rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per aprile, 2009

le rose son sfiorite… su donne e politica

santoro_iole

Dopo l’intervento di Christina Cesaretti sulla composizione liste elettorali del Pd in provincia di Pesaro e Urbino, sono intervenute, sulla mailing list del coordinamento provinciale dei comitati (comitatinrete.it), due donne preoccupate della questione del grave ritardo politico e culturale italiano che vede una scarsa presenza delle donne in politica, fenomeno che, aggiungerei io, è ora affiancato da un nuovo trend, quello del posizionamento a titolo meramente promozionale, di donne “fantoccio” in politica, persone cioè completamente manipolabili che non esprimono nessun retroterra ma solo la loro figura di “hostess” di schieramenti politici prefabbricati.
Basti pensare alle recenti dichiarazioni della consorte del primo ministro, sulla composizione delle liste elettorali del Pdl, rispetto alle quali dichiarazioni Berlusconi replica direttamente dai quotidiani (suoi e non suoi): “sei stata manipolata“. eh, sì! Le donne, per l’antiquato prèmier, o gli danno ragione o sono state manipolate… teoria propriamente detta anche delle “sotto tutela“, per cui noi donne dobbiamo essere sempre o tutelate o educate (o ambedue le cose) da qualcuno.
“Roma, 29 apr. (Adnkronos/Ign) – “Ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere“. Con queste parole la moglie del premier Silvio Berlusconi, Veronica Lario, critica duramente le candidature di ‘veline‘ e show-girl che si stanno preparando nel Pdl per le elezioni Europee. “Voglio che sia chiaro – aggiunge – che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire”.

Francesca Palazzi Arduini.

Ecco qui di seguito gli interventi:

“ Mi sento profondamente presa in causa da questo discorso, non perché io sia una candidata o una candidabile o appartenga ad un partito politico, ma semplicemente perché sono una femminista che si occupa a livello professionale e con tanta passione di filosofia politica. La questione della incompleta emancipazione è una spina nel fianco, ma oggi si sta andando nella direzione di un backlash veramente grave il quale si scontra con la mancanza di una risposta femminista … i motivi sono moltissimi e non me la sento di cominciare un discorso in merito … è dalla mia maggiore età che lavoro con donne di ogni età e credo politico e soprattutto estrazione economica e sociale su questo tema, adesso soprattutto con le giovani studentesse … del resto il panorama italiano è davvero peculiare, una specie di femminismo della differenza sessuale diffuso ma concettualmente molto rozzo e tipico delle signore della politica dei partiti di sinistra e adesso di destra …  ha adoperato linee strategiche perdenti sul lungo periodo ( ma stessa cosa è successa all’università, mondo dove lavoro e dove le femministe teoriche della differenza rozze a livello strategico-politico, nel loro non volersi immischiare nelle pratiche maschili, hanno deciso di non appoggiare strumenti come i gender studies e i contratti alle giovani e le carriere delle donne che lavoravano su tematiche di gender, con il risultato che oggi per trovare un corso di studi di genere in Italia occorre fare una ricerca da esploratori …) le donne della politica invece di pretendere soldi dai partiti per strutture di crescita politica delle donne (scuole di politica e di formazione quadri, strumenti di diffusione delle tematiche femministe e bioetiche, lavoro con le straniere ad esempio …) … ma il PDS era partito bene negli anni 80/90 … e anche rifondazione, hanno fatto lobby con gli uomini o hanno pensato agli affari propri o di cordata e alla fine hanno perso potere contrattuale del tutto … quindi è scandaloso che le donne oggi  non ci siano nelle liste dei partiti in queste elezioni ma è anche un tragico segno dei tempi e forse è meglio che non ci siano donne se quelle che devono esserci sono donne solo a livello biologico ma pensano come un patriarca qualsiasi …. Le strategie adottate hanno decretato la fine di un periodo … adesso occorre cambiare pagina e ricostruire dal basso con tanta fatica e concetti nuovi e soprattutto senza separazioni,  in modo tale che le signore evergreen della politica locale o nazionale che sia, capiscano che o lavorano per le donne (e non solo per qualche amica e/o moglie di qualche altro politico di partito) oppure vanno a casa loro e i loro amici portatori di un messaggio maschilista e patriarcale …

Ciao a tutte/i, Joan

 

“Sì, alla fine degli anni ’80, con la segreteria Occhetto, ci fu un’ondata innovatrice sia di forma che di contenuto, e il movimento femminile ebbe una particolare attenzione nei dibattiti, tanto che si arrivò alla determinazione di una quota minima di rappresentanza femminile, da un terzo a un quinto, negli organismi di partito. Non molto, ma più di quello che concedevano gli altri partiti italiani e la maggior parte di quelli europei…

Non saprei dire se poi il consociativismo in versione femminile abbia mantenuto basse le percentuali, o se è¨ stato il non volersi immischiare in pratiche tipicamente maschili, che, come è successo per l’università, ha fatto sì che si sono perse delle occasioni uniche, quel che resta è¨ però la situazione ambigua attuale, nella quale ancora le donne in politica sono poche, senza potere contrattuale, delle quali si farebbe pure a meno, ma che bisogna mettere, per maquillage di pari opportunità/smo, in qualche collegio, magari, normalmente perdente. Un post femminismo senza la coscienza e le conquiste del femminismo… difficile uscirne… anche perché le giovani generazioni femminili, beneficiarie di diritti ormai acquisiti, non ha pressoché coscienza di questo… e, come abbiamo visto anche in recenti referendum, facilmente manipolabili… credo comunque, pur non essendo mai stata una partigiana delle quote rosa, né delle etichette, troppo spesso solo ghettizzanti, che l’immissione massiccia delle donne in politica sarebbe utile a ogni livello, e a questo punto me se con le quote rosa o con una strategia contrattuale mi pare di importanza secondaria, anche correndo il rischio che alcune o molte portino messaggi patriarcali, anche correndo il rischio che alcune o molte portino altrettanto insidiosi messaggi matriarcali, ma dando una possibilità ad altre, poche o molte, di portare messaggi per una cultura della cittadinanza, per una qualità sociale attiva, creativa e rispettosa delle differenze individuali e delle molteplici culture, cioè dell’ambiente – naturale e artificiale – nel quale viviamo e agiamo. Credo che sia un rischio che potremmo correre, visto che l’alternativa la conosciamo già… peggio di così… ma è pur vero che arrivati al fondo si potrebbe pure scavare… ecco, cerchiamo di evitarlo… ma hai ragione, le donne non hanno una strategia politica capace di formare una rete resistenziale o propositiva che sia nella società come nei partiti… hanno visto con diffidenza la cultura dell’uguaglianza nella differenza… avvallando ancora il maschile pensiero… e il maschile potere… e hai ragione: senza educazione, senza cultura nessun cambiamento sarà possibile… e vediamo dove stiamo andando… è un cane che si morde la coda… eppure è al domani che dobbiamo guardare e per il domani che dobbiamo lavorare… ciao, Ilaria.”

25 aprile:piaccia o non piaccia!

Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista,
c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le deportazioni
e l’Olocausto;
dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato,
c’era la lotta per una società pacifica e democratica,
ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto,
ché di queste non ce ne sono.
Italo Calvino

BUON XXV APRILE

Ricordati di firmare la petizione contro la proposta di Legge 1360
che vuole equiparare i combattenti di Salò ai partigiani.

Puoi farlo on line sul sito http://www.no1360.it

Se vuoi conoscere attività e leggere articoli sulla situazione locale, vai alle pagine Antifa’ e antifa’ documenti e scegli anche tra i nostri link nel blogroll.

Amiantopoli: i dati di un disastro sanitario

Amianto: la Provincia di Pesaro al secondo posto nelle Marche per numero di mesoteliomi.
  Come molti di voi sapranno dal 1992 (legge 257) l’uso di materiali contenenti amianto è stato decretato fuorilegge in Italia, a causa dei danni mortali alla salute provocata dal contatto con le microscopiche fibre di questi minerali (crocidolite, amosite, tremolite, crisotilo) che causa uno dei tumori più letale a breve termine: il mesotelioma.
La giunta della Regione Marche ha steso nel 1997 (DG n.3496), a cinque anni dalla legge, un Piano di protezione, smaltimento e bonifica riguardante l’amianto ed ha poi dato il via, dopo altri cinque anni e cioè nel 2002, sulla base del DPR 8//94, ad un Censimento delle aree e degli edifici contenenti amianto nelle sue varie forme.
A tutt’oggi, anche se da quel censimento sono usciti dati sconvolgenti per la quantità di aree coinvolte da bonificare, non è stato preso nessun’altro provvedimento.
Di recente una interrogazione (n.1240 16 marzo 2009) del consigliere regionale D’Anna ha riportato in Regione sulla stampa l’attenzione sul problema, eppure anche questo intervento rischia di essere dimenticato tra breve.
Il problema è sempre lo stesso: né gli amministratori né i cittadini hanno la percezione del reale pericolo per la salute che si corre venendo a contatto con le fibre di amianto. E spesso preferiscono dedicare le loro attenzioni ed i loro fondi ad attività che diano risultati più tangibili, piuttosto che proteggersi e proteggere la collettività da un pericolo strisciante e nascosto, che si evidenzia solo dopo la contaminazione, al chiuso delle sale operatorie e degli ospedali.
Uno sguardo alle cifre degli ammalati ed alle cifre del censimento dell’amianto nella nostra provincia può aiutarci invece a capire la gravità, ed anche le cause, della situazione amianto a Pesaro, Fano, Urbino.
  Dal 1996 il Registro Mesoteliomi- Cor è aperto e gestito dalla Università di Camerino, provincia di Macerata (http://www.unicam.it/tumori). Il Registro tiene nota delle anamnesi dei pazienti colpiti da mesotelioma e riconduce i casi alla contaminazione da amianto nei suoi vari gradi di certezza (tenendo conto degli esami istologici ecc.), e riconducendoli alle possibilità di esposizione più probabili. Ricordiamo che dal DPR 336/94 il mesotelioma, sia alla pleura che non, è riconoscibile come malattia professionale.
I dati del Registro, aggiornati al febbraio 2008, segnalano la Provincia di Pesaro e Urbino come seconda per numero di mesoteliomi (74 casi dei quali 36 a Pesaro, 9 a Urbino e 29 a Fano), dopo Ancona (136 casi), e prima di Ascoli Piceno (48 casi) e Macerata (45). In percentuale per numero di abitanti, si situerebbe al terzo posto subito dopo la provincia di Ascoli. La Regione Marche ha avuto quindi un totale di 303 morti per mesotelioma al 2008.
Di questi casi, la dott.Cristiana Pascucci del Cor Marche, segnala riconducibile a esposizione professionale solo il 36% dei casi. (relazione al convegno “Amianto: il piano nella Regione Marche. Ottobre 2007).
Il 53% delle esposizioni, secondo anamnesi e interviste, è riconducibile all’edilizia.
Per capire meglio la pericolosità dell’amianto nelle sue varie forme (eternit, guarnizioni, linoleum ecc.), occorre ricordare che non esiste una dose minima di fibre per innescare il processo degenerativo: le fibre, la cui grandezza può variare a seconda del materiale da 0,001 micrometri a 0,5 micrometri (l’amianto è una nanopolvere) ed oltre, possono causare asbestosi, carcinoma polmonare, e mesotelioma in maniera del tutto variabile, sia che se ne siano assunte pochissime che molte a causa di esposizioni temporanee o lunghe.
Qualsiasi contaminazione ambientale, quindi, può causare la malattia, ed i tempi di latenza variano dai 10 ai 50 anni!
Nell’ottobre del 2007 proprio nella nostra Provincia si è svolto un corso di formazione per le imprese professionalmente interessate alla rimozione ed allo smaltimento dell’amianto. Ma nulla è stato fatto per provvedere a preventivare, richiedere, stanziare fondi per iniziare una campagna strategica di rimozione dell’amianto dagli edifici e dalle aree pubbliche e private.
Eppure in Italia qualcosa si è mosso nel frattempo: Province e Comuni hanno iniziato a fare delibere ed a stanziare fondi annuali e pluriennali per la messa in sicurezza, la rimozione e lo stoccaggio dell’amianto. E non sono pochi:si va dalla Provincia di Milano a quella del Medio Campidano, da quella di Udine a quella di Sassari, da quella di Massa Carrara a quella di Gallipoli, tutte realtà non più ricche della nostra, e che hanno operato a seguito di Delibere regionali, spesso stanziando anche fondi di sostegno ai privati e prevedendo, oltre a contributi a fondo perduto, anche detrazioni Irpef.
Responsabilmente,alcune prevedono anche, in caso di richieste in esubero, un aumento dei fondi: in modo da poter far eseguire più bonifiche.
Invece, il nostro Censimento amianto come è stato usato, nell’interesse di tutti? E’ stata fatta una presentazione dei dati. Ma a tutt’oggi non esistono delibere di sostegno alla bonifica ed i privati sono abbandonati alla loro iniziativa (e spesso le segnalazioni di amianto si risolvono con la “sparizione” dell’eternit o dei manufatti, operata da persone che non vogliono pagarne lo smaltimento e preferiscono buttare o seppellire abusivamente il materiale).
Eppure la base per una seria politica sanitaria (ed anche i Sindaci, sempre pronti a tagliare nastri, ricordino ogni tanto di essere le Autorità sanitarie dei loro Comuni) ci sono: le schede del censimento spedite nel 2002 hanno ricevuto una risposta nel 26% dei casi. Su 52.089 risposte gli edifici segnalati sono stati il 30%, cioè ben 15.442.
Nella sola Provincia di Pesaro 3156 edifici dei quali il 35% con amianto friabile, suddivisi in 5 classi di priorità a seconda della pericolosità e dell’accessibilità e dando la precedenza a quelli pubblici. Solo il 4% degli edifici censiti è stato bonificato (2002-2007).
Le schede compilate durante il Censimento prevedevano in calce queste possibilità di prevenzione: il controllo periodico dello stato del materiale segnalato, la corretta manutenzione, l’individuazione del responsabile per la gestione del problema, l’eliminazione della cause di danneggiamento del materiale, la dichiarazione dello stato di conservazione, la rimozione, l’incapsulamento ed il confinamento, la bonifica.
Praticamente niente è stato fatto in rapporto alla quantità e gravità dei casi segnalati.
Viviamo in una situazione che vede come unico “Tasso fisso” sicuro quello dell’aumento dei casi di tumore nella popolazione.
Il tumore al polmone ad esempio è cresciuto nella nostra Regione del 7,8 % negli uomini e del 9,2 nelle donne (e sono dati aggiornati al 2004!).
Cosa possiamo fare come cittadini? Manifestare, organizzare momenti di sensibilizzazione, coinvolgere gli amministratori locali per esigere iniziative concrete di prevenzione e di bonifica.
Come Coordinamento provinciale, nella nostra Carta dei diritti, abbiamo segnalato, oltre al grave problema delle polveri e nanopolveri da incenerimento, anche queste tre nocività: amianto, pesticidi, combustione delle plastiche (diossine), sulle quali agire come cittadini anche a livello comunale.
Chiediamo ai candidati sindaci e consiglieri, ad ai candidati alla provincia, di esprimersi proponendo piani di informazione, e di bonifica, valutando ed assicurando stanziamenti e se necessario sollecitando la Regione a farsi carico più seriamente del problema delle nocività.
 
 
 

 

Francesca Palazzi Arduini.

 

Semiotica dei posteroni, NEW

Quando il politico è il Brand:
care compagne, cari compagni (usiamo questo termine per darci un tono rivoluzionario), non sentite anche voi ormai una nausea salire, quando, ad ogni angolo, faccioni con le gambe di metallo infisse in terra o guance di tre metri per sei issate lungo le curve vi sorridono promettenti?
ma se non vi è bastata la rassegna analitica della prima puntata,
http://rimarchevole.wordpress.com/2009/02/10/elezioni-semiotica-dei-posteroni
ecco a voi l’ultima, speriamo!…
tomato

1) il politico utile, maneggevole, che si conserva bene, e che è sempre utile in cucina. Perché tutti sono capaci di promettere qualche pista ciclabile ed una palestra, qualche soldo in più per una cosa o per un’altra, ma quello che conta è la data di scadenza! Il signor Falcioni, politico di vecchia data, lo sa e promette di esserci sempre, anche alle prossime elezioni,e ci offre subito il suo mento.
falcioni

2) sempre nella serie delle FACCE SOLITARIE, spicca un volto che si è voluto dare un tratto distintivo nella pettinatura, amiccando a qualcosa di più, ad una gelatinosa aura sexy da balera, ad un epigono di Toni Manero? Bah!
silvestri_21

ci siamo dette: perché non apprezzare la volontà di questo candidato di non inserirsi nel novero dei ben pettinati, dei tirati a lucido (lui sì, ma di brillantina), dei progettati a tavolino? questo Luca Carboni dei politici non merita forse apprezzamento? rimane però sempre nella serie dei faccioni… capace di prendere il volo per una carriera da solista professionista ma da alcuni scambiato per un solista del lissìo…
silvestri

3) del resto certe affermazioni, come “io ci sono”, fatte da certi candidati con facce decisamente inquietanti (a causa dei ritocchi fotografici?), crediamo, appaiono più come minacce che come promesse!

santorelli

4) c’è anche, in maniera più pratica, anziché il primo piano sceglie la figura intera, perdipiù sugli scogli (che non si sa se supererà però) e, oltre a fornire il suo numero di cellulare, indica con precisione in fondo al poster, come votare, forse mira ai votanti anziani o è consapevole dell’analfabetismo di ritorno dovuto alla tv?

terlizzi

5) nella galleria dei ritratti senza posa, si fa per dire, c’è chi ha optato per una politica più furbetta, facendo posare gli altri o anche gli altri. La serie di chi fa posare gli altri è aperta da Mirco Carloni, che ha appiccicato a vari volti un “valore” deciso dalla sua agenzia pubblicitaria per fondersi con il suo immaginario elettorato-popolo di consumatori dell’immagine
carloni_2
onestà, tradizione… la faccia della “disponibilità” ovviamente è quella di una donna…ma sono tutte in bianco e nero, solo quella del nostro candidato multi-valore, fiore dai mille petali, caleidoscopico, enorme, grandiosamente umano ecc ecc, capace come Silvio di interpretare tutti i personaggi, lui è uno di noi, ma è a COLORI
carloni1

6) c’è chi invece, per distinguersi dai volti solisti, sceglie la formula così spesso vincente a Sanremo, e fa posare tutti, abbiamo reperito per voi due esempi antitetici della tipologia, nel primo, detto anche “politica dell’ospizio”, il gruppo è composto in prevalenza da maschi di una certa età, con al centro una donna più giovane
casini

nel secondo detto “vai avanti tu…”, il gruppo è composto da maschi nelle retrovie con donne più giovani e candidati di sesso indefinito in primo piano, e il candidato sindaco, che potremmo definire  misogino politico, cammuffato nel centro, come dire: arriviamo con le ragazze ma poi …vi beccate il ginecologo antiabortista.
bene_comune

7) c’è poi chi, tanto per investire qualche soldo in più, ha deciso di mostrare anche degli oggetti e dei simboli, dal bebè alla pale eoliche, e di puntare, oltre che sui valori tradizionali (mai quanto in questo periodo i single, separati, divorziati, nostri politici sparlano di Famiglia) anche sul nuovo cavallo Vidal, l’ambiente. Con che progetti concreti, che competenze? Boh!
pd_eolico
una cosa è sicura: la città sarà verde e/o al verde, ed i nostri politici amano l’ambiente come non mai, …tutto sta a vedere cosa vogliono venderci oltre all’aiuola fiorita ed al parco urbano.
delvecchio_ambiente

…intanto, notiamo con stupore che non ci è ancora pervenuto alcuna immagine di posteroni della destra estrema: ma come? non erano loro tra i primi ad avere il Ministro per la Propaganda?
Chiudiamo quindi con quello che è stato votato come miglior posterone della stagione, purtroppo di fuori regione:
corrado
molti di voi pensano che Corrado sia il nome? non siamo arrivati ancora a questo punto ma presto avremo anche candidati col solo pseudonimo, come i supereroi di Watchman. Ed ecco il pari-merito:
europa
sappiamo che il candidato perugino si chiama Boccali, ma è sicuro che la signora ritratta non si chiama Europa!
Come vedete le strategie pubblicitarie di destra e sinistra (vedi Carloni ed i suoi volti-simbolo) non sono più tanto diverse…, le campagne elettorali, poiché mirano semplicemente a pensarci tutti come anonimi elettori qualunque, sono certo qualunquiste.

Né coerenza né pudore

Liste civiche improvvisate (come quella “A 5 stelle” che si vuole laica ma appoggia il candidato sindaco fanese ultra-integralista De Marchi), colpi bassi tra destra e sinistra (come la recente esclusione del Teatro della Fortuna di Fano dalla lista regionale dei teatri d’interesse, votata anche dai due consiglieri di maggioranza fanesi!), “sistemazioni” pre-elettorali (come la chiusura voluta da parte dell’assessore Carloni del punto Informagiovani di Fano, ora in attesa di un cambio della guardia con una nuova gara di appalto)… confronti pre elettorali ed incontri con i cittadini preconfezionati e risposte vaghe, e soprattutto prive di dati e di cifre. Vaghe promesse di “eco-sostenibilità” e di cambiamento che, si percepisce con chiarezza, non sono sostenute né da reali convinzioni né da competenza né da curriculum credibili.
Christina Cesaretti interviene segnalando un altro problema: la composizione delle liste elettorali, problema che avevamo già segnalato con i nostri post
Rovesciare la piramide della politica 2:
http://rimarchevole.wordpress.com/2009/01/28/rovesciare-la-piramide-della-politica

e con l’articolo contro il meccanismo delle liste elettorali (con in calce una proposta concreta)
http://rimarchevole.wordpress.com/2

“Scrivo questa mia dopo che i giornali hanno pubblicato la lista del PD alle provinciali. Conoscevo già tutti i nomi, essendo io membro dell’assemblea provinciale, ho atteso la pubblicazione per dire a tutti quanto ho già espresso nell’assemblea, pur sperando in qualche ripensamento dell’ultima ora, che non è avvenuto.

Ho già espresso a Ricci ed all’assemblea che la lista è debole priva di apporti culturali, professionali e di impegno civile di rilievo, mal assortita, clientelare e chiusa.

Soprattutto è del tutto incomprensibile la candidatura del Sindaco di Acqualagna, Bruno Capanna, già condannato in primo grado a 4 anni di reclusione, più 6 mesi di interdizione dai pubblici uffici per abuso in atti d’ufficio relativi sembra in atti d’ufficio relativi pare a pratiche edilizie.

Sul capo dello stesso pende poi un altro procedimento per peculato e sembra pure una terza inchiesta.

Mi domando quale coerenza e quale pudore hanno mai i dirigenti del PD provinciale, da una parte, a Fano alzano grida e urla contro il Sindaco Aguzzi che,è stato proposto per un rinvio a giudizio, secondo loro non dovrebbe candidarsi, dall’altra inserisce nella propria lista provinciale un conndannato in primo grado e non solo.

Mi rivolgo allora al candidato Federico Valentini:

Caro Federico

Protesta e ritira la tua candidatura difronte all’incoerenza ed all’impudicizia dell’partito che, a Fano ti manda allo sbaraglio ed a Pesaro ti smentisce in maniera così clamorosa.

Se non lo fai, sembrerà che il PD di Fano e della Val Metauro non conti assolutamente nulla difronte agli oligarchi del partito pesarese.

Se lo farai, cioè ritirare la candidatura, avrai tutto da guadagnare in stima e rispetto.

Per parte mia posso solo dire che credevo di aver aderito ad un partito nuovo.

La riflessione sulle cocenti delusioni è già cominciata.

Forse mi ero decisamente sbagliata.

 

In fede

 

Cesaretti Christina (dirigente regionale PD)

 

Calcinelli 06/04/2009

- Nota: da Il Corriere adriatico del 8 aprile 2009 apprendiamo che Bruno Capanna non è stato condannato a 4 anni di reclusione per abuso d’ufficio ma a 4 mesi per il reato di rifiuto di atti d’ufficio con l’interdizione per 4 e non per sei mesi dai pubblici uffici, contro la quale ha fatto ricorso in appello, in relazione ad una vicenda per la quale è ricorso al Capo dello Stato. Ha poi un altro processo in corso in primo grado per abuso d’ufficio.

Cosa fa Penelope?

Un titolo in forma di domanda, un po’ tradizionalista, per chiedersi cosa fanno le donne dei piccoli paesi della Provincia di Pesaro e Urbino. Presentata a Fossombrone, ed a Mondavio il 3 aprile, e promossa dalla Provincia di Pesaro e Urbino, Assessorato alla Formazione professionale e Politiche del lavoro. Nella domanda c’è già una risposta: facciamo la tela in attesa che torni Ulisse? Sembra proprio di no, visto che la percentuale di donne occupate in provincia è superiore alla media nazionale (56% il tasso di occupazione contro un 46,6% nazionale). Però il lavoro, l’attività fuori dalla famiglia, la realizzazione professionale e quindi anche l’autonomia come persona e come donna sono ancora lontane dall’essere prive di problemi per noi donne, quasi sempre sobbarcate della maggior parte di lavori domestici e di cura all’interno della famiglia, e prive di tempo per noi stesse.
Ma passiamo a fornire qualche dato dalla Sintesi del rapporto di ricerca redatto da due delle studiose del Gruppo di ricerca che ha condotto Penelope: Fatima Farina e Alessandra Vincenti dell’Università degli studi di Urbino.
La ricerca è stata condotta su 13 comuni: Barchi, Cartoceto, Fossombrone, Isola del Piano, Mondavio, Montefelcino, Montemaggiore, Orciano, Piagge, Saltara, San Giorgio di Pesaro, Sant’Ippolito, Serrungarina.
Sono stati distribuiti  1941 questionari dei quali 1060 questionari alle donne con figli fino a 10 anni e svolte 3 interviste di gruppo a donne senza figli con età compresa tra i 18 e i 45 anni.
L’autonomia delle donne con figli è ovviamente dipendente dalle cure parentali, e dalla presenza degli asili sul territorio: la Provincia di Pesaro e Urbino spende il 23,1% della spesa sociale per questi.
La vita nei piccoli comuni segnala però un permanere delle donne all’interno dei nuclei familiari e la scarsa presenza di donne single: l’89,4% è coniugata e solo l’1,% nubile, il 3,6% separata o divorziata, lo 0,4% vedova, il 4,8% convivente. Dato interessante è che la maggior parte delle intervistate detiene un titolo di studio di norma superiore a quello del partner.
Ma è il dato dell’occupazione quello preoccupante: il 22,7% delle intervistate è “solo” casalinga ed il 3,9% disoccupata.
Una grande percentuale delle occupate ha una forma di assunzione a part time (part time orizzontale 31,3% e verticale 6,6%). La maggior parte delle occupate deve usare l’auto per raggiungere il posto di lavoro: 87,9%.
La maggior parte delle intervistate non lavora perché deve accudire i figli o perché hanno altri incarichi familiari (anziani): eppure la maggior parte delle intervistate dichiara che il lavoro è importante sia per sentirsi utile che per avere autonomia.
Considerando che i nuclei familiari in provincia sono composti prevalentemente da un 2,5 ad un 2,7 di media di componenti per ogni nucleo, vediamo bene che spesso le donne non lavorano e non hanno tempo per sé a causa del comportamento tradizionalista dei partner, che affidano loro in toto la cura della casa e dei bambini oltre che degli anziani, e a causa della inadeguatezza delle strutture di servizio sociale e dei loro orari.
Molto interessanti le risposte sulla quantità di tempo dedicata alle varie mansioni in casa e famiglia (pulizia, preparazione dei pasti, inserimento dei figli a scuola ecc.). Le donne dei 13 comuni oggetto puliscono la casa da sole nell’83,5% dei casi, e seguono i bambini a scuola da sole nel 77,7% dei casi.
Ma…guarda caso, sono i mariti che amministrano da soli i soldi di famiglia nel 34,2% dei casi (sempre)  e nel 38,8% (spesso).
Per finire, alla domanda “Quanto tempo dedica a se stessa durante la giornata”, la risposta è stata “Poco” nel 74,6% e “Per niente” nel 12,3%.
453 intervistate hanno fornito suggerimenti alle amministrazioni locali, ne tengano conto i candidati maschi che in questo periodo si riempono la bocca di parole come “famiglia” e “denatalità”:
-Dare maggiori opportunità al lavoro, flessibilità negli orari
-Individuare migliori opportunità di lavoro per le mamme
-Più servizi disponibili per accudire i figli di chi lavora
-Retribuzione per le casalinghe almeno fino al terzo anno di età dei figli
-Strutture a basso costo tipo asili nido
-Personale per assistenza agli anziani a costo zero
-Armonizzazione degli orari dei servizi
-Più informazione
-Più Ludobus e scuole a orario pomeridiano per i figli

Alla provincia di Pesaro il record degli incidenti di caccia

Una sparuta minoranza di sedicenti “sportivi” che tiene in ostaggio, da settembre a gennaio, e per volere della Giunta regionale ora anche tutto l’anno con la caccia di selezione al cinghiale, tutta la Regione.
Un disegno di legge, il famigerato disegno Orsi, dal nome del senatore proponente, che vorrebbe fare carta straccia anche di quei pochi limiti e vincoli che sono tuttora abbondantemente infranti,  anche a causa della scaristà dei controlli e di un regime ispettivo applicato “in proprio” da guardacaccia che sono anche cacciatori… il risultato è quello che, mentre le associazioni dei cacciatori si presentano come “paladini della vita”, e chissà perché ci vien da pensare ad altri che si sporcano la bocca con questa parola, la lista delle morti e degli incidenti è lunga. E purtroppo non può comprendere le migliaia di animali, anche protetti, feriti e uccisi per “sport”.
Invitiamo a visitare, per seguire le manovre del DDL Orsi e per documentarsi, oltre che il sito della Lega per l’abolizione della caccia,
anche quello della Associazione vittime della caccia e quello della Associazione per lo studio delle tradizioni violente.
Altre notizie anche alla nostra pagina http://rimarchevole.worpress.com/campagne-nazionali
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.vittimedellacaccia.org
sul cui sito potete trovare un interessante appello a non abbassare la guardia sugli altri disegni di legge pro-caccia oltre al Ddl Orsi,
http://www.tradizioniviolente.org

caccia_campagna
In particolare i cacciatori morti negli ultimi cinque mesi sono 24, mentre i feriti ammontano a 62. Ma si contano parecchie vittime anche tra innocenti passanti: per precisione 17 morti e 23 feriti. Daniela Casprini, presidente dell’Associazione, precisa che si tratta di “vittime per armi da caccia dal primo settembre 2008 al 31 gennaio 2009. Quanto alle munizioni, i pallini hanno provocato 44 vittime tra morti e feriti (sono molto pericolosi perché usati vicino ai centri abitati), mentre la palla unica (che serve a uccidere cinghiali e altri ungulati), ha causato 36 vittime.
Ancora: sono rimasti coinvolti 12 minorenni, mentre per 24 volte è intervenuto l’elicottero per prestare soccorsi. Il  poco invidiabile primato della regione più ‘pericolosa’ per incidenti di caccia spetta alla Toscana (17), seguita dalla Sardegna (12) e dal  Veneto (10). Tra le province il triste primato spetta a Pesaro-Urbino (7), seguita da Cagliari (5) e Treviso (5). Infine, il mese con più vittime è stato ottobre (35)

ROMA, 9 febbraio 2009 -Sembra davvero un bollettino di guerra, il bilancio di cinque mesi di stagione venatoria. Le vittime ‘umane’ della caccia sono infatti ben 126: 41 morti e 85 feriti. Il dato è reso noto dall’Associazione delle vittime della caccia, che si riferisce ai 117 episodi di cronaca conteggiati.

FATTI E MISFATTI PER ARMI DA CACCIA
DAL 1 SETTEMBRE 2008 AL 31 GENNAIO 2009
(Periodo corrispondente alla stagione venatoria)
I DATI DELLE VITTIME

Integrazione rispetto ai dati diramati il 3 febbraio
alla luce di riscontri incrociati.

EPISODI DI CRONACA OSSERVATI: 127, da cui rilevate 136 vittime (tra morti e feriti)
TOT FERITI 94
TOT MORTI 42
FERITI CACCIATORI 67 – FERITI GENTE COMUNE 27
MORTI CACCIATORI 25 – MORTI GENTE COMUNE 17

TOT VITTIME (morti e feriti) tra I CACCIATORI: 92

TOT VITTIME (morti e feriti) tra la GENTE COMUNE: 44

- TOTALI VITTIME AMBITO VENATORIO 103
VITTIME GENTE COMUNE (Feriti 13 – Morti 3 ) TOT 16
VITTIME CACCIATORI (Feriti 65 – Morti 22 ) TOT 87

- TOTALI VITTIME ARMI DA CACCIA IN AMBITO EXTRA-VENATORIO 33
VITTIME GENTE COMUNE (Feriti 14 – Morti 14 ) TOT 28
VITTIME CACCIATORI (Feriti 2 – Morti 3 ) TOT 5

(Laddove è stato possibile rilevare, in quanto citato nell’articolo stampa):
VITTIME PER MUNIZIONE SPEZZATA: 42
VITTIME PER MUNIZIONI A PALLA UNICA: 37
ELISOCCORSI INTERVENUTI 25

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