rimarchevole…
meglio riassumere…Archivio per marzo, 2009
Famiglie: come sono cambiate!
In margine all’iniziativa “Diverse normalità: famiglie, unioni, affetti, diritti nell’Italia di oggi”, riportiamo alcuni dati e semplici considerazioni molto utili a capire l’iniziativa, a partire dal testo che ci è in parte servito per le discussioni organizzative: “Diverse normalità. Psicologia sociale delle relazioni familiari” di Laura Fruggeri, del quale riportiamo una recensione anche in http://rimarchevole.wordpress.com/cocktail-damore
Perché famiglie al plurale:
in Italia vi sono oltre 22 milioni di nuclei familiari, dei quali le coppie con figli costituiscono il 44,3%, e le coppie senza figli il 19,6% (dati 2001).
Il dato in evoluzione è quello delle famiglie composte da una sola persona, che pare rappresentino quasi il 25% dei nuclei familiari. Nel 2001 questi rappresentavano già quasi 5 milioni e mezzo di nuclei.
Le libere unioni, o coppie di fatto, sono già segnalate nel 2002 come 544mila e coinvolgono quindi oltre un milione di persone, queste persone convivono ma non sono unite in matrimonio.
Tra le varie tipologie di famiglie abbiamo quelle monogenitoriali (ad esempio una madre coi figli), quelle plurinucleari (quelle in cui i partner provengono da una precedente separazione), quelle ricomposte (in cui il partner è già genitore), quelle con affido o con figli adottivi, quelle omosessuali, con o senza figli biologici o no, quelle autoctone o quelle immigrate, quelle a etnia minoritaria oppure prevalente. C’è poi il fenomeno LAT, living apart together, nel quale i partner vivono in due residenze distinte per scelta o per necessità.
Come si lega l’evoluzione economica e della libertà femminile a quella delle famiglie:
la famiglia non è più considerata un’entità fissa e immutabile, o con la retorica che la vede come nucleo produttivo di prole, come ai tempi delle dittature fascista e nazista.
In effetti, la stessa etimologia della parola ci richiama ad un significato meno ideologico: da Faam, che in osco significa casa, a Fanel, che in italico significa casa, la Famiglia rende il significato di luogo della vita e degli affetti ma anche in senso ampio, non necessariamente legato a legami di sangue tra le persone (come per il famiglio, famulus, degli antichi romani).
In Italia molto è cambiato, nella libertà di scelta coniugale e affettiva delle persone, e nell’organizzazione sociale e familiare, con la legge sul divorzio (1970), che fu anche sottoposta a referendum nel 1974.
Il numero dei divorzi segnava nel 2003 quota 43mila.
Ed è aumentata anche la percentuale delle persone che, prima del matrimonio, decidono di convivere: 4,6 %.
Le persone si organizzano quindi in maniera più elastica, e ciò significa anche una necessità di maggiore organizzazione sociale e mobilità. I tempi in cui lo stato di necessità materiale obbligava a mantenere nuclei familiari di tipo patriarcale allargato sono finiti, anche se la necessità economica costringe ancora i giovani a restare a lungo tempo in casa coi genitori.
L’evoluzione degli stili di vita si misura con le date dei cambiamenti sociali in favore delle donne:
nel 1919 le donne italiane hanno visto il riconoscimento del loro diritto di poter disporre dei loro beni patrimoniali,
nel 1955 è sparito l’obbligo di indicazione della paternità sui documenti (il famoso nn),
nel 1975 le madri si sono viste, con la riforma del diritto di famiglia, riconoscere la patria potestà sui minori.
Altre leggi hanno poi riconosciuto un allargamento del concetto di famiglia:
nel 2001 la legge 149 (concetto di Casa famiglia) e nel 2000 la legge 328 (comunità di famiglie).
Tra le famiglie “invisibili” al diritto ci sono ancora quelle omosessuali:
una ricerca del Censis segnala in Italia una percentuale tra il 6 ed il 12 % di omosessuali e bisessuali. Si tratta quindi di una cifra che va dai 3,6 ed i 7,2 milioni di persone.
In Italia una ricerca Arcigay seguita dall’Istituto superiore di sanità segnala che vi sono almeno 100mila bambini di coppie omosessuali, e che il 17.7% dei gay ed il 20,5% delle lesbiche italiane oltre i 40 anni ha figli.
http://www.modidi.net
La lega italiana delle famiglie arcobaleno conta oltre 400 famiglie iscritte,
http://www.famigliearcobaleno.org
La lega italiana delle famiglie di fatto fa atività di promozione di tutti i tipi di famiglie prive di riconoscimento civile, http://www.liff.tv
Laura Fruggeri, ordinaria di psicologia sociale a Parma, segnala nelle famiglie omosessuali c’è una buona distribuzione dei compiti domestici ed una negoziazione dei ruoli familiari dinamica e positiva.
Quali proposte e quali diritti per le unioni civili in Italia:
Vi sono state varie proposte di legge per il riconoscimento dei diritti civili alle coppie di fatto. Alcune più articolate e dettagliate, altre molto scarne e tendenti a concedere solo alcuni diritti (patrimoniali, spesso solo in parte, alla casa – riguardo la successione nel contratto di locazione e gli alloggi popolari-, all’assistenza sanitaria da parte del convivente…).
La più nota è la proposta Grillini e c. del 2002: i cosiddetti PACS, c’è poi stato il disegno di legge del 2007 (Dico) e quello di Rotondi e Brunetta, veramente scarno e privo del riconoscimento di nucleo familiare (Didorè, 2008). Nessuno è stato mai approvato.
vedi anche http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_civile
Eppure già in Italia vi sono due categorie di persone che usufruiscono di diritti specifici se conviventi: i giornalisti ed i deputati. I primi in campo previdenziale e assicurativo, i secondi anche per quello che riguarda la possibilità di adottare! (Togliatti e Jotti ad esempio adottarono una bimba pur essendo solo conviventi).
La legge 53/2000 ha comunque permesso ai conviventi di usufruire dei permessi retribuiti per la cura del convivente.
La legge 142/1990 sulle autonomie locali ha invece lasciato alle Regioni ed ai comuni la possibilità di istituire un registro delle unioni, certo non troppo utile vista l’assenza di una legge nazionale.
In Europa moltissimi paesi prevedono già invece riconoscimento e tutela delle famiglie di fatto:
- in Olanda, Belgio, Spagna, Norvegia (matrimonio)
- in Danimarca, Finlandia, Islanda, Regno Unito, Svezia (stessi diritti del matrimonio)
- in Andorra, Repubblica Ceca, Francia, Lussemburgo, Slovenia, Svizzera (unioni domestiche)
- in Austria, Croazia, Portogallo, Ungheria (alcuni diritti, senza bisogno di registrazione).
Commenti disabilitati
Diverse normalità: 27 marzo
Ecco una iniziativa basata sui fatti e non sulle parole.
Bella riuscita della prima iniziativa, dopo tanto tanto tempo, sui diritti delle persone omosessuali a Fano. Circa cento persone, molti giovanissimi, hanno seguito la proiezione del documentario “Due volte genitori”, nel quale genitori e figli raccontano della loro esperienza di comunicazione. Pregiudizi infranti, umanità e ironia, hanno preparato il terreno a oltre un’ora di nutrito dibattito, nel quale hanno spiccato gli interventi di un ragazzo gay di Azione cattolica e di altri testimoni della volontà anche da parte del mondo cattolico di uscire dal pregiudizio e di aprirsi alla laicità, nonostante il lavorìo clericale e partitico contro i pari diritti delle coppie di fatto rispetto a quelle unite in matrimonio.
Emblematico, però, l’intervento del candidato sindaco di Bene Comune, Carlo de Marchi, il quale, dopo aver accusato amabilmente la moderatrice di “andare di fretta” nel reclamare diritti -si vede che la società non è ancora matura
-, ha comunque palesato il suo interesse per la tematica… una domanda ci sorge spontanea: che il periodo elettorale sia propizio al cambiamento di mentalità?
Per ora, ricordiamo cosa scrive in merito ai “valori” la lista civica di questo candidato, molto noto a Fano come ginecologo antiabortista:
“Famiglia . Momento fondamentale dell’organizzazione e della articolazione della società civile, intesa come nucleo fondato sul matrimonio e non sull’individuo o su semplici aggregazioni di fatto di individui. “
Gli “aggregati” si compiacciono comunque per la buona volontà del candidato…
Molto interessante è stata anche la cronaca fatta da Rita De Santis, presidente di Agedo, l’Associazione dei genitori di figli di omosessuali, sui legami tra gerarchia cattolica e mas media, rispetto alla presentazione della canzone di Povia a Sanremo: “Hanno voluto distruggere in un giorno il lavoro di Agedo”.
Ma pare che non ci siano riusciti!
“Diverse normalità: famiglie, unioni, affetti, diritti nell’Italia di oggi”.
Fano, venerdì 27 marzo 2009, ore 20.45
Sala S.Maria nuova, via da Serravalle 5.
Proiezione del film documentario “2 volte genitori” di Claudio Cipelletti, ’08. Dibattito con Rita De Santis, presidente di AGEDO, associazione di genitori e amici di omosessuali.

FAMIGLIE: al plurale, perché la realtà italiana smentisce coi fatti la retorica tradizionalista che vuole presentare un modello unico e immutabile di famiglia, proprio come nel 1974, quando si opponeva al divorzio. In realtà i modelli familiari sono tanti, ognuno con le sue motivazioni ed esigenze (famiglie tradizionali, monoparentali, ricomposte, omosessuali ecc.)
UNIONI: perché sono oltre mezzo milione in Italia le coppie non coniugate, o perché vorrebbero un isituto più elastico del matrimonio, di tipo contrattuale, o perché dello stesso sesso e quindi prive di ogni tipo di rcionoscimento civile.
AFFETTI: perché al mancato riconoscimento dei diritti (successori, patrimoniali, fiscali, sanitari) delle coppie di fatto si unisce in Italia una abominevole campagna che presenta le meno tutelate tra queste unioni, quelle omosessuali, come un “pericolo” usando i vecchi sistemi del pregiudizio, cercando di colpire al cuore. Ciò per impedire l’evoluzione del discorso sui diritti civili e chiedendo di mantenere il vecchio sistema del “si fa ma non si dice”.
DIRITTI: perché nel nostro Paese né i governi di sinistra né quello attuale, prima coi Pacs (Patti civili di solidarietà), poi coi Dico (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) e con i Didorè (Diritti e doveri di reciprocità dei conviventi) sono stati capaci di affrontare con spirito laico un tema che altrimenti resta solo ostaggio di vecchi ostracismi e poltrone di talk show.
DIVERSITA’: perché con questo primo appuntamento vogliamo proporre un approccio diverso a questa realtà, iniziando col raccontare storie di famiglie normali, comuni nella loro diversità. Perché conoscersi è capire, capire è rispettare e la diversità è una ricchezza per la nostra società.
Promuove: Arcigay Agorà, Pesaro, con: Associazione Alternativa libertaria, Associazione Omnibus, Associazione Res publica, Bottega di Resistenza globale-Fossombrone, Centro sociale autogestito Oltrefrontiera-Pesaro, Circolo libertario Luciano Polverari, Cooperativa Labirinto, Circolo A.Labriola, Circolo S.Allende, Movimento radicalsocialista-Fano.
altre info sul tema: http://rimarchevole.wordpress.com/cocktail-damore
info: Arcigay Agorà 389.9725980.
spazio radiofonico: grazie a Radio Fano 101, giovedì 26 marzo, ore 9.30.
http://www.agedo.org
http://www.duevoltegenitori.com
http://www.linfa.tv
Commenti disabilitati
Video riprese nei consigli comunali: quando la privacy diventa…vacancy!
Le riprese video in consiglio comunale vagano tra pre-censure e ipotesi d’appalto. Ecco una summa della situazione.
In tutt’Italia pare che i consiglieri comunali temano per la manipolazione della loro immagine da parte dei cittadini forniti di videocamera!
In tutt’Italia i comuni approvano regolamenti comunali che consentono la video sorveglianza delle strade e dei quartieri, e deliberano di far piazzare telecamere sugli snodi stradali e sui semafori… però, se l’immagine dei cittadini “per motivi di sicurezza” è catturabile, la loro, seppure nelle veste di pubblici rappresentanti, è difficile da diffondere!
In passato la giurisprudenza ammetteva solamente la presenza “dal vivo” alle sedute, considerando queste come un mero svolgimento di funzioni politiche e burocratiche dei quali i cittadini potevano, dopo, ed al massimo, richiedere trascrizione scritta. Scrive il consulente online di Asmenet Campania:
”… la pubblicità della seduta non implica la facoltà di registrazione ma la libera presenza di chi abbia interesse ad assistere alle sedute. Tale posizione trova conforto nella giurisprudenza che, per esempio, con la Corte di cassazione, sez. I, n. 5128/2001, non ha rilevato profili di illegittimità in un regolamento che poneva il divieto di introdurre nella sala del consiglio apparecchi di riproduzione audiovisiva, se non previa autorizzazione, e ha rigettato, con il Tar Veneto, sez. II, n. 60/2002, il ricorso contro il diniego del rilascio di copia di una registrazione su nastro di una seduta consiliare, per il fatto che la stessa, «non costituendo un documento amministrativo, ma un mero ausilio riconducibile a semplici appunti», non rientra nell’ambito di applicazione della legge n. 241/90, che invece riguarda il verbale redatto dal segretario comunale, avvalendosi della registrazione (nello stesso senso il tribunale amministrativo regionale delle Marche n. 170/97).”
Ora molto sta cambiando, grazie al pronunciamento del Garante per la privacy dell’11 marzo 2002 che ha stabilito la liceità di riprendere le sedute dei consigli comunali, in quanto per definizione aperti al pubblico. Certo, il Garante stabilisce che il consiglio comunale ha facoltà di imporre un regolamento che garantisca la tutela della privacy, però il confine tra motivi di privacy e motivi di censura va ben chiarito. Altrimenti, in qualsiasi momento, ogni consigliere restio a voler far sapere come voterà e cosa dichiarerà in un consiglio comunale potrebbe appellarsi alla sua privacy, chessò, magari lamentando la sua contrarietà ad essere ripreso quel giorno per motivi personali.
Riguardo ciò non possiamo che essere d’accordo con la risposta al loro sindaco dei “grillini” del comune di Vigasio del 15 febbraio 2009:
“…Appare poi inconsistente la motivazione che i consiglieri sarebbero intimiditi dalla video ripresa, in quanto il consiglio rappresenta un momento di discussione pubblica e un esercizio di democrazia e non una mera discussione tra privati. Se un consigliere è timido vuol dire che non è portato per esercitare pienamente il ruolo pubblico che riveste e non è obbligato da nessuno a fare politica!”
Anche alcuni consiglieri comunali di Asti c’hanno provato, con la timidezza, che certo non manca quando si tratta di rilasciare dichiarazioni o attaccare gli avversari, ma… sembra spuntare coi suoi virgulti quando i cittadini chiedono di allargare il diritto di seguire le sedute consiliari usufruendo di riprese video: “…appena il presidente del Consiglio Giovanni Boccia ha segnalato all’aula la loro presenza, il sindaco Giorgio Galvagno ha reagito duramente definendola situazione “illegale” e minacciando di abbandonare la seduta. Qualche consigliere, accusa Galvagno, potrebbe sentirsi inibito nel1a sua azione dalla presenza della telecamera” (29 settembre).
Anche a Villafranca le cose non sono andate diversamente, leggiamo Da L’Arena di Verona di Giovedì 25 Settembre 2008: “ Ha tirato in ballo la legge sulla privacy, gli orari e, addirittura, la timidezza dei consiglieri. In questo modo, il sindaco Daniela Contri ha messo alla porta del consiglio comunale le telecamere di Beppe Grillo. Con una lettera di una paginetta, ha negato il permesso agli esponenti villafranchesi del gruppo di amici del comico genovese di riprendere e trasmettere in internet le sedute dell’assemblea civica”.
Alcuni sindaci e presidenti di consiglio comunale hanno cercato di riaffermare che i consigli comunali sono pubblici sì, che però “Il cittadino, se veramente interessato, faccia il sacrificio di recarsi in Comune e assistere “dal vivo” al consiglio. Gli orari sono sempre fissati in ore serali o nella mattinata di sabato, quindi comodi per la cittadinanza” (Daniela Contri, sindaco di Vigasio).
Quindi, pur esistendo ora la possibilità tecnica di far accedere una grande quantità di cittadini, anche in differita, ai lavori dei consigli comunali, c’è chi si appella al vecchio sistema negando pregiudizialmente… il progresso.
Quali possono essere le motivazioni inerenti la privacy cui si può richiamare un consigliere comunale per non essere ripreso? Eventuali condizioni personali del momento che non ritiene debbano essere conosciute da tutti? Certo, anche se in quel caso potrebbe semplicemente chiedere al presidente del consiglio comunale di visionare le riprese effettuate prima che siano pubblicate sul web e/o esigere di non comparire. I consiglieri ovviamente possono richiedere di essere avvisati prima dell’effettuarsi delle riprese, anche se non pare lecito richiedere un avviso preventivo con tempi lunghi, che limiterebbe la libertà di organizzativa chi vuole riprendere la seduta.
Non sembra lecita neanche la pretesa di vedere poi pubblicate per intero le riprese (affermando che altrimenti potrebbero essere manipolate) perché esistono già norme sulla diffusione delle notizie (anche video) che tutelano le persone da manipolazioni e quindi altre limitazioni eserciterebbero una censura suppletiva alla libertà garantita a tutti (anche ai non professionisti) di riportare frasi e avvenimenti nella loro peculiarità. Sarebbe giusto quindi anche ammettere la pubblicazione su web di parti delle sedute consiliari (votazioni, interpellanze e risposte ad esse ecc.) senza dover caricare sul web pesanti files omnicomprensivi.
A questo proposito di è espresso anche l’Ordine dei giornalisti del Veneto, che ha diffidato il comune di Creazzo per: “Un provvedimento che limita pesantemente il dritto di cronaca e di critica sancito dalla Costituzione e che cerca di introdurre un pericoloso principio di censura preventiva all’attività dei giornalisti radio-televisivi e su web
Il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori, a nome del Consiglio regionale, ha diffidato il sindaco del Comune di Creazzo, in provincia di Vicenza, invitandolo a revocare immediatamente il Regolamento per la disciplina delle video riprese e trasmissioni delle sedute del Consiglio comunale di Creazzo, approvato lo scorso 28 ottobre.
“Abbiamo già incaricato i nostri legali di valutare la possibilità di impugnare la delibera comunale in sede giurisdizionale – ha dichiarato Amadori – I consigli comunali sono pubblici e non è legittimo impedirne la trasmissione o prevedere, come ha fatto il Comune di Creazzo, l’obbligo di sottoporre a parere preventivo del sindaco la possibilità di trasmettere alcune o tutte le immagini di una seduta.”. ”Il regolamento vieta la “diffusione parziale delle riprese effettuate in quanto in contrasto con le finalità dell’informazione pubblica completa e trasparente”, e vieta di “esprimere opinioni o commenti durante le riprese”: esattamente il contrario di quanto stabilito dallo stesso Garante della privacy”.
Una soluzione pattizia, che non dovrebbe limitare comunque ai privati di effettuare delle riprese (e di assumersi la responsabilità dei modi della loro diffusione, in accordo con le norme sulla stampa e sulla privacy), è quella ad esempio del comune di Molfetta, che ha deciso un anno fa di garantire ad una testata giornalistica, Il Fatto, le video riprese, dopodiché ha ritirato la concessione ed ha bisticciato sulle norme per un regolamento per le riprese. Scrivono i redattori de il Fatto, il 14 marzo 2009:
“Sembrava che le due parti, minoranza da una parte e maggioranza dall’altra, fossero in grado di discutere il regolamento e magari di addivenire ad una soluzione congiunta. Ed invece alla fine, messa ai voti l’approvazione del regolamento, la maggioranza …si è astenuta bocciando di fatto l’adozione del regolamento…Prima del voto Leonardo Scarigno, presidente della commissione affari generali, incaricata di analizzare la vicenda, aveva reso noto che il presidente del Consiglio, Camporeale aveva fatto sapere che era intenzione della presidenza assicurare il servizio di video ripresa utilizzando attrezzature e personale comunale e che nell’ambito del prossimo rifacimento dell’impianto audio della sala “Carnicella” con la spesa di circa 2000 euro si sarebbe provveduto ad installare anche telecamere e microfoni idonei a video registrare le sedute.
Le immagini saranno poi trasmesse sul sito web del comune ed eventualmente concesse anche alle testate giornalistiche. In tal modo l’amministrazione –monopolizza- il servizio di video ripresa delle sedute della massima assise cittadina”.
Così anche la vicenda di Fano cade nei contorni di una diffusa antipatia dei politici per i mezzi di comunicazione di massa, nel momento i cui questi sono gestiti dai cittadini, e prelude ad atteggiamenti pre-censori che ignorano volutamente l’esistenza di leggi che garantiscono comunque a tutti la tutela da manipolazioni o tentativi di diffamazione tramite l’uso di dichiarazioni ed immagini, volendo invece imporre norme in più per ostacolare l’esercizio del diritto di cronaca.
Va ricordato infatti che l’onore e la reputazione sono protetti dall’art. 595 del codice penale. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa -giornali, televisione, altri mezzi di informazione- o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità -tipo Internet-, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a lire un milione. Nel caso di diffamazione connessa col mezzo della stampa, televisivo o radiofonico, consistente nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è la reclusione da uno a sei anni e quella della multa non inferiore a lire 500.000. Peggio che per i bancarottieri!
Di cosa si preoccupa allora il consigliere Neumann, del consiglio comunale di Fano, che ha dichiarato di essere contrario alle video riprese degli Amici fanesi di Beppe Grillo perché teme che essi manipolino le sue dichiarazioni dandone una versione distorta?
…Mentre sembra che anche il Comune di Fano sia in procinto di approvare un regolamento, i grillini fanesi raccontano di strani episodi concernenti la presenza, già rilevata ma accettata, di persone con videocamera all’interno del Consiglio comunale. In seguito, oltre a rifiutare le riprese agli amici di Grillo (in ultimo il 12 febbraio 2009), il Comune ha rifiutato l’ingresso anche alle videocamere dell’emittente televisiva Fanotv.
”Dopo aver richiesto ufficialmente al 1° dicembre 2008, con lettera indirizzata alla presidente Cucuzza, la possibilità di riprendere con videocamera le sedute del Consiglio Comunale, abbiamo atteso quasi due mesi per la risposta…. Ma nessuna risposta è giunta! Inoltre i Capigruppo hanno stabilito di rinviare una eventuale deliberazione a modifica del Regolamento del consiglio sulle riprese video a dopo le elezioni di giugno!
Armati di telecamera siamo allora giunti al Consiglio Comunale del 19 gennaio 2009, dove siamo stati accolti dal Vicepresidente del Consiglio Neumann che ci ha detto che non avevamo l’autorizzazione per motivi di privacy. Allora abbiamo chiesto gentilmente se poteva chiedere a inizio seduta se c’era qualche consigliere che si opponeva alle riprese per tutela della privacy. Se ci fosse stato anche un solo consigliere di questo avviso, avremmo sicuramente spento la nostra telecamera. Neanche questa cortesia è stata accolta!”
Possiamo comunque ricordare che, per chi esercita la professione di giornalista, ma ciò è ipoteticamente estendibile a chi è responsabile di un sito o di una testata web, lo stesso parere del Garante per la privacy dispone che per quello che riguarda i consigli comunali: “La diffusione delle immagini da parte della televisione locale può essere effettuata, ha chiarito l’Autorità, senza il consenso degli interessati (art. 25 l. 675/96 e codice deontologico sull’attività dei giornalisti)” Recita infatti l’ Art. 25.sul trattamento di dati particolari nell’esercizio della professione di giornalista: “1. Salvo che per i dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, il consenso dell’interessato non è richiesto quando il trattamento dei dati di cui all’articolo 22 e’ effettuato nell’esercizio della professione di giornalista e per l’esclusivo perseguimento delle relative finalità, nei limiti del diritto di cronaca, ed in particolare dell’essenzialita’ dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico. Al medesimo trattamento, non si applica il limite previsto per i dati di cui all’articolo 24. Nei casi previsti dal presente comma, il trattamento svolto in conformità del codice di cui ai commi 2 e 3 può essere effettuato anche senza l’autorizzazione del Garante.”
Ma ancora più interessante la nota degli amici di Beppe Grillo fanesi:
“...il 10 gennaio 2009 sulle pagine del Resto del Carlino è apparsa una foto con il Consiglio Comunale composto dall’attuale giunta in fervida attività e tra il pubblico una bella telecamera piazzata a riprendere il tutto… noi non sappiamo chi era l’operatore ma ci chiediamo “se già è avvenuto che si potesse riprendere l’attività del Consiglio, come mai a noi questa possibilità vuole essere negata?”
Il 12 Marzo 2009 la consigliera Serafini di Fano futura, nel momento del rifiuto anche a Fanotv di effettuare riprese, protesta pubblicamente. Anche il consigliere regionale Prc Michele Altomeni protesta, ipotizzando la possibilità del Comune di appaltare il servizio a Fanotv (o, dice, a RADIO locali)… alla faccia della garanzia dei diritti dei cittadini e pure del servizio pubblico!
Aprile 2009: è notizia pubblica che il Comune di Fano ha approvato un regolamento per le riprese video che consente solo alle emittenti televisive ed ai giornalisti accreditati di effettuarle.
Ultimissime luglio: la notizia è confermata, il consiglio comunale propone di permettere le riprese solo alle emittenti accreditate e la diffusione dei filmati dopo un placet formale. Intanto… la provincia di Pesaro e Urbino si impegna invece a trasmettere le sedute del consiglio provinciale su di un apposito sito.
Esiste già un suo canale Youtube
http://www.youtube.com/user/ProvinciaPU
ed un sito:
sul quale ci auguriamo vengano messe a disposizione le riprese integrali delle sedute consiliari.
Commenti disabilitati
Lettera aperta a Federico Valentini
Gentile signor Valentini,
vivo in un piccolo borgo della vallata del Metauro e faccio parte di uno dei comitati aderenti al Coordinamento provinciale.
Sabato 28 febbraio a Pesaro il Coordinamento ha presentato la versione integrata della Carta dei diritti e delle rivendicazioni del territorio,
dando vita ad un interessante dibattito sulla questione dell’acqua come bene pubblico e delle energie realmente rinnovabili.
Nonostante tutte le formazioni politiche fossero state invitate, né lei né il candidato presidente della Provincia eravate presenti.
Di recente lei ha dichiarato che la sua intesa con Matteo Ricci è perfetta, dando ad intendere praticamente che lavoriate in tandem.
Mi chiedo quindi se quel giorno il vostro tandem non potesse proprio arrivare per qualche minuto a Pesaro, pur essendo presente in queste
settimane ovunque, per colloqui elettorali: dal pranzo con l’industriale alla birra (sono supposizioni) alla bocciofila, il tandem è ovunque ma non… passa per di qua.
Eppure non credo che lei o Ricci non conosciate la nostra situazione, che non siate al corrente che siamo l’unica realtà di movimento in provincia ad aver dato luogo ad una manifestazione popolare di mille persone in Piazza del Popolo, che lavoriamo da oltre quattro anni sul territorio, sul quale non rappresentiamo “altro” che le esigenze di giustizia e chiarezza politica di una moltitudine di realtà locali, dalla questione Agroter alle illegalità di Carrara, da Schieppe a Pergola… .
Penso che lei sappia che siamo l’unica realtà locale ad aver ottenuto lo svolgimento di un Consiglio intercomunale, un evento inusuale ma estremamente interessante, che ha visto una massiccia partecipazione popolare.
Alla fine dello scorso anno il candidato Ricci ha compiuto una tappa della sua tournée anche a Schieppe, guardandosi bene dal chiederci un incontro, e dichiarando che ci avrebbe incontrati quando la stesura della nostra “Carta” fosse compiuta.
In realtà la stesura era già allora compiuta, anche se nessuno di noi si sogna di pretendere una versione definitiva per un documento che si ampia e definisce volta per volta. Sabato 28 ad esempio l’adesione di Italia nostra ha integrato alla Carta delle note sull’accesso agli atti da parte dei cittadini e sui Piani Regolatori.
Ma visto che non si tratta di Tele di Penelope e che voi non siete degli Ulisse, vorrei ricordarle quali sono le domande alle quali stiamo aspettando delle risposte, chiare e concise (un sì od un no, ad esempio), eccone alcune:
- il sindaco Aguzzi in questi anni è intervenuto ad alcune delle nostre assemblee, ed ha sostenuto assieme alla sua Giunta e congiuntamente ad altri comuni della vallata interessati alle possibili ricadute in polveri del progettato impianto di Schieppe, una vertenza legale. Se diventerà sindaco di Fano, intende continuare a fornirci questo appoggio ed a dire un no chiaro e semplice a impianti, piccoli o grandi, che prevedano emissioni gassose nell’area di Schieppe?
- di recente lei ha criticato lo stesso Aguzzi, dicendo che le modifiche apportate in consiglio rispetto ai rapporti con Aset fossero mera burocrazia e che comunque il governo Berlusconi ha previsto in pratica la privatizzazione dell’acqua, senza però dichiararsi contrario alla linea di governo. Se diventerà sindaco della sua città, lei intende opporsi ad accordi di accorpamento che potrebbero diminuire la capacità decisionale del Comune sulla gestione dell’acqua e difenderà l’autonomia dell’azienda Aset?
- anche sulla gestione dei rifiuti, di recente la Regione Marche ha proposto l’accorpamento obbligatorio in grandi multiutility, aprendo sempre di più la strada alle holdings, prevedendo anche la possibilità per ogni provincia di autorizzare l’incenerimento dei rifiuti. Se diventerà sindaco di Fano lei dirà un no secco agli inceneritori ed un sì all’ organizzazione in ambiti territoriali ottimali per l’applicazione del sistema Rifiuti Zero, facendo in modo che le risorse e i ricavi siano gestiti e vadano a beneficio del territorio e non degli
investitori di Hera?
..caro signor Valentini, accade spesso che, non volendo dare risposte chiare ai cittadini, certi politici si rivolgano a noi con toni stizziti, addirittura accusandoci di lavorare a beneficio di questo o quello schieramento. Il nostro Coordinamento non si è mai schierato e non ha mai fatto campagna elettorale. E’ sulle risposte e sui fatti concreti che ognuno di noi prende le sue decisioni. Il nuovo segretario del Pd, Franceschini, nella sua prima intervista televisiva ci ha invitato a non astenerci dal voto, a dargli fiducia… salvo poi precisare che non dovevamo illuderci perché, ad esempio sulla laicità, i deputati eletti avrebbero votato “secondo coscienza” .
Lei può dare delle risposte più chiare perlomeno sulle questioni locali?
Vogliamo fare luce, almeno nel microcosmo, visto che a livello nazionale ci chiedono di -comprare a scatola chiusa-? In questo momento politico nessun candidato dovrebbe fare il gioco della “calamita”, pensando di
attrarre anche quegli elettori ai quali non ha dato risposte precise ma che lo voteranno ugualmente per “paura” degli altri. Lo ha detto lo stesso suo collega Ricci: “niente paura”. Il rischio è il totale distacco tra polis e politica.
Francesca Palazzi Arduini.
per la Carta dei diritti: http://www.comitatinrete.it
Commenti disabilitati
otto marzo: mandiamo i califfi a scuola da Rossini!
Se l’8 marzo deve proprio essere “musicato” al maschile, e perché no, le donne devono parlare tutti gli altri giorni da protagoniste, scrivere ed eseguire la loro musica e i loro testi senza spazi concessi da altri, solo così infatti il giorno della loro festa possono davvero gradire l’omaggio dell’altra metà del cielo … Allora se proprio così deve essere, perché non prendere per mano la nostra cultura musicale e lasciarci guidare fino a fermarci a quel capolavoro di leggerezza e allegria che è l’Italiana in Algeri di Rossini???
Ma andiamo per ordine … per l’8 marzo 2009 a Roma una destra sempre più in imbarazzo sul fronte culturale invita Franco Califano, cantautore maledetto, ma non per quello che scrive, bensì per come vive … a parlare di sé, forse in qualità di grande maschio italiano che sa come soddisfare le donne (buon per lui!!!) e si esprime tranquillamente così: «Eppoi, diciamolo sinceri, una donna, anche la più raffinata e delicata d’animo, quando è il momento giusto vuole sentirsi presa e ingrop… come un animale» … Questa idea di invitare Califano, autocompiaciuto supermacho ormai vecchio e impudico, è il fulcro della proposta culturale per la festa della donna promossa dall’amministrazione della città dove sono successi i fatti di violenza sessuale più eclatanti degli ultimi mesi … tra cui lo stupro della Caffarella il giorno di San Valentino, con la conseguente caccia ai rumeni indagati, arrestati, che poi forse saranno scagionati perché non sono stati loro ma qualcun altro, chissà …
La domanda che sorge spontanea di fronte all’insieme di fatti che si accavallano nella capitale è certamente questa: ma quale è la morale indicata dal governo della città? Forse che le donne italiane le possono toccare solo i maschi nostrani, magari alla maniera del Califfo??? A suffragare questa ipotesi ci sarebbe anche il fatto sconcertante del terribile stupro della notte di Capodanno, sempre a Roma, dove chi ha agito con una violenza omicida, si è rivelato il solito “bravo ragazzo”, un artigiano di Ostia che ha ricevuto per tutto ringraziamento la solidarietà dalla gente della sua città, perché in fondo in fondo si è sempre comportato bene … e bravo, complimenti! Magari lui come Califano sapeva come si trattano le donne italiane … sulle quali gli altri, invece, non devono permettersi di alzare la mano …
Ma in materia di Califfi e di donne italiane, cosa c’è di meglio che lasciare queste orride faccende di cronaca di un paese sprofondato nel baratro e affidarci alla voce della nostra sorella Isabella, l’Italiana in Algeri?
Con il suo aiuto potremo farci venire delle idee su come affrontare le pesantezze culturali di oggi … Infatti la povera Isabella si ritrova naufraga e prigioniera in Africa, pronta a subire il destino della schiava sessuale nell’ harem del Béi di Algeri – che si chiama… Mustafà, ed è uno che non è italiano, uno che è un po’ califfo, un po’ strano … ma per davvero, tanto che la nostra canta “Oh! Che muso, che figura!” come se vedesse qualcuno che la stupisce per quanto è diverso, qualcuno che è straniero nel vero senso della parola … Costui viene presentato come il maschio isterico, stanco delle donne d’Algeria e intento a cercarsi una italiana per diletto, ed è annunciato così dal coro di eunuchi “Viva, viva il flagel delle donne,Che di tigri le cangia in agnelle. Chi non sa soggiogar queste belle Venga a scuola dal gran Mustafà” … proprio questo portento si muterà in pasciuto agnello di fronte all’intelligenza dell’Italiana, la quale non ha intenzione di farsi mettere i piedi in testa da nessun béi o rumeno che sia, come da nessun califfo nostrano (infatti tiene a bada le insinuanti avances dell’italiano Taddeo, che nella migliore tradizione dello stalking le sta alle calcagna per tutto il tempo)…
Ma come agisce Isabella? Con chi cerca di stringere alleanza per riportare il maschio impertinente al suo posto? Proprio con un’altra donna, con Elvira la moglie del béi, che era in procinto di essere ripudiata … ed Elvira sarà spinta a imporsi e ad educare il marito recalcitrante e forse in preda ad una crisi di andropausa (visto che lei se lo vuole tenere, almeno che sia educato bene)… Così, con buona pace di tutti i califfi che si vantano delle loro prodezze sessuali, il grande soggiogatore di donne diventa, in mezzo ad una scaltra e originale manovra ordita da Isabella, un semplice “Pappataci” … uno di quelli che “ mai non sanno disgustarsi col bel sesso” a cui “ In Italia vien concesso questo titol singolar” di PAPPATACI … Ma cosa deve fare un uomo per diventare un pappataci??? Ecco la risposta “Ei dee dormire, mangiare e bere, dee dormire, e poi mangiar”… E felice e contento proprio Mustafà, educato dalle donne, se ne infischia anche di perdere la sua avventura esotica italiana e si mette in pace con se stesso e con l’altro sesso …
Ecco forse se qualcuno l’8 marzo si ricordasse di Rossini, farebbe un favore agli uomini italiani e non, di sicuro anche alle donne, alla facciaccia di tutti i califfi sciovinisti e a quella di chi li imita!
buon 8 marzo!
Monia Andreani
segnaliamo su califano e c.: http://www.loredanalipperini.blog.kataweb.it
otto marzo 2009: cambiamo copione!!!
Diciamocelo: quest’anno meno che mai abbiamo voglia di festeggiare l’otto marzo, quella che dovrebbe essere una data che ricorda il passato di sfruttamento e avvilimento psicologico e sessuale di noi donne occidentali…

(la recente immagine della campagna Valentino, con l’occhio-pesto).
Sono passati molti anni dall’otto marzo 1908, il Diritto di famiglia è cambiato, il delitto d’onore è stato cancellato, la Legge 194 dovrebbe garantire l’accesso alla contraccezione e la possibilità di rinunciare per tempo ad una gravidanza, c’è la parità (perlomeno presunta) di salario tra uomini e donne, c’è la libertà di divorzio, le donne accedono a tutti i gradi di istruzione… però. Però basta vedere la scarsa presenza di donne nei ruoli chiave della società (primarie, giudici, ordinarie all’università, ministre, dirigenti d’azienda) per capire che qualcosa non va. Si tratta da un lato del forte lavoro della massoneria maschile, che tende a svalutare o al massimo a sfruttare le idee e i talenti femminili, tenendole in ombra, o a rifilar loro, come fossero eternamente sguattere, i compiti più ingrati e irresolubili in politica, ad esempio. Dall’altro lato si tratta della ritrosia femminile a occuparsi della società con mezzi e sistemi ancora tipicamente maschili. Come se dovessimo impegnarci a usare strumenti forgiati con una ergonomia a noi estranea. E di qui le “donne di ferro”, le “virago”, le “condottiere” che si impegnano, con dosi inumane di coraggio, a svolgere ruoli creati per i maschi, circondate da maschi. Le divise con molte stellette sembrano proprio non interessarci, così come le cariche politiche e mediatiche che richiedano sovraesposizione, non ci omologhiamo..
E in questo momento di galli in battaglia, col vecchio gallo dalla cresta riportata che si vanta della sua attività sessuale tra un Consiglio dei Bargigli e un altro… ci stiamo veramente rompendo le uova.
Ma non facciamoci distrarre dai rimproveri di essere troppo combattive, di tentativi di rimetterci al nostro posto quando ci permettiamo anche semplicemente di prenderci lo spazio che ci spetta. Sostituiamo l’incazzatura con l’ironia, la rassegnazione con la sagacia e andiamo avanti, ragazze.
Non lasciamoci descrivere dagli altri, raccontare, legiferare, normare, ridurre: abbiamo subito il grave colpo della legge 40/2004 sulla procreazione assitita, attraverso la quale ancora una volta il mondo cattolico più tradizionalista ha voluto limitare la nostra libertà. Ora assistiamo ad un florilegio di retorica sulla Famiglia (come se ce ne fosse solo una tipologia…) e al ritorno della caccia allo straniero come capro espiatorio degli stupri. Ma guardiamo in faccia la realtà: è vero, molte situazioni di degrado hanno contribuito a rendere alcuni luoghi meno sicuri, ed anche l’arrivo di culture più giovani dal punto di vista dell’emancipazione femminile creano problemi di integrazione. Ma la realtà è che le violenze psicologiche, sessuali, fisiche contro noi donne avvengono per lo più ad opera di maschi italiani, di partner, e nelle famiglie.
Una breve occhiata ai dati della ricerca Istat “La violenza ed i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia”, compiuta durante l’arco del 2006 su di un campione di 25mila donne di età compresa tra i 16 ed i 70 anni.
Oltre il 31,9% delle donne hanno subito una forma di violenza nel corso della loro vita:
il 23,7% (quindi oltre 5 milioni di donne) violenza di tipo sessuale, il 18,8% violenza fisica, il 4,8% stupri o tentati stupri.
Nella quasi totalità le violenze non sono state denunciate: il 96% delle donne che subisce violenza dal partner non lo denuncia. Il 91.6% degli stupri non sono stati denunciati. Nel 33,9% le donne vittime non ne hanno parlato con nessuno.
Il 69,7% degli stupri è opera di partner, il 17,4% di un conoscente, il 6,2 % di estranei.
Le molestie sessuali sono per la maggior parte opera di estranei e non del partner (nel 20,4% contro il 6,1%) ma la violenza fisica è più spesso opera del partner che non di un estraneo (12% contro 9,8%). Quindi sono i rapporti sentimentali, il matrimonio e la famiglia il covo della maggior parte dei pericoli per le donne, e delle angherie, perché ci sono gli atti di violenza fisica domestica:
dei quali il 34,5% è grave e il 27,2% causa ferite e contusioni, ed il 12,3% fa sì che le donne chela subiscono tentino o il suicidio o l’autolesionismo. C’è poi la violenza psicologica, con il tentativo di isolare la donna (46,7%), di controllarla (40,7%), di lederne i diritti economici (30,7%), di s-valorizzarla agli occhi altrui e propri (23,8%), di intimidirla (7,8%).
Il 43,2% di queste forme di violenza sono opera dei partner. Due milioni e 77 mila donne hanno subito persecuzioni (stalking)dopo la separazione
Le donne separate o divorziate nel 63,9% dei casi dichiarano di aver subito violenza in più di una occasione nella loro vita.
Un milione e 400 mila donne hanno subito violenza prima dei 16 anni ad opera di parenti (23,8%) ed amici. Nel 53% dei casi non ne hanno parlato con nessuno.
Quindi non solo uscire da sole, ma anche semplicemente spostarsi per lavorare o per svago, o pretendere la libertà sentimentale dal partner sono rischiosi per le donne, ed è ancora purtroppo diffusa l’abitudine di attribuire alle vittime delle colpe. Si potrebbe partire dalle cose più essenziali : ad esempio spegnere la tv quando, come sempre, ci propina l’ennesimo sceneggiato poliziesco nel quale la prima vittima è una donna. Ecchecavolo! Cambiamo il copione.

News: dopo la violazione del corpo e della mente, la violazione della privacy:
Da: Alessandra Vincenti
Inviato: giovedì 12 marzo 2009 22.05
A: ‘tg3net@rai.it’
Gentile Redazione,
nell’edizione delle 14,10 di oggi, durante il servizio sull’oramai così conosciuto “stupro alla Caffarella” parlando
del non certo riconoscimento di uno dei due rumeni fermati da parte di un’altra donna vittima di stupro è
stato detto dal giornalista (letteralmente):
“risulta sui tamponi il dna di un egiziano con cui la vittima ha avuto rapporti consenzienti la mattina dello
stupro”.
Mi e vi chiedo, questa informazione cosa aggiunge alla notizia?
Dal mio punto di vista, aumenta il grado di morbosità e toglie ulteriormente privacy a colei che già ha subito
una violenza terribile. Viene raccontato su un tg nazionale che la mattina di una giornata che non
dimenticherà mai ha avuto rapporti sessuali consenzienti e, udite, con un egiziano!
Devo,io donna di sinistra e che sceglie il tg3 per la qualità maggiore del suo giornalismo (ahimè qualità
relativa), ricordare il richiamo del Presidente della Camera Fini a non guardare al “carattere etnico” degli
stupri?
Grazie per aver rivelato a tutti particolari intimi di una donna che già ha subito una violenza terribile e ora si
trova sbattuta senza alcun rispetto, sulla cronaca televisiva nazionale, la sua vita privata.
Cordiali saluti
Alessandra Vincenti
Commenti disabilitati
come difendersi dalle ronde padane…
Si è tenuto a Fano, Sabato 28 febbraio, un sit in in piazza XX settembre lanciato dal meetup Beppe Grillo fanese contro l’ipotesi ventilata dal leghista fanese Zaffini di circolare in città con delle ronde organizzate dal suo partito (le fantasiose “pantere verdi”).
Il meetup ha diffuso un comunicato in cui chiedeva che la sicurezza dei cittadini venisse garantita da polizia e vigili urbani, senza l’intromissione e l’autocandidatura di gruppi di persone ideologicamente orientati. Purtroppo in questi giorni, invece, a Pesaro, le forze dell’0rdine hanno dimostrato assai poca sensibilità verso i diritti umani, vedi il resoconto dello sgombero di alcune famiglie Rom che non avevano compiuto alcun reato.
http://www.rimarchevole.wordpress.com/distrutta-la-comunita-rom-a-pesaro-appello
Sempre che oggi come oggi essere poveri e senza mezzi non sia considerato un reato. Pubblichiamo quindi il vademecum “Come difendersi dalle ronde padane”, auspicando una maggiore solidarietà sociale e la risoluzione dei problemi di “sicurezza” attraverso l’impegno sociale e la solidarietà tra tutti: nei quartieri, nei condomini, nei parchi, sulle strade.
Come difendersi dalla ronde padane:
Le cosiddette ronde, si stanno diffondendo nei territori del nord Italia sulla base di pulsioni securitarie e costituiscono una regressione sul piano della convivenza civile, in un quadro di giustizia fai da te. Qui sotto sono riportate alcune nostre libertà fondamentali.
Art. 13 costituzione
La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.
Art. 14 costituzione
Il domicilio è inviolabile.
Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.
Art. 16 costituzione
Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.
Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.
Ecco il kit per prevenire gli abusi:
1. SE VENITE FERMATI INOPPORTUNAMENTE IN QUALSIASI MOMENTO DELLA GIORNATA DA PERSONE CHE HANNO UN ATTEGGIAMENTO INDAGATORIO NEI VOSTRI CONFRONTI O CHE ADDIRITTURA VI RICHIEDONO UN DOCUMENTO DI RICONOSCIMENTO, ESIGETE CHE SI IDENTIFICHINO, ESIBENDO IL TESSERINO DELLE FORZE DELL’ORDINE.
2. SE LA PERSONA SI RIFIUTA, CONSIGLIATE ALLA STESSA DI ALLONATANARSI, PERCHE’ VI STA IMPORTUNANDO.
3. RICHIEDETE, IN OGNI CASO, CHE SI IDENTIFICHI, AL FINE DI POTER EVENTUALMENTE SPORGERE DENUNCIA ALLE FORZE DELL’ORDINE, SE IL SUO ATTEGGIAMENTO CONTINUASSE AD ESSERE INVASIVO DELLA VOSTRA PRIVACY.
4. SE VI VIENE MOSTRATO UN QUALSIASI TESSERINO CHE NON APPARTENGA ALLE FORZE DELL’ORDINE, E’ UN VOSTRO DOVERE
SEGNALARE L’AVVENUTO ALLE STESSE.
5. CHIEDETE SEMPRE GIUSTIFICAZIONE DI CIO’ CHE VI VIENE RICHIESTO:
SE VI DOMANDANO COSA STATE FACENDO A QUELL’ORA IN QUEL POSTO, RICHIEDETE SEMPRE ALLA PERSONA CHE SI IDENTIFICHI E CHE TITOLO ABBIA PER FARVI SIMILI DOMANDE.
6. NON CERCATE LA PROVOCAZIONE, RISPETTATE QUANTO DETTO SOPRA, COMPRENDENDO SOPRATTUTTO L’ATTEGGIAMENTO DELLA PERSONA ALLE VOSTRE DOMANDE.
7. CERCATE DI DEFILARVI DALLA SITUAZIONE IN FRETTA, SOPRATTUTTO SE SIETE DA SOLI, ED E’ SERA.
8. NON SIETE IN OGNI CASO TENUTI A RISPONDERE A DOMANDE CHE CHIEDONO RAGIONE DI NORMALI ATTEGGIAMENTI. RICORDATEVI DI RICHIEDERE L’IDENTIFICAZIONE.
9. SE RAVVISATE UN ATTEGGIAMENTO ELUSIVO, CERCATE COMUNQUE DI TRONCARE IN FRETTA LA CONVERSAZIONE.
10. SE VI SONO STATE RIVOLTE AFFERMAZIONI OFFENSIVE, DENUNCIATE L’ACCADUTO ALLE AUTORITA’ COMPETENTI ANCHE SENZA IDENTIFICAZIONE.
Circolo Rosa Luxemburg Città del Piave-Rifondazione comunista
fonte: kamo65@email.it
Commenti disabilitati


