è il nodo di questo scandalo che agita i tabloid internazionali. Il fatto che ora, più che in passato, si sia creata un’onda mediatica su queste denunce è perché parte del clero, soprattutto quello minore, ha smesso di tacere i casi. Di fronte al disinteresse del Vaticano per questi episodi e per il disagio creato dalle pubbliche denunce, alcuni hanno deciso di smettere di portare solo su di sé il peso sia morale che giudiziario delle vicende.

Perché, si chiedono, siamo noi a dover pagare i danni dell’imposizione del celibato e delle scelte delle gerarchie romane di gestire il clero pedofilo con i trasferimenti?

Su ciò, nonostante il Vaticano abbia in queste settimane ricordato come Papa Ratzinger, anche come Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede avesse imposto regole più ferree che in passato rispetto alla pedofilia, occorre sottolineare come in realtà queste regole appartengano sempre e comunque al contesto del processo inquisitorio interno, e non riguardino affatto né la necessità del ricorso alla giustizia civile né la considerazione piena del danno esistenziale inferto alla vittima.
Paolo Flores d’Arcasi pone su Micromega delle domande retoriche a Federico Lombardi, autore della Nota sugli abusi pubblicata in sei lingue sul sito del Vaticano: è vero che in realtà la “Guida alla comprensione delle procedure della Congregazione riguardo alle accuse di abusi sessuali” diffusa di recente dal Vaticano riporta la frase “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte.” Ma questa non è presente nel documento cardine che dispone il comportamento delle gerarchie dal momento in cui esse vengono informate di un abuso, il “De Delictis Gravioribus” redatto dalla Congregazione stessa e ad essa riservato, pubblicato dapprima solo in latino e poi in italiano e latino su www.vatican.va .
In esso si precisa che le cause aperte dalla Congregazione sono soggette al segreto pontificio e non si fa minimamente accenno alla denuncia alle autorità civili. Il documento è stato redatto dall’allora Prefetto ed ora Papa, e siglato come fondamentale da Papa Giovanni Paolo II nel 2001.
La Congregazione per la dottrina della fede, in questo documento, viene indicata come l’unica dirigente i tribunali costituiti per affrontare questi casi di violenza, i quali vengono definiti “Delicta contra mores” (Delictum contra mores, videlicet: delictum contra sextum Decalogi praeceptum cum minore infra aetatem duodeviginti annorum a clerico commissum), contro la morale e non contro la persona, nel filone che aveva ispirato anche il Codice penale italiano a considerare la violenza sessuale contro le donne… delitto contro la morale, per fortuna eliminato grazie alle battaglie femministe. La similitudine tra la violenza sessuale tout court, condotta contro le donne, e gli abusi sessuali del clero è lampante: le vittime non sono/non erano il soggetto della giustizia ma l’oggetto di un regolamento di conti interno al patriarcato.
Ciò conferma ciò che scrive sul Washington Post da Sinéad O’Connor rispetto alla Chiesa Irlandese, lasciata sola dal Vaticano con la patata bollente, “Nell’ottobre del 2005 un rapporto del governo ha raccolto più di cento accuse di abusi sessuali commessi da sacerdoti tra il 1962 e il 2002. la polizia non ha aperto un’inchiesta: fu detto che i sacerdoti accusati soffrivano di “problemi morali
“Non posso che condividere lo sgomento e il senso di tradimento che molti di voi hanno sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati”. Scrive il Papa il 19 marzo scorso ai cattolici irlandesi, senza nominare la Congregazione che, unica, viene indicata quale responsabile della gestione dei casi secondo regole da lui stesso scritte, e poi ai sacerdoti rei : “Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti.” Alludendo quindi ai tribunali ecclesiastici.
Federico Lombardi, ora, si dissocia dalla linea della “giustizia separata” tenuta dai suoi confratelli rispetto ai casi di pedofilia, ma dà preminenza al problema morale interno alla Chiesa, come il gesuita Gianfranco Ghirlanda che nel suo “Doveri e diritti implicati nei casi di abusi sessuali perpetrati da chierici” nel 2002 ricordava: “certamente non ci sembra un comportamento pastorale quello di un vescovo o di un superiore che, ricevuta la denuncia, informano del fatto l’autorità giudiziaria civile…”.Ora Lombardi afferma nella sua Nota che “Accanto all’attenzione per le vittime bisogna, poi, continuare ad attuare con decisione e veracità le procedure corrette del giudizio canonico dei colpevoli e della collaborazione con le autorità civili per quanto riguarda le loro competenze giudiziarie e penali, tenendo conto delle specificità delle normative e delle situazioni nei diversi paesi.” Ma dopo aver parlato di “collaborazione” coi civili, insiste a considerare prioritaria la cura morale non solo dei colpevoli ma anche delle stesse vittime, riducendo alla sola comunità ecclesiale (separata) il problema, nella convinzione che alle vittime stesse debba per forza interessare la permanenza nella religione e la guida spirituale del clero.
Capire quanto la mentalità del Maschio Vaticano sia chiusa in un universo solitario, nel quale conta solo la propria obbedienza alle regole della corporazione e non quanto i propri gesti danneggiano gli altri, è capire come sia debole ora l’invito alla penitenza di questo Papa, perché a nulla serve la penitenza se non a gonfiare ancora il Super-io, se non si cambiano davvero le regole e si accetta di prendere in considerazione il punto di vista altrui, e ci si rende capaci di un diverso approccio alla realtà, al di fuori dei sacri recinti e da quella presunzione di immunità (e de-responsabilità) tanto comune anche alla classe politica e funzionale, anzi necessaria, al potere gerarchico.

Francesca Palazzi Arduini.
22 aprile 2010.

Chi è Luca Marconi, lo “smeraldo” della corona di Spacca


La giunta regionale è pronta, la coalizione rappresentata da Gian Mario Spacca, dopo aver svenduto la laicità per questioni di comodità (neanche di voti, visto che la sinistra espulsa dalla maggioranza è stata  votata quanto l’UdC -e in molti casi di più- che si sono scelti come nuovo partner…), la giunta inizierà a lavorare. Ma chi è Luca Marconi, il gioiellino di questa giunta?

Senatore nella XV Legislatura (eletto in Puglia), ha cofirmato il Disegno di legge Buttiglione che prevede il divieto di ricerca sulle cellule staminali embrionali, il disegno di legge sulle festività religiose, per l’istituzione dell’essenziale (tutti ne sentivamo la mancanza) “Giorno della patria”, quello per l’incentivazione delle famiglie numerose con l’introduzione del “contributo di genitorialità” (leggi assegni in più a chi fa più figli…).

Recanatese, dell’Unione di Centro, il senatore possiede un fervente spirito “evangelizzatore”, seguace della dottrina Ratzingeriana che vuole che non esista laicità, ha organizzato nel novembre 2008 a Loreto l’incontro dal titolo privo di equivoci: “Non c’è laicità senza fede”, chiara espressione della volontà di revisionismo storico, perlomeno nella politica, controtutti coloro che non si riconoscono nella dottrina sociale del sunnominato Papa.

Con Lorenzo Cesa , segretario Udc, ha firmato la convocazione dell’incontro come responsabile per l’Udc dei rapporti col Mondo Cattolico.

Con Cesa ha scritto, citando l’enciclica Gaudium et Spes che occorre:
“Una nuova generazione, quindi, di laici cristiani impegnati, caratterizzati da competenza e rigore morale, perché “il futuro dell’umanità è riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza”

Peccato che lo stesso Cesa sia stato più volte indagato, e abbia subito una condanna per corruzione: nel 1992 indagato per abuso d’ufficio, nel 1993 si è sottratto all’arresto nel corso di indagini su un episodio di corruzione (tangenti), poi si è consegnato spontaneamente e condannato per corruzione aggravata nel 2001 (35 miliardi di lire per tangenti tra 1986 e 1993). Nel 2006 indagato per truffa ed associazione a delinquere. (Fonte confermata: Wikipedia).

Marconi invece, devoto e attivista nell’associazione Rinnovamento nello spirito santo, ora retto dal musicologo Salvatore Martinez, autore di “Cristoterapia della gioia”, d’ispirazione pentecostale, si richiama ad un movimento carismatico che vuole, dice, tornare all’attività politica dei “servi di dio” alla Don Sturzo. Martinez è uno dei boss organizzatori delle gigantesche “giornate mondiali delle Gioventù” che hanno trasformato i Papi in leader del palcoscenico. Entrambi sono quindi direttamente interessati ad una forte presenza di lobby nelle Marche per incentivare le attività di finanziamento pubblico alle iniziative organizzate a Loreto.

L’associazione italiana Rinnovamento nello spirito è per fortuna immune dalle pesanti critiche di coercizione psicologica verso i neo adepti con problemi che invece sono state rivolte in Francia verso organizzazioni di simile ispirazione “carismatica”, che spesso usano canti ed imposizione delle mani per creare un’ondata emotiva nei fedeli, tipo new age.

La giunta Spacca, già convertita al creazionismo e avendo buttato ogni fantasma di reale laicità alle ortiche (vedi il programma della coalizione nel quale l’ambiente naturale viene definito “il Creato”), calate le brache, è pronta per finanziare scuola privata, iniziative ecclesiali, progetti per la costruzione ideologica di un modello di “Famiglia” consono all’ideologia dello Spirito Santo della colomba UdC. Le Marche, Regione da sempre papalina, hanno già espresso con la Giunta Spacca una tendenza a confondere i principi della laicità con i servizi confessionali, basti pensare al fallimento dell’Isituto di Ricerca-Centro di cura Inrca di Ancona, ora retto da un sacerdote, e al progetto di sostegno economico integrato agli anziani soli e non autosufficienti, sperimentato però da Inrca… per i sacerdoti cattolici. Si tratta di un esempio lampante di mancanza di imparzialità e di concessione di privilegi su base confessionale.

Aveva già destinato molte perplessità, nel luglio 2007,  la designazione di don Vinicio Albanesi a presidente  dell’Istituto di ricerca Inrca, l’ istituto noto come polo  di studio e cura regionale per le persone in età avanzata.  Molti si sono chiesti, che necessità c’era di un sacerdote per la  guida nelle sue scelte, forse la preghiera avrebbe potuto  sanare il bilancio deficitario dell’istituto?  E soprattutto, con che spirito di laicità ed  imparzialità sia la giunta di centro sinistra, che l’allora ministra Turco, hanno preso questa decisione?  E’ sembrata poi strana l’approvazione da parte della Regione, lo scorso luglio,  del bilancio Inrca ma “con riserva”, e senza che nella deliberazione  fossero riportate cifre.  Invece, dopo aver assistito alla firma di un’intesa tra Vescovi  marchigiani, Regione Marche e Inrca per il finanziamento di  un cospicuo fondo (600 mila euro) per garantire l’assistenza  domiciliare a 140 sacerdoti anziani, queste domande tornano a  galla con maggior rilievo. Molta importanza è stata data, nella stipula, al “patrimonio storico” che gli anziani sacerdoti  costituirebbero per i luoghi dove abitano, ed al fatto  dunque che è importante lasciare che  continuino a vivere nelle loro comunità.  Si dà il caso, però, che questo provvedimento  contrasti col principio di parità di trattamento dei cittadini,  sancito dalla Costituzione.
La condizione dei sacerdoti  anziani infatti non è diversa da quella di tanti anziani soli.  Anzi, i sacerdoti sono già privilegiati in genere: oltre ad usufruire  infatti  di residenze parrocchiali nelle quali il clero non paga affitto, ogni  sacerdote ha a disposizione spesso ben più di ciò che  un altro anziano ha per vivere, oltre le remunerazioni Inps previste  comunemente. Non si capisce quindi perché Inrca e Regione debbano  riservare  a questi, e non ad altri , più attenzioni.  Un sacerdote, dai dati pubblici che è possibile  consultare, riceve dalla Cei una mensilità di poco meno di  900 euro all’inizio della sua ordinazione, quota che aumenta  col tempo, sino ad un massimo di circa 1300 euro per un  vescovo.  Esistono poi le spesso cospicue rendite dei beni  diocesani e gli stipendi per l’insegnamento dell’ora di  religione.  Per dimostrare la sua imparzialità, la Regione Marche dovrebbe  riservare da subito lo stesso trattamento a tanti altri anziani, importanti per  i loro vicini ed amici ma che invece, non avendo familiari o  agio economico per permettersi assistenza domiciliare  fissa, vivono tra gli stenti o attendono di essere  trasferiti in un istituto lontano dai luoghi della loro  vita.

Perché Emergency non è “diplomatica”…

Quella che ho trovato più interessante tra le affermazioni del ministro Frattini è la sua constatazione che Gino Strada aveva fatto dichiarazioni “politiche” o “polemica” alla stampa sulla vicenda del sequestro a “fini di giustizia” dei tre medici italiani.

Strada si era limitato a richiedere che la vicenda fosse subito chiarita ed i medici rilasciati. E’ ovvio che, nel momento in cui, a colpo secco, la polizia trova una scatola con dentro delle armi in un magazzino (nel quale è facile entrare e i medici arrestati sono i “responsabili” e non i diretti custodi), a meno che non sussistano altri fondati elementi per affermare che i responsabili della struttura siano ideologicamente e direttamente coinvolti in una rete terroristica… occorrerebbe agire non trattenendo oltre misura quei medici ma indagando sulle persone in grado di commerciare, possedere e depositare quelle armi.

Altrimenti l’inghippo somiglia molto al classico trucco spesso presente nei film polizieschi, nei fumetti, e nelle perquisizioni pre-organizzate (non per niente è stato fatto il paragone con il G8 di Genova): quello in cui si fa scivolare una bustina d’eroina in un cassetto della casa del malcapitato perquisito.

Cos’altro ha affermato Gino Strada che ha dato tanto fastidio al Ministro? Semplicemente ha ricordato che Emergency è antimilitarista e pacifista: che non è connivente cioè con le forze di occupazione militare del paese e che condanna gli attacchi armati alla popolazione.

Ha fatto capire a tutti cioè il movente non dei medici, che è inesistente poiché è poco credibile che abbiano legami politici o economici con persone che sono attori dei mali che cercano di curare, ma di chi ha messo le armi nel magazzino.

Emergency è un’organizzazione che cura tutti, anche i talebani, e non indaga e non denuncia nessuno, così come fanno i medici italiani che boicottano le direttive di Maroni di deferire le persone senza permesso di soggiorno che si arrischiano a chiedere aiuto ad un Pronto Soccorso:

perché per chi cura è essenziale evitare che le persone rinuncino alle cure per paura delle conseguenze giudiziarie.

Un’organizzazione così non è gradita in quel territorio. Quello che le Forze armate vorrebbero sarebbe forse gestire esse stesse anche le strutture sanitarie, con metodi polizieschi (oppure rendendole inesistenti), in modo che anche il settore sanitario possa essere in qualche modo “non neutro” al gioco di occupazione militare ed economica dei grandi gruppi di interesse in Afghanistan.

Questo segna anche una profonda separazione politica e umana tra persone come il Ministro, che invoca la diplomazia e la “neutralità” e considera le dichiarazioni di intenti di Emergency “polemica” e chi invece ha a cuore innanzitutto l’umanità. Pensiamoci bene: oggi chiunque dica che non è d’accordo, che non ci sta, che qualcosa non quadra, fa “polemica”, non appartiene al berlusconiano partito “dell’amore”.

Eppure, chissà perché, siamo sicuri che anche il Ministro, se invece di sedere nelle sue auto blu stesse ad un fronte a curare bambini senza più mani, donne con la setticemia post parto, o addirittura terroristi, magari anche spacciatori di oppio, con una gamba ridotta ad un femore disossato da una mina, capirebbe da che parte debbono stare i medici e in quale Paese mandare l’Amore di Berlusconi e le indagini a suon di missili delle forze d’occupazione.

L’appello perché i medici vengano liberati e sia fatta chiarezza può essere firmato sul sito di Emergency.
L’associazioneè al secondo posto in Italia per somme devolute dalle dichiarazioni dei redditi, con oltre 200mila preferenze, dopo Medici senza Frontiere.
Tutte le notizie sulla manifestazione a favore della liberazione dei medici, sabato 17 aprile alle ore 15 in piazza Navona a Roma, anche sul sito di Peacereporter.

Francesca Palazzi Arduini

Le risposte giunte all’appello sul testamento biologico

L’istituzione dei registri delle Dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario consentirebbe più chiarezza in merito alle cure di fine vita, strumento utilissimo a tutti, in primis alle persone sole, a coloro che non intendono delegare in toto la decisione in caso di malaugurata propria impossibilità a decidere, alle coppie di fatto .

I registri istituiti già in oltre 40 città d’Italia, potrebbero anche diventare una parte importante di quella banca dati, che le Asur dovrebbero coordinare, comprensive della volontà di donare o no gli organi, volontà teoricamente già esprimibile presso le Sedi delle anagrafi sanitarie.
Perché i Comuni non si attivano per avviare queste procedure e dare a tutti la possibilità di tutelarsi, magari fornendo anche informazioni il più possibile chiare e imparziali sulle scelte da fare?
Se pensiamo che nel frattempo in Parlamento sosta arenato un disegno di legge che negherebbe, se attivato, la possibilità di opporsi alle decisioni del personale medico in materia di interruzione di idratazione e alimentazione forzata, possiamo capire che si tratta di una scelta ideologica, di una sottrazione di libertà.

Sono giunte alcune risposte al nostro appello sulla creazione nei comuni della provincia dei Registri di dichiarazione anticipata di trattamento sanitario (Testamento biologico).
Grazie anche ad Alberto Milazzo, che ci ha aiutate a diffonderlo per email, hanno risposto

- Luca Bartolucci - esponente del PD pesarese e presidente del Consiglio provinciale – che, rifacendosi al recente dibattito con  Beppino Englaro a Pesaro, espone una complessa riflessione che conclude così: “ho compreso le diverse posizioni e le ho giudicate rigorose, ma francamente  mi sembrano ancora insufficienti per determinare un processo giuridico  che inevitabilmente creerà cultura e che potrebbe aprire la strada ad aberrazioni future. Ho bisogno di tempo !”. … Segno che l’incontro non ha dato chiare e sufficienti spiegazioni circa l’utilità del Testamento biologico per la salvaguardia delle volontà individuali, qualsiasi sarà il progresso della scienza medica o di qualunque orientamento sia chi sceglie.

- Pietro Dini, di Sinistra Ecologia e Libertà, che si dichiara favorevole all’istituzione dei registri.
- Tonino Matteacci, di Sinistra Ecologia e Libertà, che egualmente si dice favorevole
- Massimo Binci, consigliere regionale Sel, che dichiara: “Ho già presentato una mozione sul testamento biologico alla fine di questa legislatura, che però non è stata discussa . Si può consultare su: consiglio reg.marche, atti ispettivi e controllo mozioni Binci. Quindi la riproporrò anche nella prossima o la farò riproporre a  sinistra ecologia liberta se non verrò eletto, visto che condividiamo il diritto alla scelta sulle cure in caso di impossibilità di esprimere il  proprio desiderio tramite il testamento biologico.”
-Anche Lara Rapone di Sel si dichiara favorevole.
Pur non avendo potuto contattarli, diamo nota della posizione di Samuele Mascarin, consigliere comunale fanese di Sinistra unita, che ha già presentato, però unico e solo, una mozione al consiglio comunale fanese sull’istituzione dei registri. A Fano Italia dei Valori ha organizzato qualche mese fa una conferenza stampa nella quale annunciava di voler aiutare i cittadini che avessero voluto recarsi dal notaio per redarre la Dichiarazione. Reale disponibilità? E chi paga il conto della registrazione notarile?
Al dibattito fanese con Beppino Englaro, Luciano Benini di Bene Comune ha illustrato le posizioni meno radicali di parte della Chiesa cattolica in merito alla possibilità di rinunciare alle cure ma non ha espresso un giudizio sulla necessità di istituire i registri delle Dichiarazioni e sul suo impegno personale.
Per il resto, a parte i fondamentalisti della vita obbligatoria (da L’Avvenire al clero più ligio alla dottrina cattolica), tutto tace.

Diserbante…che trovata!


A grande richiesta pubblichiamo l’intero comunicato sulla questione del diserbante sulle strade redatto dal Coordinamento dei comitati di difesa delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano qualche giorno fa.
Diserbante sulle strade: una Pasqua al Glyphosate?
Da qualche anno a questa parte c’è una novità, l’ANAS ha cominciato ad utilizzare il diserbo.
Il prodotto usato è probabilmente un erbicida disseccante a base di “glyphosate”, ne esistono sul mercato numerose formulazioni commerciali, ma la più diffusa è il “Roundup” della Monsanto.
Agisce in circa 20 giorni ed è facilmente riconoscibile per il caratteristico colore arancione che conferisce alla vegetazione trattata prima del suo totale disseccamento ( deriva infatti dal famigerato “agente orange” della guerra in Vietnam). Proteste verbali e scritte, interpellanze a comuni e province sono state presentate in quest’ultimo anno, in Toscana, Sardegna, Valle d’Aosta, Sicilia, oltre a richieste ad Anas di spiegare il perché di questa scelta ora attuata anche nella nostra Provincia.  Il Circolo Legambiente di Manciano (Toscana) scriveva nel maggio scorso:

“L’uso di questo prodotto per impedire la crescita di erba lungo le strade è stato in più occasioni stigmatizzato dalle autorità sanitarie, ed è dello scorso anno il divieto emesso dall’assessore all’ambiente del Comune di Viterbo, indignato per l’uso massivo che l’ANAS ne aveva fatto sulla via Cassia. Ma anche quest’anno l’ANAS ha ripetuto questa pratica che ha l’indubbio vantaggio di abbattere i costi di manutenzione delle strade.
Nella nostra zona ne abbiamo constatato. L’uso sull’ Aurelia bis in tutti i suoi 54 chilometri e sull’Aurelia da Civitavecchia a Montalto di Castro. Ed è di questi giorni una viva polemica tra alcuni anziani ortolani senesi e la ditta che su appalto ANAS, sulla tangenziale di Siena, ne ha fatto un uso scriteriato, in presenza di deriva ventosa, contaminando i loro ortaggi (e che inconsapevoli hanno consumato per diversi giorni)”
Infatti il “glyphosate” è particolarmente dannoso per gli organismi acquatici: pesci, crostacei e molluschi, e dopo la dispersione la molecola rimane attiva anche diversi mesi, specie sulle superfici inerti come asfalto e cemento.
Quindi il suo utilizzo sulle fossette stradali è espressamente vietato dalle schede di sicurezza che accompagnano tutta questa classe di prodotti:ignorare tali indicazioni configurerebbe un reato.
Troviamo poi assurdo che, a fronte di un numero di disoccupati in continua crescita nel Paese, l’ANAS, in un sol colpo, scelga di mandare a casa la manodopera e mettere a rischio le nostre verdure ed i nostri corsi d’acqua.

Il Coordinamento dei comitati, già attivo con la richiesta di vietare l’uso anche a scopo agricolo di pesticidi e diserbanti nei pressi delle zone abitate (richiesta che ha sortito come risultato un’ordinanza del Sindaco di Barchi, vigente sin dall’agosto 2009, che vieta l’irrogazione di fitofarmaci fino a distanza di 150 metri dai corsi d’acqua e 100 metri dalle abitazioni), interpella l’Amministrazione provinciale perché chiarisca se esista una norma circa il divieto di utilizzo di diserbanti sui cigli stradali e in aree pubbliche ed intervenga presso Anas per sapere tipologia del prodotto usato e quantità impiegata, invitando la società ad abbandonare questa tecnica nociva.
Ci auguriamo altresì che anche per la risoluzione di altri problemi, come quello della presenza estiva di zanzare tigre e papataci, Comuni e Provincia si orientino a criteri di lotta biologica, evitando di appaltare lo spargimento di sostanze tossiche circa le quali oltretutto i cittadini non vengono informati né della tipologia né dell’entità.

(sul sito dei comitati è consultabile il pdf del prof. Fabio Taffetani sulla nocività del Glyphosate e sulle metodiche errate di cura dei bordi stradali effettuate da Anas, con corredo fotografico).

Coordinamento dei comitati di difesa delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano,
2 aprile 2010.

Pedofilia: Tamagochi come metafora


Ho scritto questo articolo nel 2002, si intitolava “Tamagochi come metafora, o la necessità di possedere l’infanzia“, vi si parla dello scandalo già scoppiato negli Usa e che coinvolgeva in tutto 3000 tra sacerdoti e diaconi, e soprattutto delle direttive del clero in merito alla necessità di risolvere all’interno del recinto sacro il “problemuccio”.
Innanzitutto si sfatava il fatto che la pedofilia fosse un semplice incidente di percorso, sottolineando come in realtà il “potere” (anche sessuale) sull’infanzia, in tutte le culture patriarcali, fosse radicato.
Sul numero di questa settimana (n.840) di Internazionale è Andrew Sullivan, cattolico e gay dichiarato, a fare una seppur sommaria descrizione di come oltretutto sia proprio la repressione sessuale a causare gli abusi titola il suo articolo “Perché il Papa dovrebbe dimettersi”, e Cristopher Hitchens cita con maggior chiarezza la responsabilità dell’ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nella copertura dei casi.
Leggete Tamagochi se volete saperne di più sulle responsabilità della Chiesa nella copertura (per evitargli il Tribunale penale) data ai pedofili. Ancora una volta si conferma la convinzione del Vaticano che esso possa interferire a man bassa su leggi e giustizia laiche ma essere tutelato e al riparo dalla legge degli Stati e dal giudizio dei laici.

Francesca Palazzi Arduini.

Arriva il Silvio delle selve!

Villa San Martino ad Arcore

Certo, far fare dei buchi e poi farli riempire, in tempi di congiuntura e crisi occupazionale, è sempre stato un buon metodo d’impiego nel nostro Paese, culla della creatività. Ma andiamo ai fatti:
Roma, 19 mar. :”Ogni candidato si impegnerà a fare la sua parte e tutti quanti insieme pianteremo 100 milioni di alberi“, promette il premier Silvio Berlusconi in occasione della presentazione di un suo libro. “Dobbiamo avere anche più piste ciclabili – ha aggiunto Berlusconi – e fare in modo che l’Italia torni ad essere il giardino d’Europa“.
Peccato che la vivaistica italiana non disponga in tutto che di qualche milione di piantine da mettere a dimora e che, calcolando lo spazio necessario a “rinverdire” secondo Berlusconi l’Italia, occorrerebbero 500 kilometri quadrati, per uno spazio ad albero inferiore di molte volte la superficie ottimale prevista (5 metri invece che circa 30)!!!
Non solo, calcolando che la spesa di una piantumazione urbana va dai 250 euro ad albero in più per i lavori e la manutenzione, si tratterebbe di un investimento di almeno 25 miliardi di euro… quasi quattro volte una Legge finanziaria…in un paese che invece questo governo sta privando dei fondi necessari per la difesa del paesaggio, dagli incendi dei boschi, dall’inquinamento, per la ricerca, e che vuole “rinverdire” il nucleare!
I Governatori dell’amore potrebbero risparmiare utilizzando piantine forestali, con scarsi risultati e comunque una spesa pari a quella di una Finanziaria.
Fa molto “Quando c’era lui” questa proposta demagogica tanto che sembra di vedere gli eletti del Pdl, con le maniche rimboccate e la vanga in una mano, scavare e piantare direttamente gli alberelli, mentre con l’altra autorizzano la caccia nei Parchi, il disboscamento selvaggio, e gli inceneritori di rifiuti al posto della raccolta porta a porta.
Immaginiamo allora Mirco Carloni, ex urbanizzatore spinto del comune di Fano e non esattamente interessato alle “piste ciclabili” di Silvio, ora consigliere regionale, in una attillata tuta verde da giardiniere, piantumare proprio quell’area, brulla e piatta, da decenni in attesa di divenire Parco urbano: il Campo di aviazione di Fano. Ma quanto spazio dovrà impiegare per utilizzare almeno un pochetto delle piantine ipotizzate alla carlona da San Selvio? Per metterne a dimora tra le 22 mila (se mantenesse un’area di circa 30 metri quadri ad albero) alle 134 mila (se le piantasse più alla buona, tanto per fare) gli occorrerebbero… tutti i 67 ettari del Campo.
Un po’ difficile, anche impegnando TUTTO il territorio urbano nazionale, esaudire le utopie del Cavaliere. Comunque, al lavoro, signor Carloni!

In alternativa, per mettere l’Italia al verde, basta guardare il reddito pro capite degli italiani. E tante grazie, al partito del verde e dell’amore!

Francesca Palazzi Arduini

Post redatto grazie a:

- coupdetheatre.blogspot.com
”Il professor Francesco Ferrini della facoltà di agraria di Firenze ha studiato la fattibilita’ di una delle tante stronzate sparate da Berlusconi”

-Blogeko.it
“La faccenda dei 100 milioni di alberi è venuta fuori venerdì 19, quando Berlusconi ha presentato il suo libro “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”.

-Alessandro Robecchi , il Manifesto: “Ma andiamo! Cento milioni di alberi! Non sarà esagerata una simile foresta per un Macbeth così piccolino?” Alessandro Robecchi 28 marzo 2010 – Milioni di alberi nella foresta delle cazzate”.

San Rubinetto e la storia dell’acqua in bottiglia

Continua la mobilitazione trasversale contro la privatizzazione dell’acqua.
Il 20 marzo a Roma una partecipata manifestazione con in testa tanti sindaci. Ricordiamo che il movimento organizzatore ha depositato le proposte referendarie per abolire gli articoli di legge che hanno aperto la strada alla privatizzazione dell’acqua. Le domande referendarie possono essere lette sul sito del Forum italiano dei movimenti per l’acqua.
Intanto anche a livello locale prosegue l’opera di sbarramento alle manovre di privatizzazione, e ci giunge notizia  da Pergola di una ironica processione il 31 marzo dell’effige di San rubinetto per contestare le manovre di privatizzazione.
Noi solidarizziamo linkando l’essenziale video realizzato dai dinamici di The Story of Stuff Project, nel quale vedrete Annie Leonard spiegare perché e come ci vendono l’acqua in bottiglia:

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