rimarchevole…

meglio riassumere…

Ronde notturne: altro giro, altro regalo.

ronda
Forza Nuova e la criminalità: si chiama “sindrome della sentinella”, quella tendenza a incaricarsi (anche quando non glielo chiede nessuno) della sicurezza altrui, indicando i pericoli là dove la propria vista li vede. E per FN naturalmente il massimo dei pericoli è l’immigrato fuori di testa, o peggio quello che organizza l’illecito.
Quando uno dei più biechi delitti viene commesso a Pesaro, quindi, e il MANDANTE è italiano…zitti. Quando i traffici illeciti coinvolgono la Pesaro bene… zitti. Quando il branco di borghesotti fa baldoria…zitti.
Ma se i furti negli appartamenti aumentano, se le biciclette spariscono, se il fuori di testa è nato a qualche kilometro fuori dal confine del sacro romano impero… ecco che arriva il tragico annuncio delle RONDE.
Difficile capire se veramente i militanti di FN credono che fare delle passeggiate (in branco anch’essi, diciamo branco contro branco nelle più ligia tradizione maschile, come a calcio), possa dissuadere topi d’appartamento che ormai sanno anche a che ora e con che percorsi smontano le pattuglie dei CC, o quali strade sono sguarnite dalla stradale.  Certo, i quartieri ove non si conosce più neanche il proprio vicino di casa, e si chiama la Polizia anche per una lite condominiale perché non si riesce più a contenere l’aggressività, sono facili prede dei predatori senza scrupoli (sia dell’Arca che della Busta paga perdute).
Ma, diciamolo, questa idea delle Ronde è ben poco credibile: in primis ci ricorda le pattuglie del fascio che andavano in giro col coprifuoco, e non è un bel ricordo anche per chi come noi li ha visti solo nelle foto e nei documentari. Poi ci ricordano esempi simili, caterve di teatrini mediatici simili, prima di tutto della Lega. Ve la ricordate, la Lega Nord di …Fano (ah ah ah ah!), che nel 2009 aveva annunciato le “Pantere Verdi“, non sappiamo che fine abbiano fatto, forse qualche passeggiata è stata fatta ma sono finite tutte a Moretta. E le ronde di FN a Montelupone nell’ottobre del 2012, dopo l’omicidio, a Porto Recanati nel 2011? Durate poco anche quelle, dopo il grande servizio reso ai cittadini ed alle “Forze dell’ordine”: aver rilevato che nella notte, tra prati e greppi di periferia, circolavano parecchie coppiette e personaggi sospetti. Una domanda: alle ronde in auto occorre prima fare l’etilometro? Chi controlla i controllori?
Che ci sia un confine vago tra “illegalità” e crimine lo sappiamo tutti, basti vedere le facce di tanti eletti in Parlamento. Che ci sia anche xenofobia verso le persone non italiane da parte di FN è risaputo, il dibattito sulla liceità della permanenza in Italia di Ruby Rubacuori sarà stato lungo nel partito Forza Nuova, attanagliato da crisi di coscienza per le frequentazioni di quel Silvio che tanto sembrava prometter bene.
Ma, per favore, non rattristateci con altre idee del genere: se volete evitare delitti, cominciate con cose meno discutibili. Aiutare le vecchiette con borse della spesa troppo pesanti all’uscita dalla Coop ad esempio, magari sono ex partigiane, e vi diranno “grazie faccio da sola”. Oddio, magari qualcuno  riconoscerà tra voi, mentre gli offrite il braccio littorio, quei simpatici giovanottoni che girano, appunto di notte, a imbrattare le fontane o ad attaccare sedi di partito o di sindacato… oddio, e magari riconoscendovi la chiama lui la Poliziaaa! … Però un qualche aiuto magari altri lo accettano… col filone di pane avevate riscosso un certo credito, diciamo. Continuare a panificare, no?  Un’idea! Il filone di pane con dentro un messaggio, da regalare agli immigrati: con scritto, come nel film di Totò e Peppino “Immigrato attento: Forza nuova ti guarda!”.

L’inno della Regione!

  

Scadrà a luglio il Bando per la composizione del testo letterario dell’INNO della Regione Marche composto da Giovanni Allevi. E poi dicono che le istituzioni non premiano i giovani! avete il mutuo da pagare? un lavoro precario? Quei 5000 euro lordi fanno al caso vostro!
Anzi, al caso nostro, perché di certo su questo blog non mancheremo, come per la composizione della poesia “L’InFINTito” che abbiamo affiancato allo spot pubblicitario delle Marche girato con Dustin Hoffman… di esprimere tutta la nostra creatività!
Abbiamo pensato anche di informarvi sui commenti apparsi su Youtube rispetto a questo brano musicale che si dovrebbe cercare di far cantare, perché, secondo la Regione,  “Il componimento deve essere liberamente ispirato all’identità, alla storia e alle tradizioni culturali della comunità marchigiana.
Il testo deve essere un componimento poetico inedito e mai pubblicato, redatto in lingua italiana,  avere una durata di esecuzione pari ̀al tempo del brano musicale ed essere coerente con lo stesso nella metrica e nel ritmo. Inoltre il testo non deve contenere elementi che violino la legge ed i diritti di terzi né messaggi pubblicitari o propaganda a favore di persone, enti, prodotti o servizi. Sono ammesse frasi, parole, idiomi o espressioni dialettali aventi una funzione espressiva, legata al messaggio che il testo vuol comunicare.”
Ovviamente non ci prendiamo nessuna responsabilità sui contenuti espressi su Youtube nella pagina del video, che espone comunque quanto siano condivise le scelte di promozione della nostra Giunta, forse esacerbati da quello che la stampa, già nel 2007, riportava rispetto ai costi dell’INNO :
“Quasi 39 mila euro. Tanto è costato l’allestimento della kermesse multimediale con la quale martedì scorso la Giunta Regionale, a Serra San Quirico, in provincia di Ancona, ha provveduto a celebrare l’inno delle Marche recentemente composto dal pianista Giovanni Allevi. Ma non è finita qui. Il listino prezzi comprende anche il costo dell’inno: 18 mila euro, nonché gli 84.000 euro pattuiti con l’artista per diventare testimonial della regione.  La Giunta Regionale «non si è fatta mancare nulla, basti pensare che sono stati spesi tra l’altro 10.100 euro per l’allestimento della Basilica di Sant’Elena che ha ospitato l’iniziativa, 12.500 euro di prodotti per il catering riservato agli invitati dopo l’esecuzione, 3.600 euro per l’esecuzione della serata da parte dello stesso Allevi e 5.400 euro per la locazione di attrezzature varie.Paradossalmente i costi più bassi sono stati riservati al pagamento dei diritti Siae, la vera “bestia nera” per ogni organizzatore di eventi, che si è accontentata di 343,49 euro.”
Che differenza di trattamento tra compositori di musica e poeti di Corte!!!
MA ECCO I COMMENTI:
-Solo Allevi all’istruzione “fai un inno” poteva comporre un preludio che non si può cantare. E’ ideale tuttavia mentre compri i mobili in The Sims.
-geniale… inconfutabili le influenze del nino d’angelo di nnu jeans e nna maglietta, con un tocco delle sperimentazioni armoniche della Bella Lavanderina.
-…tutto ‘sto copiaticcio non arriva a fare schifo.
-Cavoli, questa musica fa veramente cagare.
-Concordo con supermikifano da fotoamatore la maggior parte delle foto sono penose, le altre assurde per l’infima qualità.
-ma chi è il direttore della fotografia di questa porcata???? da fotografo permettetemi di provare vomito a guardare molte di queste immagini! vignettatura, distorsione, foto storte, aberrazioni cromatiche, livelli a culo, saturazioni obrobriose, composizioni che altalenano tra il serio e l’infantile…… poooohhh!!
-io lo rinnegherei fossi in voi amati marchigiani……
mi sembra giusto UN PO’ somigliante al preludio il sol diesis minore di Rachmaninov….la seconda parte mi fa ricordare (sempre UN PO’) i vecchi tempi in cui giocavo ai pokemon e sentivo melodie MOLTO somiglianti a queste. Per le Marche, mia regione, si possono anche fare inni dove le note sono originali a mio parere…

Pesaro: Lotta studentesca incita all’omofobia?

lotta stud
Omofobia? No grazie. In merito alle dichiarazioni di Lotta studentesca sui diritti delle coppie Lgbt.

In merito alla nota di stampa  diffusa dal rappresentante di Lotta Studentesca di Pesaro in data 24 maggio 2013 circa il suicidio di un noto militante francese dell’estrema destra, le/i sottoscritte/i invitano il signor Prefetto a prendere in considerazione la caratteristica del testo, il quale pare sorpassare di gran lunga la critica politica per soffermarsi sull’ incitazione a plateali azioni omofobiche; si tratta di un comunicato di plauso ad un gesto autolesionistico oltremodo contraddittorio e mito-maniacale i cui meccanismi di assegnazione della colpa sono già purtroppo rinvenibili nei recenti episodi violenti a sfondo ideologico, caratterizzati da delirio integralista religioso e da rievocazione dell’ideologia nazi-fascista, avvenuti in Europa. Chiediamo perciò al garante della sicurezza cittadina di mettere in atto ogni azione di prevenzione che possa considerarsi opportuna. L’invito è esteso a tutti rappresentanti delle istituzioni provinciali e comunali e agli organi di stampa.

Francesca Palazzi Arduini, Femminismi.
Gloria Sani, Femminismi.
Valentina Mattioli, Femminismi.
Simonetta Romagna, Presidente biblioteca archivio Antonio Bobbato.
Stefania Pallunto.
Maria Cristina Mochi, Agedo, Associazione genitori e amici di omosessuali sez. di Pesaro.
Antonella Pompilio, Udi.
Erica del Dente, Udi.
Anna Maria Semeraro, Udi.
Davide Rossi, Provincia di Pesaro e Urbino – Osservatorio sulle discriminazioni.
Fatima Farina, docente Università di Urbino.
Tatiana Olivieri, Consigliera nazionale Uisp
Alvise Tassel, collettivo Spazio Bianco
Simona Ricci, Segretaria provinciale Cgil
Marinella Topi.
Cristiana Nasoni.
Patrizia Santini.
Ivana Costarelli.
Rita Giacconi.

(…)

Il comunicato di Arcigay Agorà sullo striscione omofobo di Lotta studentesca.

Questa breve nota, sottoscritta a margine dell’incontro “A Tavola con Platone: esercitazioni e giochi d’aula sulle differenze culturali, sessuali e di genere” organizzato da Udi di Pesaro in collaborazione con Agedo, Rete degli studenti medi, Arcigay Agorà e Provincia di Pesaro e Urbino, può essere sottoscritta anche commentando questo post, i commenti sono moderati. grazie.
Il nostro post di ieri 24 maggio:
Un suicidio per alibi. Lotta studentesca incita all’omofobia ?
Ci vorrà certamente un gesto nuovo, spettacolare e simbolico per scuotere la sonnolenza, scrollare le coscienze anestetizzate, e risvegliare la memoria delle nostre origini. Stiamo entrando in un periodo in cui le parole devono essere autenticate da atti.” Dominique Venner”. Questa l’ultima frase del comunicato del portavoce pesarese di Lotta studentesca che annuncia il presunto “martirio” del militante di estrema destra suicidatosi in Francia. Definire queste parole un incitamento alla violenza non è sbagliato, anzi, è lungimirante. Si tratta di una presa di posizione ideologica e ben oltre, fondamentalista, simile a quelle che in tutto il mondo ha causato e sta causando i delitti più atroci.
L’accostamento tra il suicidio dell’integralista di destra (78 anni) e la protesta contro l’approvazione delle unioni civili anche delle persone omosessuali è oltretutto quanto mai superficiale: come in ogni caso di suicidio di persone molto ideologizzate in realtà il disagio psicologico cova ben altre radici da quelle della semplice protesta politica dichiarata (in questo caso la protesta contro le “vili” unioni civili).
Contraddittorie e confuse anche le ulteriori dichiarazioni del portavoce di LS il quale, condannando una Europa “effeminata”, dimostrando così non solo la sua omofobia ma la sua misoginia e il deprezzamento simbolico delle donne, se la prende con “la dottrina dei diritti dell’uomo”, e glorifica la visione del succitato “martire” che “rimproverava all’Europa di aver perduto quello che lui chiamava “l’orizzonte di guerraossia la capacità e la volontà di essere pronta a battersi e di mostrare i denti – senza diventare guerrafondaia”. E come vorranno fare la “guerra” ai diritti civili delle persone, alla uguaglianza sancita dal Diritto tra le persone, di qualsiasi orientamento naturale sessuale esse siano?
Aggressioni fisiche e a realtà ed iniziative locali, insulti, o addirittura “gesti simbolici” compiuti da gruppi sparuti di persone che in realtà non rappresentano nessuno se non le proprie frustrazioni sono state purtroppo frequenti di recente anche nel nostro paese.
Eppure, nelle famiglie, nella società, nella cultura, anche in tv, si moltiplica la solidarietà, la simpatia, l’orgoglio per le persone gay e lesbiche. Citiamo ad esempio un’altra contraddizione di LS, che ricorda l’amore del suicida per “il passato glorioso dell’Europa” citando l’antichità greca e romana … strana ambizione pagana per chi poi si suicida dentro una chiesa, di fronte ai poveri turisti inconsapevoli presenti.
Ma la Chiesa stessa, oggi, vive una profonda crisi di fronte alle tante esternazioni di sacerdoti e vescovi a favore della “depenalizzazione dal peccato” delle persone Lgbt, tra le quali tante credenti. E la cultura Lgbt, nei suoi sprazzi migliori, si merita intanto il plauso pure di Radio Vaticana, come è successo al film del regista tunisino Kechiche presentato a Cannes che racconta la storia di due giovani lesbiche.

Il testo di LS:

Questa notte alcuni militanti di Lotta Studentesca hanno attaccato uno striscione al campus di Pesaro con scritto “Dominique Venner martire d’Europa”, in ricordo del grande giornalista, combattente in Algeria e militante dell’Oas che si è suicidato pochi giorni fa nella cattedrale di Notre Dame per protesta.

“L’Europa che non c’è più piange la scomparsa del suo maggior profeta vivente. Quell’Europa a cui Dominique Venner aveva votato la sua esistenza. Uscito dalla politica attiva Venner si è dato alla storia e i suoi editoriali su “Enquête sur l’histoire” prima e sulla “Nouvelle revue d’histoire”, poi, lasciavano in chi li leggeva dei segni indelebili. Rimproverava all’Europa di aver perduto quello che lui chiamava “l’orizzonte di guerra” ossia la capacità e la volontà di essere pronta a battersi e di mostrare i denti – senza diventare guerrafondaia. Rimproverava all’Europa la dottrina dei diritti dell’uomo che l’ aveva rammollita ed effemminata e proprio un giorno prima di morire aveva definito “vili” le pratiche del matrimonio e dell’adozione omosessuali. Rivendicava il passato glorioso dell’Europa – greco e romano – e si sentiva sicuro che la sua millenaria storia ancora riposava nell’animo degli europei che prima o poi si sarebbero comunque risvegliati dal letargo che aveva avvolto le loro coscienze per riprendere in mano il proprio destino. Proprio per questo Lotta Studentesca ha voluto rendergli onore, “dichiara Christian Sanchini, responsabile provinciale di LS “lui,Dominique Venner, soldato d’Europa ha scelto di morire per testimoniare la verità, ossia il nostro retaggio che, come ripeteva spesso, prima o poi riprenderà il sopravvento sulle nostre piccole miserie; ed il suo sacrificio è lì a testimoniarlo e a ricordarcelo”.

“Ci vorrà certamente un gesto nuovo, spettacolare e simbolico per scuotere la sonnolenza, scrollare le coscienze anestetizzate, e risvegliare la memoria delle nostre origini. Stiamo entrando in un periodo in cui le parole devono essere autenticate da atti.” Dominique Venner.

da ViverePesaro  24 maggio 2013

Sanità pubblica: bisogna saper chiedere!

assemblea-fossombrone
“Abbiamo firmato il documento sull’Ospedale unico ma non pensavamo proponessero un unico ospedale” (un Sindaco).

Fossombrone, venerdì 17 maggio, ennesima assemblea sulla questione dei tagli alla sanità pubblica operati da Regione Marche. L’assemblea è indetta dal Coordinamento La salute ci riguarda, già attivo nella mobilitazione contro il progettato Ospedale unico Marche nord di Fosso Sejore, ora in forse (?) per mancanza di finanziamento, e infatti lo spauracchio è che questo mastodontico progetto può essere finanziato con l’intervento dei privati tramite un Project Financing (detto anche da alcuni ‘Provet Finacig’).
Ora, con la ristrutturazione prevista al totale ribasso del presidio di Fossombrone, però, si palesano i dubbi sull’ utilità fattiva di assemblee, cortei, sit-in, se privi di reale peso politico in una trattativa: il giorno precedente, infatti, lo stesso coordinamento La salute ci riguarda, che avrebbe dovuto incontrare ad Ancona l’assessore Mezzolani per presentargli i suoi Punti, non è stato nemmeno ricevuto. Cortei, lettere, consiglio dei consigli…tutto inutile se non a mantenere la mobilitazione e a riempire qualche pagina di stampa. La stanza dei bottoni resta ben chiusa e a prova di contaminazione. E’ una vera camera …operatoria.
La ristrutturazione totale della sanità pubblica marchigiana, insomma, è già in fase avanzata: i Piani di area vasta sono stati approvati, i tagli stabiliti, la Provincia di Pesaro è fortemente penalizzata per strutture e numero di posti letto, l’entroterra fanese è stato già depauperato della sua autonomia con la costituzione degli ospedali riuniti Marche nord. La guerra continua soprattutto col tirare la coperta corta sui piedi si questo o quel primario, con trattative fatte nei corridoi sul mantenimento di questo o quel servizio (vedi Cagli, che è riuscita a strappare delle promesse).
Ma cosa serve realmente ai cittadini? Quali sono nella realtà dei dati dell’uso dei servizi sanitari, dei flussi da un presidio ad un altro (anche extra provincia e regione), come si può garantire un servizio migliore anche migliorando l’economia della sanità? Il coordinamento La salute ci riguarda ha proposto ragionevolmente anche l’eliminazione dei doppi reparti ma non basta i buoni consigli per fermare una macchina, quella regionale, che intende comunque accentrare le cure.
Pensiamo all’ospedale di Fossombrone, questo ciò che resterebbe secondo la volontà di Mezzolani:
-Presenza delle funzioni extraospedaliere con posti letto territoriali (40)
-Funzione di Hospice
-Integrazione di cure primarie con ambulatori di MMG/PLS
-Presenza del medico di continuità assistenziale
-Presenza del mezzo di soccorso avanzato (M.S.A.) h 24, che assicura gli interventi di emergenza urgenza, con possiiblità di erogare, durante lo stand by, prestazioni ambulatoriali per patologie minori nella fascia diurna
-Punto di prelievo
-Presenza attività ambulatoriali.

Dunque nessun posto letto se non quelli extra-ospedalieri già attivi spettanti al comune per suddivisione (es. RSA).
Nessun Pronto soccorso vero e proprio ma solo la presenza del medico sull’ambulanza, delega ai medici generici (non si sa con quali costi!) della continuità assistenziale.
Una visione d’insieme sarebbe necessaria per stabilire quali sono invece i servizi necessari sul territorio: un signore lamentava con toni apocalittici, ad esempio, che una persona è deceduta per “infarto” durante il trasporto dall’ospedale di Fossombrone a quello di Urbino… ma l’unità UTIC a Fossombrone non c’è mai stata! i pazienti gravi con problemi coronarici sono SEMPRE stati trasportati a Fano o a Urbino perché una UTIC deve avere per questioni non solo economiche ma anche gestionali un flusso di pazienti adeguato!
Però, in mancanza della volontà dei dirigenti sanitari, lautamente pagati, di fornire ai cittadini delucidazioni sui flussi di cura (dai codici dei pronto soccorsi al numero delle prestazioni ambulatoriali) nei presidi, tanto da capire come e quanto funzionano le strutture, dove e come servono o servirebbero, OCCORRE FARSI CARICO DI QUESTA INDAGINE per fare richieste ragionate e CONCRETE.
Qui giunge l’intervento politico provvidenziale del Coordinamento dei comitati, che, nella persona di Alfredo Sadori e Adriano Mei, hanno annunciato di aver provveduto a fare richiesta intanto dei bilanci della sanità agli uffici competenti, e di voler procedere per vie legali per bloccare l’iter della riforma e costringere gli amministratori regionali a sedersi a un tavolo di concertazione, dopo aver verificato non solo le incongruenze dal punto di vista finanziario (strutture che si vogliono chiudere e sulle quali intanto si fanno lavori anche molto costosi) ma anche lo stato della delega a aziende private del servizio sanitario pubblico, con maggiori oneri per i cittadini e per lo stesso bilancio pubblico.
Ha un bel dire il dottor De Marchi, che ‘le azioni politiche vanno fatte dagli amministratori e dalle istituzioni e non dai comitati, che devono solo informare’ ( qualche accenno di irritazione nel momento in cui Sadori propone di percorrere anche le vie legali). Smentito, il De Marchi, dalle dichiarazioni confuse e contraddittorie dei sindaci presenti, del tipo “abbiamo firmato il documento sull’Ospedale unico ma non pensavamo proponessero un unico ospedale”, sfociate nella proposta iperbolica di dimissioni collettive.
La certezza c’è: occorre capire i problemi e la situazione dei nostri servizi sanitari, e sapere cosa chiedere. E quindi sapere anche non solo come farsi “ascoltare” ma come ottenere ciò che è lecito e giusto, il diritto ad una assistenza sanitaria efficiente, lo stop al vampirismo del privato sul pubblico nel quale  i professionisti del settore hanno grandi responabilità, e che contribuisce a impoverire le persone e a privarle della loro dignità di cittadini.

Appuntamento a Fossombrone il 30 maggio presso la Sala della Croce rossa
col Coordinamento dei comitati (comitatinrete.it) per discutere le azioni legali da intraprendere.

Francesca Palazzi Arduini

Politica: chi è “dentro” le istituzioni e chi è “fuori”?

corazziere
Se ne è parlato tanto nel femminismo italiano, sullo stare dentro le istituzioni o su invece starne fuori, e soprattutto se ne parla nel movimento anarchico e libertario da quando essi esistono, sviluppandosi nel tempo la critica alla forma STATO come struttura di alienazione e controllo dei e sui cittadini.
Diciamolo chiaramente, ripetiamolo: il discorso odierno sulla “Casta” non dice niente di nuovo di quello che nei secoli si è detto. Lo sclerotizzarsi delle forme di potere è comodo perché sussume la tendenza alla delega e alla passività, anche quella attiva (cioè quella di chi dice o crede di “ordinare” a qualcun’altro di agire qualcosa, di realizzare un disegno).
Il discorso anarchico e libertario sulla delega è di certo troppo raffinato in tempi in cui sembra “rivoluzionario”  il discorso grillino sui compensi ai politici, discorso solo amplificato dalla recessione che rende appetibile la spinta al taglio più che reali intendimenti paritari tra cittadini. Il cittadino e la cittadina, cioè dovrebbero vedere nel delegato, nella persona che dà il suo tempo per il confronto politico istituzionale, la redazione di regole e la loro attuazione, una persona che mette il suo impegno per attuare linee dettate dalle assemblee cittadine. Un sistema complesso di momenti e deleghe, che diventa sempre più complesso quando il confronto deve attuarsi tra molte persone e molti interessi.
Il concetto di RETE, insomma, non è neanche esso esente da difetti, nel momento in cui alcuni nodi di questa sono troppo attivi rispetto ad altri, o si interrompe il flusso delle informazioni.
Anche il delirio, perché altrimenti non potremmo chiamarlo, di Casaleggio et c. sulla democrazia digitale, è solo una forma applicata alla politica della condivisione internet di progetti ampiamente praticata, che però è ridicolo voler applicare in toto alla politica, ad un ambito cioè in cui sono interessi concreti e potere a doversi confrontare, per i quali non si può prescindere dal contatto reale, pratico e continuo, e dalla sedimentazione della esperienza nei vari ambiti: dagli interessi e le pratiche sui luoghi di lavoro, nei luoghi della salute, in quelli della educazione eccetera. Non si può cioè delegare a un insieme di “opinioni” espresse con un televoto il contatto con le forme reali delle necessità umane e delle espressioni umane, compresi i diritti.
La pratica della “maggioranza” che decide sui diritti, ad esempio, è pratica che porta alle forme del nazionalsocialismo, per cui è l’ipotetica ‘unanimità della stirpe’ che decide sui diritti umani e civili. E’ invece, perlomeno, conquista democratica il principio che tutte le minoranze hanno diritti a prescindere dalla sensibilità della maggioranza, e che i diritti non sono o non dovrebbero essere patrimonio del 100% delle persone prima di essere applicati. Altrimenti ci ritroveremmo (e, oddio… ci ritroviamo), a discutere sul diritto a rifiutare cure invasive, al riconoscimento legale delle coppie di fatto, alla cittadinanza, alla interruzione di gravidanza et c.
Una democrazia digitale, quindi, che illude tutti della loro partecipazione alla “politica”, diviene gioco disabituato alla comprensione dell’altro quando si esprime con parole e modi astratti in omaggio alla “massa”.
Il discorso sullo “stare dentro” la politica, è spesso usato in maniera retorica in questi giorni anche da chi, abituato a vivere dentro un partito,  e avendo assunto tanti incarichi istituzionali  in questi anni, ora si sente ingiustamente criticato per la sua appartenenza a un sistema politico fradicio, corrotto, ormai votato all’ipocrisia più pura come sistema di potere al servizio delle lobby capitaliste sia finanziarie che industriali e commerciali.
Noi invece, donne e uomini dei movimenti, rispondiamo alla facile accusa di irresponsabilità, ricordando le tante volte in cui abbiamo chiesto alla politica “istituzionale” il confronto continuo e aperto su tanti temi che invece venivano trattati dall’alto senza più rispondere alle esigenze dei cittadini e dei territori.  Le tante volte che siamo stati lasciati fuori dalle porte di quelle che molti comitati hanno chiamato “le segrete stanze”, le tante volte che siamo stati tenuti fuori dalle consultazioni, o costretti a ricorrere ai Tribunali per far applicare con correttezza leggi che già c’erano.
La sudditanza della sinistra marchigiana agli interessi nazionali, che volevano la nuova alleanza democristiana tra PD e Udc, il voltafaccia dei burocrati regionali con compiacimento dei politici, e addirittura il costituirsi legalmente degli Enti pubblici, contro i cittadini, nella Aule di giustizia, con avvocato pagati con soldi pubblici.
Non siamo cioè noi dei movimenti (quello per l’acqua pubblica, per Rifiuti zero, per il paesaggio, per una diversa programmazione logistico-economica dei presidi sanitari) a voler stare FUORI dalle istituzioni, sono i poteri forti a volerci tenere ai margini, non siamo noi ad essere “irresponsabili” ma coloro che decidono senza più voler tenere conto della volontà popolare espressa sul territorio ove si vive.
Sappiamo bene noi stessi come è facile “criticare chi fa”, o “dire NO”, senza però avere proposte alternative e senza scontrarsi con la realtà della attuazione di una ALTERNATIVA. Per questo ci serve una critica serrata al leaderismo nei movimenti e abbiamo bisogno di approfondire la nostra conoscenza del governo dei territori stessi. Queste due esigenze…salvifiche, si scontrano con la realtà del maschilismo nel nostro Paese, della voglia di leaderismo e di voci forti, anche se blateranti, e con la devastante altra realtà della mancanza di possibilità per i cittadini di accedere a dati VERI (per primi i BILANCI) che diano finalmente la visione dello stato di salute e possibilità di governo delle Polis. Il ri-governo delle città e dei territori riparte dal fare i conti, e dal mettere al primo posto la politica non delle grandi masse del televoto ma dei bisogni e dei desideri.

Francesca Palazzi Arduini

vedi anche:
Animus a Anima, Beppe e Maria tra Jung e Collodi, su Nazione Indiana.
Berlu is a virus su A rivista anarchica.
Rovesciare la piramide della politica su Rimarchevole.

Biancofiore? E la Cucuzza dove la mettiamo?

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“Roma, 4 maggio 2013. IL CASO BIANCOFIORE – Il sottosegretario Michaela Biancofiore d’ora in poi si occuperà di pubblica amministrazione e semplificazione e non più di pari opportunità e sport.”
Certo, una neo ministra canoista che spediva le sue tute vincenti al Papa, e una sottosegretaria paladina della “normalità” del Berlusconi maschio normale perché  ’amatore di donne’, il ministero per le Pari opportunità è proprio specchio di competenza, esperienza, e concretezza nel campo delle pari opportunità per tutti. Del resto, da un governo neo democristiano cosa potevamo aspettarci?
Piace al luogo comune l’accostamento tra pari opportunità e sport, che vede un po’ nel simbolo del “traguardo” da tagliare e dell’igiene sportiva anche per donne, disabili e…gay, una méta generica, come dire: pari opportunità non c’entra nulla coi DIRITTI ma va vista come la possibilità di far stare tutti in gara pietosamente. Certo, anche la destra cattolica italiana sta dissociandosi in larga parte dalle sue dichiarazioni antifemministe e omofobe, utilizzando una strategia del “qui lo dico e qui lo nego“: e in questo sono di esempio anche gli/le esponenti locali!
Pensiamo a Maria Grazia Cucuzza, assessora factotum nel tempo del comune di Fano (ai Lavori pubblici, e vicesindaco, e assessora alle Pari opportunità)…: durante il triste episodio dello stupro del 2011 alla Notte bianca fanese, dopo che era stato fatto notare il pesante silenzio della Giunta sull’episodio, se ne uscì con un “ci costituiremo parte civile al processo”, anche se per i processi ai minori la parte civile NON E’ PREVISTA. Poi, silenzio.
Sarà stata troppo occupata , a proposito di pari opportunità… per le donne, a seguire le iniziative antiabortiste del movimento per la vita, e a sostenere ufficialmente con tanto di patrocinio e sale pubbliche la campagna “Uno di noi” sui diritti del nascituro-embrione, in realtà volta a dare una consistenza legale alle iniziative europee per la limitazione del diritto sancito all’aborto legale. Dichiarazioni altisonanti sull’embrione, proprio mentre in Irlanda il paese si sollevava disgustato all’ennesima morte per setticimia di una donna privata del diritto addirittura all’aborto terapeutico…ma alla assessora non è neanche sfiorato il dubbio che il suo sostegno alla controversa campagna fosse di cattivo gusto. No, lei va avanti a muso duro, e a chi le dice con chiarezza perché dissente dal suo ruolo e vuole le sue dimissioni, lei dice che “non hanno capito”, poverine. Vedi l’articolo su Femminismi “La Cucuzza alle crociate“.
Atteggiamento tipicamente maschile, quello di dare delle minus habentes a chi dissente, comprovato anche dalle sue attività di punta, le uniche che, da donna di destra, è riuscita combinare alle Pari opportunità: quelle di blanda mediatica sensibilizzazione contro la violenza alle donne (ricordiamo l’iniziativa con la giornalista di destra Barbara Benedettelli, leggi  La Cucuzza ci riprova), sempre in toni vittimistici, sempre in negativo, con titoli da rotocalco e ovviamente… registi uomini. Vedi l’articolo sulla statua anconetana e le laudi alla Cucuzza  “Statua blu? non ne posso più!”.
Certo, in un periodo in cui anche alle pari opportunità regionali buttano decine di migliaia di euro per installare statue blu, opera scelta senza bando, e ri-ovviamente di un artista maschio, a natiche scoperte “contro il femminicidio”, non possiamo lamentarci della Biancofiorita Cucuzza… peggio,  a fine 2012,  di fronte alle proteste rispetto alla sua attività istituzionale come assessore alle pari opportunità, sfacciatamente orientate politicamente, la Cucuzza prende il machete e offende, con toni meritevoli di denuncia per diffamazione, anche i consiglieri comunali, dandogli degli allievi dei “terroristi”!…ma il GONG deve suonare, è tempo che, sia a livello nazionale che regionale che locale, a questo incarico vengano destinate donne che fanno spazio e ricerca su queste tematiche, donne di impegno civile comprovato, e non burocrati di partito!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Canzone fanese per il 25 aprile: o brutto, ciao.

giovinezza
Una mattina
mi son svegliata
o brutto ciao brutto ciao brutto ciao ciao ciao
Una mattina
mi son svegliata
ed ho visto il tuo faccion

Che mi guardava da Fanoinforma
o brutto ciao brutto ciao brutto ciao ciao ciao
che mi guardava da quello schermo
con sotto scritto  il tuo pippon

sei consigliere del Pdl,
faccia di cu fa di cu fa di cu cu cu
sei un servetto del cavaliere
e ci vuoi fare anche il sermon

non ti stan bene le coppie gaye
o brutto ciao brutto ciao brutto ciao ciao ciao
non ti stan bene i partigian
e fai di tutto un bel fascion

democrazia per te è inadatta
e ti fa ciao ti fa ciao ti fa ciao ciao ciao
democrazia non è un concetto che  tu possa sopportar

Non ti stan bene le femministe
o brutto ciao brutto ciao brutto ciao ciao ciao
fosse per te questo è sicuro partoriremmo con dolor

in cambio forse tu c’offriresti
un giro in quad giro in quad giro in quad quad quad
sedute dietro al tuo culon

Di un bel niente sei paladino  
ciarli soltant ciarli soltan ciarli solta tan tan
mentre c’è gente che ogni giorno è resistente agli invasor.

I tempi nostri non son cambiati
o brutto ciao brutto ciao brutto ciao ciao ciao
i tempi nostri di resistenza
contro il fascismo e i berluscon.

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