rimarchevole…

meglio riassumere…

Kyoto scaccia Kyoto?


Dopo il fallimento del vertice di Copenhagen mi sembra utile ricordare la situazione della produzione di anidride carbonica in Italia.

“Cinquecentocinquanta milioni di euro, solo per il 2009, che potrebbero diventare 840 entro il 2012. È il conto, salato, che l’Italia rischia di pagare se vuole rispettare il tetto imposto alle emissioni di CO2”.
Così sul sole 24 Ore del 13 agosto scorso si descriveva il problema delle “quote CO2” italiane, un meccanismo da pagare, sborsando gli euro necessari a tamponare l’eccedenza di emissioni, comprando “permessi di emissione” da quei paesi europei più previdenti del nostro, che hanno fatto in modo di diminuire le emissioni e soprattutto… di negoziare con l’UE un tetto emissioni più realistico per la propria condizione.

Ma non si tratta, nel nostro caso di incolpare della situazione il ministro Pecoraro Scanio, che nel febbraio del 2008 negoziò un tetto di 201 milioni di tonnellate di CO2 da liberare tra 2009 e 2012. Il problema è causato dalla politica industriale nazionale, che, anzi, ha investito in questi anni in nuove centrali a carbone, fregandosene delle emissioni,… ed anche del fatto che altrove questo tipo di tecnologia invece è sospesa.

Così dovremo acquistare sui mercati internazionali dell’anidride carbonica quei “diritti di emissioni” che costano in media sui 12-15 euro la tonnellata. “La stima di spesa per il sistema Italia per rientrare nei parametri è così nell’ordine degli 840 milioni. I tempi sono stretti. Nel solo 2009 si stimano 37 milioni di tonnellate di anidride carbonica di troppo, pari appunto a un costo di 550 milioni.” Così di nuovo recita il Sole 24 Ore:
“L’unica risposta per proteggere la competitività delle imprese italiane fu l’impegno del governo – in caso di deficit di quote – a comprare con soldi pubblici i diritti e a donarli a tutti i nuovi impianti industriali che sarebbero entrati in servizio a partire dal 2008. In altre parole, è stato scaricato sul pubblico il costo di una distorsione ideologica a danno dell’economia italiana”. Quote che quindi dovrebbero pagare le imprese, come sottolineato dalla Commissione europea, e che invece pagherà tutto il Paese.
E c’è di più, sono gli stessi cittadini a denunciarlo (e non il giornale di Confindustria), come Vanni Destro, di “Cittadini per la partecipazione” di Rovigo, non solo gli impianti mega produttori di CO2 vengono finanziati e costruiti, ma “Si ipotizza anche di farli funzionare in barba agli accordi, ma si chiarisce subito che le sanzioni, cento euro a tonnellata di CO2 in più emessa, che l’UE comminerebbe al nostro Paese, sempre pagate quindi dai cittadini italiani, ammonterebbero a 5,6 miliardi di euro!”, sì, perché l’eccedenza di quote purtroppo è questa: 60 milioni di tonnellate di emissioni richieste dal settore termoelettrico per il 2009-2012, 12 milioni di tonnellate di quote richieste da settori diversi, per un totale di 72 milioni, meno la riserva che era stata prevista dal tetto, di 16 milioni di tonnellate, in totale un disavanzo di 56 milioni di tonnellate di CO2 da pagare.

Il quadro della situazione è chiaro: costi industriali (ed inquinamento) voluto da holdings che lucrano senza spesso far ricadere alcun beneficio, nemmeno in forza lavoro, e certo minimamente paragonabile ai danni causati, … e disavanzi che i cittadini pagheranno direttamente con aumento della tassazione. Era inoltre già chiaro da tempo che la favola degli impianti “a emissioni in pareggio”, come quelli a biomasse che si dichiarano tali perché brucerebbero materiale vegetale “a credito” di CO2 era una gigantesca balla: non esistono emissioni in pareggio, occorre anzi  limitare nel tempo il più possibile sia il dispendio e lo spreco di energia termica che l’incenerimento.

 Francesca Palazzi Arduini

per info sulla situazione locale: http://www.comitatinrete.it

Videoclip Regione Marche: L’InFINTito di Giacomo Leopardi

A nome di tutte le poete ed i poeti marchigiani esuli offriamo questa versione dell’Infinito, adattata allo spot video fatto girare dalla Regione Marche con tanto di Hoffman. Buon anno a tutte/i!!!

L’in-fintito

Sempre CARO mi fu questo spot folle,
E questo Promo, che di tante parti
Delle abitate Marche il guardo esclude.
Ma subendo e pagando, interminati
Costi deliberati, e sovrumane
Marchette, e profondissimi inciuci
Io nel pensier mi fingo; tanto di niente
Questo si spaura. E come il voto
Odo fuggir presto dall’urne, io quello
Infinito a questa faccia di bronzo
Vo comparando: e mi sovviene il falso
E le sue morte emozioni, e la presente
Bugia, e il suon di lei. Così tra tante
Vanità s’annega il videoclip:
e il suo zoommar m’è vano da guardare.

Dada Knorr.

Il video con l’intervento di Andrea Lodovichetti sulla vicenda:
http://www.youtube.com/watch?v=po9TKZy0kDM%20

Lettera aperta alla Befana…


Lettera aperta alla Befana.
Carissima Befana scrivo a te perché sei donna una di quelle donne che non hanno bisogno di passare molto tempo in palestre e cliniche estetiche, perché tu sei quello che vuoi essere, una portatrice di doni; ti scrivo a nome della mia associazione AGEDO, per chiederti un dono difficile, forse addirittura impossibile: quello di far arrivare questo mio povero scritto il più in alto possibile, perche io e la mia associazione non abbiamo una grande voce in capitolo, non uffici stampa potenti non soldi per comprare una pagina su un giornale per dire a chi guarda ma non vede che noi genitori siamo molto preoccupati per queste morti continue nel mondo delle transessuali; sì, noi genitori perché anche i trans anche se incredibile hanno dei genitori che soffrono e si preoccupano ma che a volte non hanno la forza di uscire allo scoperto.
Cara Befana, guardando la televisione in questi giorni ho fatto delle riflessioni; se invece di Piazza San Pietro una signora un po’ entusiasta 2010 anni fa fosse corsa ad abbracciare Gesù lì in Palestina , Lui non sarebbe caduto sotto il peso dei suoi paramenti, non sorretto da quel bastone pastorale che dovrebbe reggere gli affanni del mondo! Gesù forse, anzi sicuramente si sarebbe fatto abbracciare e poi non avrebbe ignorato nei suoi discorsi il destino dei suoi fratelli e sorelle transessuali, morti nell’inferno di celle mostruose o ritrovate sul greto di un fiume in un sacco di spazzatura. I nostri figli non sono immondizia, i nostri figli non sono di serie A, B oppure nel caso delle o dei trans di serie Z. Gingilli di divertimento per facoltose e insospettabili persone quando diventano scomod* si cancellano perché tanto nessuno l* reclama.
Noi invece genitori Agedo reclamiamo; per piacere che qualcuno ci dica che fine hanno fatto e perché scompaiono i nostr* figli, perché nessun velo di pietà e di amore li ammanta dopo la morte o ancor meglio nella loro difficile vita.
Allora carissima Befana affido questa lettera a Facebook che dicono sia più veloce della tradizionale scopa e se qualcuno che legge può far arrivare in alto questo nostro messaggio lo faccia perché quelli che per l’opinione pubblica sono “ i trans per noi sono semplicemente figl* “

Grazie,
Rita De Santis, presidente Nazionale AGEDO

I nostri ricordi estivi…

E’ con piacere che ricordiamo il backstage dell’installazione CSI, buona visione! Per vedere lo slideshow in formato originale clicca su “Wiew all image”  qui a destra e poi su “Original wiew” una volta aperto slide.com.

CSI. A feminist investigation.
Saverio Feligini, Dada Knorr for the “Zoe microfestival”

Pesaro, 16/19 July 2009.

The title and the technique of this installation recalls the bombing of female bodies that media insistently impose, in their continuous and pleased narrative of women as victims. But the ironic intent of “CSI” is to reveal the presence, to suggest profiles of women who have helped to build, or embody, our time. Some … among the many who every day try not to be made to disappear in a world almost always built on the measure of need and the points of view, the power of the masculine gender. (Aleramo / Anderson / Arendt / Butler / Buttafuoco / Franklin / George / Hill / Hopper / Irigaray / Luxemburg / Montalcini / Navratilova / Politkovskaja / Satrapi / Shiva / Solanas / Smith / Waters / Weil / Woolf / Zambrano …)

Using recycled materials and paint based on natural temperas, the two artists, one expert in the art of collage and decoupage, the other graphics and copy, create an unreal setting by disseminating little ironic “crime scenes” in the beautiful space of the ancient gardens of Orti Giuli in Pesaro. Clues, objects and words suggest the qualities and personality of the women mentioned, chosen at random from the endless list of well known women, of little known women, of artists, writers, scientists and philosophers contemporary or not.
From the first who tooks pictures of the double helix structure of DNA, to the inventor of the Cobol computer language, the founder of study of the history of women in Italy, Annarita Buttafuoco, (this year marks the tenth anniversary of her disappearance). The two artists play with the suggestions of nearly forgotten celebrities or brilliant but uncomfortable women .

In tribute to the choreographer Pina Bausch, recently passed away, and to evoke the atmosphere of unbearable abuse of female bodies, the authors have got in touch with one of the authors of the documentary “women’s bodies”, Lorella Zanardo, to include it in the installation. The documentary, lasting 25 minutes, contains in its final part an extract of the ballets of Pina Bausch, Kontakthof.

www.zoemicrofestival.com

La caccia non è uno sport…


“La caccia non è sport, non è cultura, è massacro”.
Per quanti/e di noi si trovano a dover vivere in un territorio militarizzato, nel quale di rischia di essere sparati da questi signori che girano nei nostri campi in mimetica e fucili automiatici… il manifesto fatto affiggere a Fano dall’associazione Lupus in fabula è una triste verità.

UMBERTIDE (8 dicembre) – Un cacciatore di 69 anni è morto stamani dopo essere stato colpito da un colpo di fucile durante una battuta di caccia a Pierantonio, nei pressi di Umbertide. Secondo al ricostruzione dei fatti da parte dei carabinieri, l’uomo, un pensionato del posto, è stato accidentalmente raggiunto al torace da un colpo esploso da un altro cacciatore, di 58 anni, un infermiere della provincia di Ancona.
L’incidente è avvenuto intorno alle 10.30, nel corso di una battuta di caccia al cinghiale. Sul posto sono giunti i carabinieri della stazione di Umbertide e personale del 118, ma all’arrivo dei soccorsi il cacciatore era già morto. Il fucile da caccia da cui è partito il colpo, legalmente detenuto, è stato sequestrato.

(Corriere Adriatico).

Curcio a Fano: tanto rumore per nulla.


Avevo seguito l’ottimo lavoro del Centro sociale di Pesaro, Oltrefrontiera, sull’immigrazione ed il multiculturalismo, sapevo che quindi, anche quest’anno, sarebbe stato presente nei loro cicli di incontri Renato Curcio, in qualità di autore per la casa editrice Sensibili alle foglie.
“Respinti sulla strada. La migrazione ipermoderna di minorenni e ragazzi stranieri” era il titolo in programma per quest’anno. Sicuro che la presenza di Curcio avrebbe scatenato qualche polemica a Pesaro, come lo scorso anno quando un rappresentante Udc aveva cercato spazio mettendo in discussione sulla stampa la legittimità per Curcio di essere invitato a incontri pubblici.
Ci sono persone che ritengono che Curcio, in quanto ideologo delle Brigate rosse, oltre ad aver scontato la sua pena debba anche evitare per sempre di fare vita pubblica, è evidente. Ciò a causa degli omidici che sono stati commessi dalle Br mentre lui ne era, diciamo, “uno dei capi”.
Personalmente non credo che si debbano tributare onori a persone che hanno commesso omicidi, né scusarle in alcun modo, però mi pare che la posizione di Renato Curcio meriti un approfondimento. In primo luogo non è per parlare di lotta armata che Curcio ora va in giro a presentare libri. Il suo lavoro sull’immigrazione fa parte della sua vita di adesso, lavoro che gli ha permesso di fare, dopo 21 anni di carcere, esperienza di semilibertà (dal 1993) e di essere scarcerato prima del termine previsto per la pena (2002). E’ infatti dal 1998 che Curcio, liberato su decisione dei giudici (proprio quelli che in Italia si dice siano tutti “comunisti) fa questo lavoro di editore, ed i giudici ne hanno considerato con attenzione la posizione di fronte alla legge prima di scarcerarlo, sapendo che questa decisione sarebbe stata sgradita ai familiari delle vittime del terrorismo.
Sicuramente la magistratura ha preso in considerazione la tipologia dei reati (il solo concorso) e non il pentimento ma il ravvedimento dimostrato nei fatti. Di sicuro lo ha fatto più dettagliatamente di cossiga, che da Presidente della Repubblica nel 1991 chiese per lui la Grazia (e non si puo’ dire che Cossiga sia un comunista!).
Purtroppo il serio lavoro del Centro sociale di Pesaro, per il quale Curcio era un conferenziere sul tema dell’immigrazione come tanti altri, è stato tarpato dall’associazione Respublica di Fano, che invece ha invitato Curcio col suo libro a Fano per la sera precedente a quella pesarese (l’11 dicembre, mentre a Pesaro la conferenza si è svolta il 12), diramando un comunicato nel quale prevedeva il… saluto del Vescovo! E’ evidente in questo atteggiamento l’intenzione di puntare sulla figura di Curcio brigatista che incontra il prelato… prelato che poco dopo, giustamente e per non prestarsi a strumentalizzazioni, ha subito smentito!
Questo modo di fare conferenze cercando il nome e lo scoop ha innescato una serie di polemiche da parte di Lega ed An sulla figura di Curcio, polemiche che hanno daneggiato anche il Centro sociale Oltrefrontiera.
A questi ragazzi e ragazze che continuano a fare attività autogestita senza cercare sensazionalismi e lavorando tutti i giorni sull’immigrazione va tutta la nostra solidarietà.

Dada.

The L Word diventa un Reality…


The L Word diventa un Reality: nel 2010 si inizia a Los Angeles.
Finalmente, due mesi fa, la “rivelazione” sulle sorti della famosa serie televisiva che ha trascinato una marea di fan in tutto il mondo, The L Word, ideato da Ilene Chaiken e che ha visto susseguirsi storie, attrici, registe alternarsi in modo spumeggiante (spesso un pò troppo hollywoodiana per noi italiane, meno sgargianti e sicuramente appartenenti al terzo mondo rispetto alle patinate lesbians della Los Angeles dei quartieri alti)  in un’avventura durata 6 serie.
La casa produttrice annuncia “The L Word diventerà The L Word Los Angeles” in una serie di nove episodi nel 2010.

Diretta da Ilene Chaiken e dai produttori di serie reality “Magical Elves”, le puntate seguiranno al vita quotidiana di sei lesbiche a Los Angeles. La serie partirà una volta completato il cast.

La creatrice di L Word aveva raccontato su Variety che, seppure la sesta serie fosse finita a Marzo, le storie di L Word non erano terminate. Ed aveva dichiarato in una conferenza sul suo blog che aveva sceneggiato LWord per farne un film e che aveva anche altri progetti.

Moltissime fan, alcune co-creatrici di L Word e alcune sue attrici erano rimaste decisamente contrariate dalla scelta di incentrare l’ultima serie sull’omicidio misterioso (della protagonista-perno delle storie di L Word, la duplice e inarrestabile Jenny). Ed anche dalle curiose informazioni sui personaggi contenute nel post-finale presente sul web, i “nastri dell’interrogatorio”.

L’idea iniziale di Ilene Chaiken per un seguito di L word, uno sceneggiato intitolato “The Farm” che avrebbe raccontato di una protagonista in carcere, era stata scartata da Showtime già agli inizi dell’anno. L’idea del reality invece, ha accolto l’entusiasmo dei produttori, Magical Elves, che si dichiarano felici di avere un reality che faccia conoscere meglio al pubblico la vita di una fetta della società ancora così poco conosciuta come quella della comunità lesbica di Los Angeles.
Fiction per fiction…?

(da afterellen)

Il leader odiato…ci ha trasmesso il suo virus.


Considerazioni sul berlusconismo e sulla crisi dei movimenti.

 Sabato 5 dicembre 2009, un’altra manifestazione a Roma, dopo quella bella e rappresentativa dei movimenti femministi del precedente week end.
Stavolta a scendere in campo è un’altra fetta di mondo reale, quello dei movimenti e delle basi dei partiti, della gente comune che si consulta e scambia messaggi nel web. Quelli che vogliono che Berlusconi non rappresenti più il nostro Paese.
Eppure permane la sensazione che la capacità di fare politica dal basso, di ripartire a fare politica, non sia migliorata in Italia. E che il “super leader”, padrone delle televisioni e di un nuovo modo di azzerare il discorso con il non-sense, abbia contagiato anche i movimenti.
Guardiamo ad esempio al panorama locale: ci sono le associazioni di base, c’è il volontariato, ci sono persone che continuano a fare attività nelle fabbriche, nelle scuole, nei servizi, per impedire l’azzeramento delle regole democratiche. Eppure tutta questa energia non riesce a influenzare se non in una minima, ridicola parte, le scelte della politica istituzionale. Le grandi lobby cattoliche, che comprendono anche i movimenti e le associazioni più critiche verso questo Governo, sono rette da una politica di spartizioni e, quindi, anche silenzi. E a questo silenzio tutti si adeguano. Coloro che, nel mondo cattolico, poi, si permettono di protestare e di affrontare l’inaccettabile deriva autoritaria (promossa, prima con la compiacenza dei d’alemiani, e poi direttamente, dal Pdl) non riescono a liberarsi della loro conformazione culturale integralista e quindi azzerano con le loro posizioni critiche verso i diritti civili, il femminismo, le battaglie più urgenti, ogni possibilità di rappresentare realmente un qualche cambiamento allo status quo. Status che si regge naturalmente sulla sistematica patriarcale. Come si può in questo Paese rappresentare concretamente un’alternativa al centro destra se si è favorevoli ai diritti degli immigrati… ma ostili alla legge 194? Questo impasse fa sì che l’Italia si ritrovi agli ultimi posti tra i paesi europei sia per presenza e autorevolezza delle donne in politica, e nell’economia, che per quanto riguarda i diritti civili.
Pensiamo poi a quanto, senza che ce ne rendessimo conto, Berlusconi, contagiato dal fotogenismo e dal sensazionalisno dai tempi della sua scalata alle frequenze, sia Padre per modi e forme espressive a coloro che dicono di contestarlo in tutto, in primo luogo i fan di Beppe Grillo. Lo abbiamo già fatto notare: stesso leaderismo, addirittura politica-spettacolo. Un modo simile di annunciare scoperte e verità sensazionali basandosi in realtà su frammenti di realtà irrisori:
qualche giorno fa mi è pervenuta una email nella quale un noto attivista fanese, fan di Grillo e molto attivo nell’organizzare conferenze di denuncia su mille argomenti differenti, annunciava di essere il “cittadino zero”, il primo che, coraggiosamente, aveva rinunciato a pagare il canone Rai, spento la tv e devoluto la stessa cifra al blog di Claudio Messora. Se tutti facessimo la stessa cosa Messora diverrebbe certo abbastanza ricco… ma rimarrebbe sempre una persona che fa informazione e opinione, una persona sola.

La email era anche corredata da una foto del “cittadino zero” in atteggiamento eroico e sorridente.

Incredibile però che, nella stessa cittadina, Fano, nella quale si mostrano questi fenomeni, nonostante vi sia al potere da due mandati una compagine di centro destra, nessuno sia riuscito a creare uno strumento di informazione collettiva che possa essere piattaforma di scambio e di conoscenza basata su criteri comuni, e non sulla iniziativa di tizio o caia.

Abbiamo ceduto definitivamente alla fame del leader. Voi direte: cosa c’è di differente dal ’68?
Molte cose: la massa di informazioni è enormemente aumentata, le competenze si sono ristrette, la superficialità è ormai il modello cui siamo tutti costretti ricorrere perché dobbiamo occuparci in pochi di troppe cose, di una complessità che ha del gigantismo.
Inoltre la possibilità di ritagliarsi nel web degli spazi propri, individuali o virtual-collettivi, delle zone di nicchia, delle pagine personali, dei loghi, degli avatar, ha schiacciato il nostro tempo e la nostra capacità di relazione e la volontà di affrontare il dibattito all’aperto, dal vivo. Ci ritroviamo in un mondo di “amici”, nel quale ci parliamo addosso, ci battiamo le mani a vicenda, ci diamo il voto in Facebook, mentre siamo incapaci, nella vita reale, di deviare di un centimetro dalla strada, ben transennata ai lati, che percorriamo, a velocità stabilite dal flusso.

Avremmo bisogno di creare spazi collettivi amplissimi, dibattiti pubblici con chi non la pensa come noi, strumenti di comunicazione sul territorio che aggreghino contenuti, di riavvicinarci alle generazioni più giovani per ripensare la politica degli ultimi decenni e continuare dignitosamente a farla.

E se spegnessimo tutti il nostro pc, per un pò, e tornassimo a vederci in faccia, qua e là, tutte le sere, per esserci? Abbiamo bisogno di un presidio permanente, di meno virtualità.

Francesca Palazzi Arduini.

30 novembre: a Urbino si parla di omofobia


L’Associazione Universitaria “FuoriKorso” presenta una conferenza su :

“ L’ITALIA TRA OMOFOBIA E LOTTA PER I DIRITTI CIVILI”

Urbino, Facoltà di Sociologia, Sala D1,

                            Lunedì 30 Novembre 2009 , ore 17.00

    Programma

- SPIEGAZIONE  DEL  FENOMENO “OMOFOBIA” :  CAUSE E SOLUZIONI;

- ANALISI DEL DDL PRESENTATO E BOCCIATO IN  PARLAMENTO
CONTRO L’OMOFOBIA  (“DDL CONCIA”), RAGIONI PER IL
RICONOSCIMENTO DELLE  COPPIE  CONVIVENTI  E NECESSITA’ DI UN
ADEGUAMENTO  NORMATIVO E  GIURIDICO;

- DIFFERENZE  DI GENERE,  INGERENZE CLERICALI, IMMOBILITA’
CULTURALI  IN  TEMA  DI  SESSUALITA’ E  BIOPOLITICA,  LAICITA’
COME AGGREGATORE;

- LA LOTTA  CONTRO  L’OMOFOBIA  ALL’INTERNO DELLA FAMIGLIA.

 Intervengono :

✔ Valerio Mezzolani, Presidente di ArciGay Pesaro;
✔ Dott. Ivan Scalfarotto, Vice Presidente del Partito Democratico;
✔ Francesca Palazzi Arduini, ArciGay Agorà, Pesaro Urbino;
✔ Rita de Santis, Presidente Agedo (Associazione Genitori di Omossessuali)

 ASSOCIAZIONE Fuorikorso E-Mail: fuorikorso@gmail.com

Per aggiornamenti e interventi sulla vicenda del rifiuto di far svolgere un’assemblea studentesca sull’omofobia al Liceo Raffaello di Urbino (si sarebbe dovuta tenere sabato 28-11): http://www.arcigayagora.it

In senso laico: le conferenze


La Consulta per la laicità collabora con l’assessorato provinciale alle Politiche Culturali per il ciclo di incontri “In-senso laico. Tre incontri sulla laicità”:

martedì 17 novembre, ore 17, a Pesaro, Sala del Consiglio provinciale W. Pierangeli, , Viale Gramsci 4, Patrizia Borsellino, docente di Filosofia del diritto all’Università di Milano-Bicocca, ha presentato il suo libro “Bioetica tra ‘morali’ e diritto”, Raffaello Cortina Editore, 2009.
Presente Tullio Monti, coordinatore nazionale delle Consulte per la laicità delle istituzioni.

mercoledì 25 novembre, ore 17, Fano, Aula prima dell’Università di Urbino-Fano, Palazzo San Michele, via Arco d’Augusto 1., Carlo Alberto Defanti, primario neurologo emerito presso l’Ospedale Niguarda di Milano, presenta il suo libro “Soglie. Medicina e fine della vita”, ed. Bollati Boringhieri.

giovedì 10 dicembre, ore 17 , Urbino, Sala provinciale Erivo Ferri, Piazza della Repubblica 3, Enzo Marzo, direttore della rivista “Critica liberale” e promotore della “Società Pannunzio per la libertà d’informazione”, presenta il suo libro“Le voci del padrone: saggio di liberalismo applicato alla servitù dei media”, Edizioni Dedalo 2006.
La presentazione avverrà anche alle ore 21.15, a Pesaro, presso la Sala del Consiglio provinciale W. Pierangeli, Viale Gramsci 4

Presentano gli incontri:

Davide Rossi, Assessore provinciale alle Politiche Culturali

Paolo Bonetti, Coordinatore della Consulta per la laicità

Crocefissi a scuola: tanta bagarre…tanti errori.

zucca
In questi giorni quasi tutti i politici locali si sono sentiti in dovere di scendere in campo come opinionisti sulla sentenza della Corte europea dei Diritti dell’uomo.
Alcuni hanno presentato la decisione della Corte come una offesa, o peggio, un oltraggio operato da alcuni buontemponi, finendo a discutere di zucche.
O addirittura hanno descritto, non lesinando giudizi su questioni pedagogiche a loro probabilmente sconosciute, la signora ricorrente come una affiliata a organizzazioni… dedite a disprezzare il credo altrui.

E’ il caso invece di ricordare che la Corte è un organismo che è tenuto ad applicare la “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, della quale quest’anno ricorre il 60esimo anniversario. La Corte è composta da membri del 47 stati aderenti al Consiglio d’Europa. E’ indubbio quindi che essa non operi parteggiando per questo o quello Stato, questa o quella Religione.
La sentenza della Corte riguarda un caso, e non rappresenta una ingiunzione generale. Non solo, nel decidere la Corte ha tenuto conto delle ragioni opposte dal Governo italiano, che ha comunque ammesso che l’esposizione obbligatoria del crocefisso nelle aule pubbliche è risalente a periodi nei quali la religione cattolica era considerata religione di Stato (sancita come tale nel 1871 e poi coi Patti del 1929, sino a cessare di essere tale col Concordato del 1984).

Il Governo italiano infatti non contesta le ragioni della signora Lautsi ma afferma che “bisogna capire che la Repubblica italiana, benché laica, ha deciso liberamente di mantenere il crocefisso nelle aule scolastiche per diversi motivi, tra i quali la necessità di trovare un compromesso coi partiti d’ispirazione cristiana che rappresentano una parte importante della popolazione e coi sentimenti religiosi di questa”. (Caso Lautsi contro Italia, richiesta n.30814/06, sentenza del 3 novembre 2009, Strasburgo).
Viene riconosciuto cioè che, al di là dei principi etici che si vedono rappresentati nel crocefisso, e che possono essere ritenuti universali e presenti anche nella Costituzione italiana e in altre Carte, il crocefisso abbia una valenza preminentemente religiosa e che la sua esposizione sia dovuta anche ad opportunità di carattere politico.

Per questo la Corte, dopo attento esame, ha ritenuto di doversi richiamare all’articolo 9 della Convenzione, in quanto è problema civile e pedagogico reale che i figli della signora Lautsi, come tanti altri originari di famiglie laiche o comunque altrimenti religiose, si “sentano educati in un contesto scolastico segnato da una religione data”, mentre, recita l’art. 9 della Convenzione:

“…la libertà di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni non può essere oggetto di altre restrizioni se non di quelle che…costituiscono misure necessarie alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.

Perché dunque invocare la guerra di religione o insistere, come fece il Ministero della Pubblica Istruzione nel 2007, circa l’esposizione del crocefisso accanto al ritratto del Presidente?
Per calcolo politico ovviamente, per spacciare la battaglia a favore dell’esposizione del crocefisso come propria professione di etica cristiana oltretutto fortemente irreale. E’ infatti realtà di questi mesi lo strazio dei respingimenti voluti da questo Governo ed effettuati al largo delle coste siciliane, nei confronti di persone probabilmente bisognose di asilo, e la Corte europea, purtroppo, è costretta a condannare l’Italia anche in altri casi che riguardano il rispetto dei diritti umani, come quelli che hanno riportato l’attenzione sui pestaggi in carcere.

Ben venga quindi, in una società che vede molteplici Intese tra Stato e religioni e una secolarizzazione sempre più intensa, anche la decisione della Corte, che riporta alla realtà un Governo ed una società che sembrano voler vivere solo di parole e di sceneggiate.
Francesca Palazzi Arduini.

“Muri appesi ai crocefissi…”

giotto
Prima l’UdC di Fano che si scatena contro la paventata ipotesi di concedere anche agli studenti musulmani la loro ora di religione nella scuola pubblica, poi vari  ”comunicatomani”  (scusate il neologismo) fanesi e Giancarlo D’Anna (AN) che interviene a razzo dal suo blog e con comunicati stampa stigmatizzando la Corte Europea che ha giudicato illecita l’affissione dei crocefissi come simboli religiosi nelle aule scolastiche pubbliche…
Sembra proprio che al centro destra fanese piaccia intervenire su questioni nazionali anche  a livello locale… e sempre con interventi “punitivi” di più ampie intuizioni e deliberazioni. Deliberazioni che, come nel caso del crocefisso, non intendono minimamente affossare tradizioni e culture ma semmai evitare imbarazzo, sempre che qualcuno non voglia affermare che i brutti manufatti in plastica affissi “burocraticamente” nelle aule debbano simboleggiare la nostra cultura e le nostre tradizioni! Meglio Giotto, direi, magari visto non a spoposito e per circolare ministeriale!

Abbiamo assistito di recente alla levata di scudi contro l’ipotesi di ora di religione dell’Islam parificata a quella cattolica nelle scuole pubbliche. Si è trattato di esternazioni di utilità propagandistica per coloro che continuano a difendere i privilegi di cui gode la religione cattolica nell’insegnamento sia pubblico che privato. Ciò perché non solo non esiste ancora una Intesa tra Stato italiano e comunità islamiche, e quindi ogni ipotesi di ulteriori accordi è prematura. Ma anche perché la religione cattolica è l’unica a godere della sua ora dedicata all’interno degli istituti pubblici,e di cospicui finanziamenti dei suoi istituti privati.

C’è chi afferma che questo è giusto poiché si tratta della religione della maggioranza della popolazione italiana. Ma affermando questo nega non solo la libertà ed i diritti delle cospicue minoranze religiose, che egualmente attendono ai doveri civili e quindi dovrebbero usufruire di pari diritti, ma il principio per il quale non si “suppone” che un individuo appartenga ad una fede religiosa e ne approvi le politiche sociali per “silenzio assenso”.

Sta di fatto che in Italia solo il 49% dei cittadini aventi diritto devolve il proprio otto per mille Irpef, e di questi solo l’85% lo devolve alla Chiesa cattolica. Ne risulta quindi che, dagli ultimi dati a disposizione, solo 42 % dei cittadini partecipa al finanziamento della Chiesa cattolica. (e si tratta di dati non aggiornati!).

In Italia la percentuale dei cattolici praticanti è stata stimata del 36,8%, mentre i “credenti” sono valutati circa il 70%. Si vede perciò che esiste uno scollamento tra scelte di fede e scelte di adesione ai culti, ed alle politiche, della Chiesa.

Per non parlare poi del meccanismo di adesione di studenti e genitori alla ora di religione nella scuola pubblica, spesso scelta per inerzia e mancanza di valide alternative.
Riguardo la “secolarizzazione” della società italiana basti pensare che il numero dei matrimoni civili è in aumento (oltre il 20%) e che lo è anche il multi culturalismo, che ha portato in questi anni alla firma di Intese di vario genere; lo Stato italiano ha siglato Intese con legge con la Tavola Valdese, le Assemblee di Dio in Italia, l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno, l’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia, l’Unione Cristiana Evangelica Battista in Italia, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia. Ha poi siglato altre Intese con la Chiesa Apostolica in Italia, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, la Sacra Arcidiocesi d’Italia ed Esarcato per l’Europa meridionale, l’Unione Buddista italiana, l’Unione Induista italiana. Lo Stato italiano ha anche riconosciuto l’Istituto Buddista italiano Soka Gakkai ed ha più volte avviato consultazioni per pervenire ad un’Intesa con le Comunità religiose Islamiche, per le quali si è costituita una Consulta per l’Islam italiano (si stima che la popolazione italiana di fede musulmana sia almeno l’1,5% di quella totale, che rasenti quindi il milione e mezzo di persone).

Perché quindi difendere ideologicamente il privilegio di una “maggioranza” astratta e non fare invece in modo che, pur nell’assoluto rispetto delle libertà individuali di ognuno che debbono sì essere privilegiate rispetto ad ogni uso e costume comunitario, le comunità religiose non abbiano pari spazio pubblico? Pari doveri, pari diritti: uno slogan che sembra non piacere ai mastini dell’integralismo cattolico nostrano che, anzi, pur mostrando interesse all’alleanza con altri culti parimenti rigidi e nemici della laicità, mostrano però di voler mantenere i privilegi… tutti per loro, ed osteggiano lo sviluppo, anche culturali, di altri pensieri religiosi in Italia… basti pensare che in alcuni casi definiscono “sette religiose”, in termini spregiativi, le religioni differenti dalla loro!

 

Viola di mare… e omofobia peninsulare…

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“Il bacio -proibito- piace solo da finto…”
così scriveva la giornalista Raffaela Silipo su La Stampa del 19 ottobre, ricordando come, nonostante tutte queste dimostrazioni di sdoganamento del lesbismo nei mass media (sit-com, film, concerti, interviste, red carpets…) nella realtà le aggressioni omofobe contro le donne che si mostrano in giro insieme aumentino (due ragazze padovane aggredite da un gruppo di magrebini perché si sbaciucchiavano solo pochi giorni fa…).
Anche il fenomeno mediatico incredibile e piacevole di “Viola di mare” è quindi da analizzare nel contesto della forzata invisibilità delle lesbiche italiane, o lelle, o donne gay o come vi pare…
vi segnalo per questo la recensione  “Viola di mare ovvero la solitudine della lesbica italiana” su Cultura gay.

Molto carino anche l’articolo-fotoromanzo di Stefania Miretti uscito su Gioia del 31 ottobre, sui baci “famosi” ai quali viene dato una specie di voto!

Per le ragazze: se avete commenti da fare e analisi del film da suggerire potete farlo anche sul forum di EllexElle

In quanto alla situazione omofobia nel nostro Paese…
E’ difficile essere credibili quando per scelta ideologica si vuole negare la realtà, l’evidenza. Eppure è questo che hanno fatto qualche giorno fa i deputati di Pdl, Lega e Udc, affossando la proposta di legge contro l’omofobia promossa dalla deputata Paola Concia.

Eppure è stato negato il problema delle aggressioni omofobiche. Come se queste non fossero causate da un odio di origine culturale sul quale occorre intervenire con delle aggravanti, in maniera da tutelare penalmente chi lo riceve, per non fare finta che chi ingiuria e aggredisce qualcuno o qualcuna perché è omofobo lo faccia perché ha fatto tardi al semaforo.

La legge Mancino, del 1993, aveva già introdotto delle aggravanti per tutelare minoranze e categorie di persone a rischio di particolari violenze e discriminazioni. Ma la discriminazione causata dall’orientamento sessuale non era stata inclusa. Eppure si tratta di una categoria che riguarda ben oltre il 10% della popolazione.

Il bigotto direttore di “Scienza e Vita”, ora delfino del quotidiano L’Avvenire da quando l’ex direttore, Boffo, si è dimesso, ha dichiarato “è bene che questa proposta di legge non sia passata, perché si sarebbe introdotto di nuovo un reato di opinione”. Una dichiarazione ipocrita perché la legge non intendeva punire “opinioni” ma aggressioni, insulti, diffusione di teorie incitanti all’odio ed alla discriminazione. E’ bene chiarire che l’orientamento sessuale non è una “deviazione” o un “incidente di percorso” ma una caratteristica propria di ogni essere umano, non si può più accettare quindi che in un Paese civili ci sia gente che, ignara di questa realtà e del fatto che non viviamo più nella Preistoria, creda di poter impunemente continuare a offendere, segregare, aggredire gay, lesbiche e transgender solo perché sono una minoranza e non vogliono più nascondersi appunto, nelle caverne.

Nel 2008 una legge italiana, dopo varie trattative e modifiche, ha finalmente dichiarato che è un reato discriminare una persona sul lavoro a causa del suo orientamento sessuale. Eppure questa giusta visione non riesce ancora a passare nell’ordinamento italiano con le chiare parole, “orientamento sessuale”, che la definiscano, anche se sia la Costituzione italiana (articolo 3) che la Dchiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948) detti chiaramente il principio di uguaglianza tra i cittadini e le cittadine, qualsiasi differenza naturale (che colore delle pelle hai, di che sesso sei) o di scelta culturale e sociale (la religione) essi posseggano.

La maggior parte degli Stati europei (Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Romania, Slovenia, Spagna, Svizzera, Svezia, Ungheria, Regno Unito, Serbia e Montenegro, Repubblica Ceca) ha introdotto la definizione di “orientamento sessuale” tra queste differenze già tutelate. E’ ora di ricordare ai parlamentari italiani che le leggi si fanno sapendo guardare alla realtà e al diritto alla felicità delle persone, e non ai pregiudizi che evidentemente covano copiosi sotto i velluti rossi di Montecitorio!

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Il corpo delle donne, proiezioni

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FANO, venerdì 23 ottobre 2009
, Sala Santa Maria Nuova, via Da Serravalle, ore 21.

PESARO, mercoledì 28 ottobre, Sala ex V Circoscrizione, Vismara, via Basento, ore 21.
Promuovono l’iniziativa: Cooperativa sociale Labirinto, la Scintilla nel Vento, i ragazzi del C’entro Dentro

PESARO, Sezione femminile Casa circondariale di Villa Fastigi: proiezione non aperta al pubblico.

URBINO, mercoledì 11 novembre, Sala Serpieri, Collegio Raffaello, Piazza della Repubblica, ore 21, patrocina l’iniziativa il Comune di Urbino – Assessorato alle Pari Opportunità.

Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino
http://consultalaica.wordpress.com

Il corpo delle donne. Sulla scomparsa del femminile nella tv attuale. Documentario di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi (2009).

Dice Lorella Zanardo, autrice del documentario: «IL CORPO DELLE DONNE

è il titolo del nostro documentario di 25′ sull’uso del corpo della donna in tv. Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti». Il lavoro mette anche in rilievo la cancellazione dei volti adulti in tv, il ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e le conseguenze sociali di questa rimozione.
L’opera ha ottenuto in questi mesi un grande successo nel web per poi far approdare la tematica a varie trasmissioni su reti televisive, radiofoniche e quotidiani nazionali.
La Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino propone il documentario ed un dibattito con la filosofa Monia Andreani (che si occupa di Gender studies e di Filosofia della differenza sessuale) e la sociologa Emanuela Ciuffoli (studiosa di linguaggi visivi e di fenomeni del web).

 

Fratelli d’Italia… contro le sorelle!

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Ancona – “Non è ammissibile che l’Inno Nazionale venga utilizzato per una pubblicità – dichiara il consigliere regionale Pdl Giancarlo D’Anna-
dopo aver ascoltato alla televisione la pubblicità di una nota ditta che produce calze da donna. D’Anna, che ha aperto alcune settimane fa un gruppo su Facebook a difesa di Fratelli d’Italia che ha superato le 3.000 adesioni, contesta l’utilizzo dell’Inno per fini meramente commerciali che niente hanno a che vedere con i valori, i sentimenti ed il significato insiti nell’Inno Nazionale. «Più che una caduta di stile – dice D’Anna – è un’offesa». Di qui l’invito da una parte a ritirare la pubblicità. Dall’altra un provvedimento che vieti un tale utilizzo in futuro.”
13 ottobre 2009

 Questo è lo spot pubblicitario che ha fatto indignare il consigliere regionale An, Giancarlo D’Anna.
http://www.youtube.com/watch?v=n91TpXTIBv4

Diciamolo, si tratta del nuovo spot della ditta Calzedonia, intitolato Sorelle d’Italia, che termina con una voce di donna che recita “Il futuro è rosa”.

La parodia, decisamente di buon gusto è del tutto eterosessuale e/o matriarcale (le bimbe si sprecano), e corredata da un certo Scipio che porge il casco del motorino a Italia. Si tratta di un Inno di Mameli “cool”, che anche se impegnato a farci piacere le calze di questo marchio, non può essere certo definito “illecito”! Con tutte le offese e le volgarità che noi donne quotidianamente subiamo, e gli spot pubblicitari che ci presentano come delle idiote (o al massimo stitiche, oppure avete presente quello nel quale due tipe neanche 50enni si lamentano perché si pisciano addosso e puzzano in ascensore? )… oltretutto.

 Che l’Inno di Mameli non possa essere re interpretato è una opinione che va contro l’espressione culturale ed artistica delle persone. Che in una società che cambia (dal 1847 è cambiata di sicuro), la presenza femminile debba essere ricordata anche dagli spot pubblicitari intelligenti è sicuro. Forse  il signor D’Anna vuole rendere così sacro e intoccabile l’Inno tanto da decretarne il divieto di uso  più per altre necessità, come la tutela di quell’alone di nazional virilità – italico orgoglio che, per fortuna, adesso deve accorgersi che esistono anche altre sensibilità ed un’altra metà (anzi di più) del cielo. Beh…perlomeno da quando Veronica Lario ha descritto con agili e brevi frasi la situazione morale del prèmier (e non è stata denunciata per vilipendio! Si sono limitati a tentare di sputtanarla via mass media). Una storia di “veline” e di veline.

 In questi giorni, mentre i cattolici oltranzisti, come il direttore di Scienza e Vita, Delle Foglie, difendono in pratica la libertà di aggredire e offendere gay e lesbiche senza incorrere in un reato aggravato (la proposta di legge contro l’omofobia infatti non è passata), non dobbiamo stupirci di queste levate di scudi contro altri “reati di opinione” ipotizzati su basi inesistenti.

Il gioco è questo: chi è debole e in minoranza può essere tartassato, i loro simboli, gli scudi ed i candelabri di casa loro invece guai a toccarli con un dito!

 Così in Italia non c’è ancora l’aggravante, il reato di omofobia, che invece dovrebbe andare, come nel resto d’Europa, ad aggiungersi alla lista di altre specificità da difendere con forza (il colore della pelle, il sesso, la religione…). Questo significa che se qualcuno vi offende o perseguita per le vostre scelte sessuali NATURALI può farlo senza rischiare aggravanti ma al massimo una denuncia per ingiurie, o un reato per lesioni (tutti depenalizzati).

Del resto non possiamo aspettarci modernità e rispetto da chi ancora ha una visione dei gay e lesbiche da patologia.

Nel 2006 lo Stato italiano ha introdotto delle modifiche alle categorie e alle penalità per i cosiddetti “reati di opinione” (legge n.85 del 24 febbraio 2006). Sono stati modificati alcuni articoli (dal 241, al 290 –vilipendio alla Repubblica ed alle istituzioni-, al 403, che è diventato “offese ad una confessione religiosa”). Ciò è stato fatto per aggiornare il codice penale alla realtà attuale. Alcune pene sono state mitigate, le offese sono state definite col carattere della gratuità e della violenza.

Ma certa violenza, caratterizzata da odio per un genere sessuale differente, non può avere ancora in Italia il riconoscimento di indegnità. Insomma, vale più una bandiera …di una  qualsiasi sorella Bandiera.

Dada Knorr

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